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	<title>Emilio Villa - INSIDEART</title>
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	<description>Magazine di arte contemporanea e cultura</description>
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		<title>Emilio Villa, L&#8217;opera poetica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Angelucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2014 07:42:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il volume raccoglie le composizioni del poeta così vicine al clima informale italiano e non]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft  wp-image-115208" title="Emilio Villa, L'opera poetica" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/12/thumbs.jpg" alt="" width="312" height="456" />Il libro che raccoglie tutte le poesie di <strong>Emilio Villa</strong> è una tragedia. Nel senso che gli davano Sofocle e compagni: l&#8217;ineluttabilità dell&#8217;errore nell&#8217;impossibilità di compiere una scelta giusta. Opera enorme, anche nel formato e nel prezzo, il volume sbaglia nel mettere insieme ciò che Villa ha disperso, cancellato, annullato, mai pubblicato, facendo di questo azzeramento totale la sua ultima e nichilistica poetica. Per dire, l&#8217;autore non sarebbe felice nel ritrovarsi ordinato cronologicamente in pagine stampate che per tutta la vita ha cercato di far tornare bianche. &#8221;Qui il più severo e il più vero inventore sono io – ha scritto su un pezzo di carta da qualche parte negli anni Settanta – che ho inventato la poesia distrutta, data in pasto sacrificale alla Dispersione, all’Annichilimento: sono il solo che ha buttato via il meglio che ha fatto: quello che s’è consumato nella tasca di dietro dei calzoni, scappando di qua e di là, quello scritto sui sassi buttati a Tevere, quello stampato da un tipografo che non c’è più, quello lasciato in una camera di via della croce. Solo così si poteva andare oltre la pagina bianca: con la pagina annientata&#8221;. Opera eppure enorme proprio perché raccoglie il disperso e il cancellato, mette insieme l&#8217;introvabile. Se il libro da un lato tradisce l&#8217;autore dall&#8217;altro ha l&#8217;immenso pregio di renderlo leggibile. È una tragedia che si consuma non senza la consapevolezza della curatrice <strong>Cecilia Bello Minciacchi</strong>: &#8221;L’edizione perfetta – scrive nell&#8217;introduzione – dei testi di Villa, quella che da autore autoemarginato, irriverente e dissipatore qual era, avrebbe accettato, vorrebbe in realtà o un fatale abbandono degli scritti al Caso o un definitivo gesto di cancellazione: la dispersione o la distruzione dei testi&#8221;. Riassume il concetto <strong>Aldo Tagliaferri</strong> nella postfazione del volume descrivendo la necessità del poeta di uscire dalla storia invece che tentare di entrarci. Ma il demone dell&#8217;accademia vuole il suo cibo fatto di date, edizioni, revisioni e ristampe di più scritti possibili che, ritrovati, devono essere ordinati, cronologicamente schedati. L&#8217;opera poetica di Villa non dovreste comprarla se conoscete l&#8217;autore eppure non avete molti altri modi per conoscerlo se non comprarla.</p>
<p>Clandestino è l&#8217;aggettivo che più ricorre per descrivere il personaggio, usato a volte come sostituzione del suo nome e della sua professione, invero non molto chiara. Linguista, esperto in idiomi pregreci, traduttore, biblista, artista, poeta e critico d&#8217;arte, una meteora senza scia partita a Cinisello Balsamo nel 1915 e schiantata a Roma nel 2003. Dietro di sé non lascia niente, tanto meno testi, non lascia allievi impossibilitati, anche i più coraggiosi, nel seguire la sua opera di annientamento. Questo fa di lui un outsider come pochi il nostro paese conta. Cercare di ripercorrere il suo volo incauto è affondare le mani nel fango cercando diamanti. Se più spesso si è sottolineato la sua estraneità al mondo letterario dell&#8217;epoca (Montale, per dirne uno, lo odiava. Balestrini lo adorava, meno i Novissimi e il Gruppo 63) non abbastanza si è rimarcata l&#8217;affinità che legava Villa agli artisti. Rapporti messi nero su bianco con scritti per mostre, presentazioni di cataloghi, poesie d&#8217;occasione, recensioni e collaborazioni, contributi poi raccolti nel 1970 da Feltrinelli, per volere di Balestrini, nel libro Attributi dell&#8217;arte odierna, volume sperimentale, neanche a dirlo, anche dal punto di vista grafico. Un atteggiamento su tutti colpisce nella raccolta: la permeabilità del critico, come un muro bucato si lasciava attraversare dalle poetiche degli artisti condividendole fino al limite della paternità, difficile dire, nei molti pittori trattati, cosa sia veramente loro e cosa veramente di Villa. Necessità artistiche che il critico riportava nella sua poesia.</p>
<p>Siamo alla fine degli anni Quaranta e in Italia, come nel resto del mondo, imperversava l&#8217;astrattismo. Nascevano le prime correnti di antitesi sostenute da Villa, ostacolate dalla critica. Per fare qualche nome: De Kooning, Rothko, Newman, Pollock, Fontana, Manzoni e Burri. L&#8217;arte di Mondrian da avanguardia era diventata accademia e lasciava un vuoto nella sperimentazione colmato dall&#8217;espressionismo astratto e dall&#8217;informale. Il neoplasticismo con la sua rigida geometria era il muro da scavalcare per procedere oltre. Ma come superare la forma? L&#8217;informe fu la risposta. &#8221;Diciamo pure: pitture, ma esse sono – Villa scrive di Burri negli Attributi – nutrite di un materiale che della pittura conserva soltanto la sua tragica reminiscenza, quasi come asfittica, un materiale devitalizzato depauperato imputridito consunto e già coartato dal deperimento. Con questo materiale Burri si adopera da impaziente austero banale chirurgo, quasi di razza alchimistica, a rimettere insieme avanzi detriti cascami di una trepidante realtà, tuttavia ancora bruciante&#8221;. Villa influenzato da Burri, influenzato dal poeta, che a sua volta viene influenzato dal pittore, un gioco di rimandi che porta lo scrittore a declinare l&#8217;informale in lirica anticipando alcuni punti della poesia concreta.</p>
<p>Dopo le prime raccolte in odore di ermetismo, Villa inizia a concepire il foglio bianco come un artista una tela. La sabbia, i sacchi di juta, la plastica, il ferro, la colla, i grumi di colore, i buchi, i tagli dell&#8217;informale, diventano nel poeta le lingue conosciute, il latino, il francese, il milanese, il greco, l&#8217;inglese, lo spagnolo, il romano e l&#8217;italiano. Usati nella stessa composizione, i vari idiomi simulano il caos primordiale che animava Babilonia e, nella giustapposizione, nel contrasto stridente, nella pura cacofonia sono l&#8217;espressione più vicina di un quadro informale.&#8221;Mais, oh, joie de mot, de mot! la/connaissance la connaissance donnée!/ c&#8217;est là, c&#8217;est s&#8217;offenser, connaitre ce c&#8217;est se/blesser /chacun, ognora et semper;/et il sétait aussi secrié: «mama, mama mama!/mia buona mamma», et elle d&#8217;en haut de/répondre: «crève!» et lui: «ou vais-je donc crèvespermer?»&#8221;. Babilonia ricercata non solo nella rinuncia di una lingua madre ma condotta con insistenza attraverso invenzioni ortografiche isofoniche, neologismi etimologici e non, che costringono il lettore all&#8217;abbandono definitivo di un sistema grammaticale, sia pure quello di una lingua straniera o una lingua morta.</p>
<p>Improprio, poi, parlare di lingue morte per Villa che supera la palude avanguardia-novità celebrando l&#8217;ossimoro avanguardia-tradizione. Ricerca verso le origini per procedere oltre lo stagno che prima di lui aveva già teorizzato un altro outsider italiano: Alberto Savinio quando distingueva l&#8217;originalità dall&#8217;originarietà. La prima: tendenza artistica passeggera, un trucco per deboli di spirito che conduce chi la persegue a camminare su una linea retta, su di un fiume dove è impossibile bagnarsi due volte. La seconda: segnata dai continui ritorni, un cerchio più che un segmento che trova un tempo infinito, non quantificabile. All&#8217;originarietà si appella Villa quando, navigando fra le epoche, retrocede fino al greco usato nei suoi scritti come il francese, l&#8217;italiano o l&#8217;inglese senza rispetto, distorto, aggiornato, trattato alla pari, da persona viva a lingua viva. Un&#8217;ossessione per le origini che l&#8217;ha portato a tradurre la Bibbia e l&#8217;Iliade, a scrivere interi lavori in latino e in greco raccolti nell&#8217;Opera poetica.</p>
<p>Evidente anche l&#8217;influenza della linguistica nel modo di procedere del poeta. La divisione storica di de Sassure fra langue e parole porta Villa ad abbandonare una lingua privilegiata per un sistema linguistico universale. La parole, legata indissolubilmente all&#8217;idioma del parlante, viene sentita come una gabbia dal poeta che prende come ispirazione la langue, insieme di concetti condivisi da tutte le lingue morte o vive che siano. Una linea analitica, per dirla alla Filiberto Menna, attraversa l&#8217;opera del poeta: una lingua che interroga se stessa con i suoi stessi strumenti dove a un indagine sui significanti ne corrisponde un&#8217;altra sui significanti. Fedele testimone di queste ricerche, il libro propone vari esempi villiani di parole in libertà riportando anastaticamente le opere dove possibile.</p>
<p>E poi più niente. Villadrome, così lo chiamò Duchamp, tace. Dal 1986 fino alla morte nel 2003, non parla, non scrive. La natura matrigna aiuta il poeta a cancellarsi e lo fa senza sfumature imponendogli un ictus che annienta la sua produzione. &#8221;Poesia è costrizione al remoto / al non ancora, al non / adesso, al non-qui, / al non là, al / non-prima né non-dopo/ né non-adesso // poesia è sfondamento […] / poesia è lotta contro la notte / è notte contro la notte // poesia è urto contro la voce / poesia è attrito contro la pelle di Drago // poesia è così / è così e così / e così via&#8221;. Scrive in uno dei sui ultimi componimenti</p>
<p>Ecco, senza Aldo Tagliaferri, Cecilia Bello Minciacchi e il libro: Emilio Villa L&#8217;opera poetica, questa storia non l&#8217;avremmo mai potuta raccontare. E sarebbe stato un peccato.</p>
<p>Info: <a href="http://www.lormaeditore.it/libro/9788898038442" target="_blank">www.lormaeditore.it</a></p>
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		<title>La libreria galleria Museo del Louvre ricorda Emilio Villa a cento anni dalla nascita</title>
		<link>https://insideart.eu/2014/09/03/la-libreria-galleria-museo-del-louvre-ricorda-emilio-villa-a-cento-anni-dalla-nascita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2014 09:02:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A cento anni dalla nascita di Emilio Villa la libreria galleria Museo del Louvre dedica una serata al poeta, scrittore e artista. Appuntamento nello spazio romano il 19 settembre alle 18:00 dove per l’occasione vengono esposti scritti autografi, prove d’autore, edizioni originali degli scritti, scarabocchi, biglietti e ritagli appartenuti allo stesso Villa. Il suo nome [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-107443" title="villa_emilio_-_les_prit_pur" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/09/villa_emilio_-_les_prit_pur-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />A cento anni dalla nascita di <strong>Emilio Villa</strong> la libreria galleria <strong>Museo del Louvre</strong> dedica una serata al poeta, scrittore e artista. Appuntamento nello spazio romano il 19 settembre alle 18:00 dove per l’occasione vengono esposti scritti autografi, prove d’autore, edizioni originali degli scritti, scarabocchi, biglietti e ritagli appartenuti allo stesso Villa. Il suo nome è legato ad artisti come Burri, De Dominicis, Paladino e Manzoni e viene comunemente ricordato come il precursore delle Neoavanguardia e del Gruppo 63. Info: <a href="http://www.ilmuseodellouvre.com" target="_blank">www.ilmuseodellouvre.com</a></p>
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		<title>L&#8217;antica stamperia Bulla</title>
		<link>https://insideart.eu/2013/06/20/lantica-stamperia-bulla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizia Carabelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 06:00:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alla Casa delle letterature i manufatti d'artista. In mostra dagli anni Settanta ai nostri giorni]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.insideart.eu/2013/06/20/lantica-stamperia-bulla/torchio-litografico-di-fine-800/" rel="attachment wp-att-56148"><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-56148" title="torchio litografico di fine 800" src="http://www.insideart.eu/wp-content/uploads/2013/06/torchio-litografico-di-fine-800-600x399.jpg" alt="" width="485" height="322" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/06/torchio-litografico-di-fine-800-600x399.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/06/torchio-litografico-di-fine-800-1200x799.jpg 1200w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/06/torchio-litografico-di-fine-800.jpg 1772w" sizes="(max-width: 485px) 100vw, 485px" /></a>Nell&#8217;era degli e-book e dell&#8217;arte digitale, dedicare una mostra a una famiglia di stampatori romani di antica generazione e ai manufatti da loro prodotti acquista davvero un senso maggiore. Nello specifico parliamo dei <strong>Bulla</strong> e della loro attività, cominciata già nel 1840. In una mostra, in programma alla <strong>Casa delle letterature</strong> di <strong>Roma</strong>, è stata fatta una selezione di alcune opere di artisti e scrittori contemporanei che hanno collaborato con la stamperia, dalla fine degli anni &#8217;70 fino ai giorni nostri. L&#8217;esibizione, dal titolo<strong> Testi in opera, stampatori romani: i Bulla, </strong>curata da <strong>Lorenzo Foltran</strong> e <strong>Pietro Marcozzi</strong> <strong>Rozzo</strong>, è un omaggio a quel crocevia delle arti, figurative e letterarie, creatosi all&#8217;interno della bottega, sede di una collaborazione proficua tra i maestri stampatori e importanti artisti e scrittori. Nel 1941 <strong>Roberto Bulla</strong>, figlio di Romolo e nipote del fondatore Anselmo, rappresenta la terza generazione all&#8217;interno della famiglia; la litografia è già un po’ in crisi, soppiantata dai mezzi più moderni, e allora si decide di aprire la bottega agli artisti: passano da lì, tra gli altri, <strong>Giuseppe Capogrossi</strong>,<strong> Renato Guttuso</strong>,<strong> Giorgio De Chirico</strong>,<strong> Massimo </strong><strong>Campigli</strong>,<strong> Mino Maccari</strong>,<strong> Giacomo Manzù</strong> e <strong>Corrado</strong> <strong>Cagli</strong>. Una strada tracciata e poi seguita anche dagli attuali eredi, Romolo e Rosalba, che lavorano in collaborazione con <strong>Sandro Chia</strong> e <strong>Luigi Ontani</strong>, <strong>Pietro</strong> <strong>Consagra</strong> e <strong>Toti</strong> <strong>Scialoja</strong>. E ancora <strong></strong><strong>Mimmo Paladino</strong>, presente in mostra con un libro firmato insieme a<strong> Leonardo Sciascia</strong>, che racconta la leggenda di Colapesce; <strong>Jannis Kounellis</strong>, che utilizza chiodi, pezzi di giornale, e stoffe o <strong>Enzo Cucchi</strong> e i suoi cubi colorati, sempre in commistione con la litografia bulliana.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima stamperia, come detto sopra, risale al 1840, anno in cui <strong>Anselmo Bulla</strong>  apre una bottega per stampare libri di alta qualità, tra volumi scientifici e conti correnti per il Vaticano. Anselmo è il nipote di Francesco (o François) che aveva cominciato l&#8217;attività già nel 1814, in Francia, dove una parte della famiglia Bulla era emigrata dalla Lombardia. A Roma mantengono i contatti con il resto d&#8217;Europa e del mondo, tenendosi aggiornati sulle preferenze del pubblico, sui temi e le stampe. Romolo, figlio di Anselmo, attivo dal 1891, comincia a produrre davvero di tutto, avviando una raffinata officina che si dedica a menù per grandi alberghi, biglietti di auguri, carnet, carte napoletane, tarocchi, partecipazioni, locandine, manifesti e molto altro. Oltre un secolo e mezzo dopo, una mostra del 2001 all’<strong>Accademia di San Luca</strong> raccoglieva centinaia di questi elementi e un libro catalogo curato da <strong>Giuseppe Appella</strong>, uscito per <strong>De Luca</strong> <strong>Editori</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella presente, invece, si concentra su lavori più contemporanei e la maggior parte dei manufatti è esposta sottovetro. È possibile visionarli virtualmente grazie a uno schermo posto all&#8217;ingresso, una mano coperta da un guanto bianco li sfoglia al posto nostro. C&#8217;è un faccia a faccia tra <strong>Patrizia Cavalli</strong> e l&#8217;artista <strong>Gianni Dessì</strong>, due litografie originali unite alla poesia L&#8217;io singolare proprio mio, e un&#8217;opera di <strong>Carla Accardi</strong> al lato opposto. Sono esposti libri d’artista, tra gli altri: <strong>Roberto Pace </strong>ed<strong> Edoardo Albinati </strong>che paragona Il Santo Graal a un&#8217;arancia, ancora<strong style="text-align: justify;"> Dessì</strong> con <strong>Giorgio Barberio Corsetti</strong>, <strong>Domenico Bianchi</strong><strong></strong> con testi di<strong> Kakuan</strong> (Una giornata folle). I libri firmati di<strong> Bruno Ceccobelli</strong>, <strong>Nunzio</strong> e i caratteri greci di <strong>Ersi Sotiropoulos, </strong><strong>Ruggero Savinio </strong>con le parole di<strong> Antonella Anedda</strong>,<strong> Chia</strong> con poesie di <strong>Roberto Triana</strong>, <strong>Giulio Turcato </strong>ed<strong> <strong>Emilio Villa</strong> </strong>con riflessioni scritte a mano. Infine, all&#8217;interno dell&#8217;opera esposta di <strong>Piero Pizzi Cannella</strong> sembra quasi di vedere una dedica al libro d&#8217;arte: Io sono là/dove tutto/sta fermo e aspetta. È esposto, inoltre, il volume <strong>Dogana</strong> curato da <strong>Eduardo Cicelyn</strong>. L&#8217;esposizione è all&#8217;interno del ciclo <strong>Doppio passo</strong>, incontri tra arte e letteratura, a cura di <strong>Maria Ida Gaeta</strong>, il primo appuntamento di una rassegna dedicata alle grandi stamperie storiche romane e alle loro creazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino al 25 luglio; Casa delle letterature, piazza dell&#8217;Orologio, Roma; info: <a href="http://www.casadelleletterature.it" target="_blank" rel="noopener">www.casadelleletterature.it</a></p>

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		<title>Testi in opera</title>
		<link>https://insideart.eu/2013/06/13/testi-in-opera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 13:36:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.insideart.eu/2013/06/13/testi-in-opera/images-109/" rel="attachment wp-att-55227"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-55227" title="Bulla" src="http://www.insideart.eu/wp-content/uploads/2013/06/images6-150x145.jpg" alt="" width="150" height="145" /></a>La <strong>Casa delle Letterature</strong> propone il primo appuntamento di una rassegna dedicata alle grandi stamperie storiche romane e alle loro creazioni, sottolineando, in particolare, l’intensa e proficua collaborazione dei maestri stampatori con artisti e scrittori. Le stamperie romane sono state e tuttora continuano a essere punti di incontro dove, in un crogiolo di idee, avviene la vera fusione tra arte e letteratura. Iniziamo dai <strong>Bulla</strong>, storica stamperia romana fondata nel 1840. Dal 1941, Roberto Bulla, padre degli attuali proprietari della stamperia, Romolo e Rosalba, ha cominciato a privilegiare il lavoro con importanti artisti della scena romana. Ancora oggi, la stamperia è un importante punto di riferimento per artisti di diverse generazioni. La mostra propone una selezione di opere di grandi maestri dell’arte contemporanea della scuola romana affiancati da prestigiose firme della letteratura durante un periodo che va dalla fine degli anni ’70 ai primi anni ’90. Sono esposti libri d’artista e opere di <strong>Carla Accardi</strong>, <strong>Domenico Bianchi</strong>, <strong>Bruno Ceccobelli</strong>, <strong>Sandro Chia</strong>, <strong>Enzo Cucchi</strong>, <strong>Gianni Dessì</strong>, <strong>Jannis Kounellis</strong>, <strong>Nunzio</strong>, <strong>Roberto Pace</strong>, <strong>Mimmo Paladino</strong>, <strong>Piero Pizzi Cannella</strong>, <strong>Ruggero Savinio</strong>, <strong>Giulio Turcato</strong> in dialogo con <strong>Edoardo Albinati</strong>, <strong>Antonella Anedda</strong>, <strong>Giorgio Barberio Corsetti</strong>, <strong>Kakuan</strong>, <strong>Leonardo Sciascia</strong>, <strong>Ersi Sotiropoulos</strong>, <strong>Roberto Triana</strong> ed <strong>Emilio Villa</strong>. È esposto inoltre il volume <strong>Dogana</strong> curato da <strong>Eduardo Cicelyn</strong>. Testi in opera è all&#8217;interno del ciclo <strong>Doppio Passo</strong>, incontri tra arte e letteratura, a cura di <strong>Maria Ida Gaeta</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;assurda vita di Cavellini</title>
		<link>https://insideart.eu/2012/11/02/lassurda-vita-di-cavellini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Nov 2012 08:12:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Andy Warhol]]></category>
		<category><![CDATA[Back to the Future]]></category>
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					<description><![CDATA[La storia dell'artista tra i più noti collezionisti d’arte astratta europea]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.insideart.eu/2012/11/02/lassurda-vita-di-cavellini/cavellini_guglielmo_achille-cavellini__romeoomae230010460_20100424_707_595/" rel="attachment wp-att-34796"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-34796" title="cavellini_guglielmo_achille-cavellini__romeo~OMae2300~10460_20100424_707_595" src="http://www.insideart.eu/wp-content/uploads/2012/11/cavellini_guglielmo_achille-cavellini__romeoOMae230010460_20100424_707_595.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>Sulle pagine di <strong>Inside Art</strong> di giugno <strong>Ornella Mazzolla</strong> pubblica un interessante articolo sull&#8217;artista <strong>Guglielmo Achille Cavellini</strong> (1914-1990) e il suo ambasciatore <strong>Fausto Paci</strong>; anche l&#8217;edizione di Artissima da poco conclusa lo rende protagonista nella sezione <strong>Back to the future</strong>, sotto la curatela della <strong>galleria Wunderkammern</strong> di <strong>Roma</strong>: una sezione speciale dedicata a mostre personali di opere storiche di artisti attivi tra gli anni &#8217;60 e &#8217;70 non sempre conosciuti dal grande pubblico, ma che hanno occupato un ruolo importante nella storia dell&#8217;arte o il cui lavoro ha influenzato le pratiche artistiche contemporanee. Una mostra-performance, dove all&#8217;interno della fiera si aggirava una bellissima donna/opera vivente vestita del famoso abito da uomo color bianco fittamente ricoperto della vita di Cavellini da lui stesso trascritta e indossato in diverse azioni. È un fatto che la funambolica storia di Cavellini, o Gac, così amava firmare le sue opere, continui ad accendere di curiosità tutti coloro che lo hanno conosciuto, tanto che ogni anno dal 1990, anno della sua scomparsa, viene omaggiato con mostre e performance fino e oltre al 2014, anno dei festeggiamenti del suo centenario dalla nascita.</p>
<p>È stato un artista e uno tra i più noti collezionisti d’arte astratta europea, amico dei maggiori talenti della sua generazione, <strong>Birolli, Vedova, Santomaso, Turcato</strong> e molti altri lo considevano un loro pari, che comprava le opere che avrebbe voluto fare lui e che sosteneva i suoi stessi amici. <strong>Andy Warhol</strong> gli dedica un ritratto dichiarando in seguito a una rivista inglese che Cavellini era l’artista italiano più interessante del momento. Il poeta e critico militante <strong>Emilio Villa</strong> scrive per lui uno di quei rari e fondamentali testi critici che hanno fatto la fortuna critica di artisti del calibro di <strong>Burri</strong> e <strong>Fontana</strong>, e ancora <strong>Shozo Shimamoto</strong>, fondatore del gruppo Gutai, appoggia una sua performance facendosi ricoprire la testa rasata con la sua scrittura. Gac coltiva per anni &#8211; autofinanziandosi senza timore di vendere e smembrare la sua preziosa collezione &#8211; una fervida attività pittorica sperimentando vari approcci stilistici, passando dal Neo dada alla pop art, dalla performance alla mail art, ma è solo nel 1971 che sentendosi ingiustamente trascurato dalla critica, decide di rendere oggetto stesso della sua arte una serie di ironiche strategie autopromozionali che confluiscono in un progetto molto più ampio da lui chiamato “autostoricizzazione”.</p>
<p>È in questa fase artistica, la più importante per Cavellini, che si colloca l&#8217;insostituibile contributo di Fausto Paci, collezionista marchigiano da lui eletto suo ambasciatore, non solo per aiutarlo a diffondere la propria arte-vita, ma anche per mettere in discussione tutto il sistema artistico ufficiale e le sue regole, con irriverenza ed eccentricità che rendeva il tutto ancora più curioso e attraente. Fausto Paci adempie con piacere e da più di trent&#8217;anni a questo compito e lo fa servendosi dell&#8217;arte postale, o mail art che dir si voglia, libera, low cost, divertente e anche un pò naife, essa rappresenta il circuito artistico alternativo, senza però dimostrarsi riluttante nei confronti degli spazi ufficiali come le gallerie e i musei. Paci crea fotomontaggi, timbri e collage che hanno come soggetto Cavellini e la data 2014 come promemoria dei festeggiamenti che avverranno per il suo centenario, e li spedisce a tantissimi mail artisti che a loro volta lo ringraziano inviando altro materiale in omaggio a Gac. Un altro strumento da lui utilizzato è il web, attraverso il suo <span style="text-decoration: underline;"><a href="www.ambasciatoredicavellini.blogspot.it" target="_blank">sito</a></span> pubblicizza mostre, articoli e performance dedicati a Gac, l&#8217;ultima notizia pubblicata è quella su Mario De Filippis e i suoi ex libris alcuni dei quali realizzati in omaggio a Gac. Con il termine ex libris (dal latino “dai libri”) ci si riferisce a un cartiglio, solitamente ornato di figure e motti, che si applica su un libro per indicarne il proprietario. Mario de Filippis, con 130.000 pezzi dal XVI secolo in poi (di cui oltre 13.000 a suo nome) realizzati da artisti di tutto il mondo con ogni tecnica conosciuta, è uno dei più grandi collezionisti di ex libris.</p>
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		<title>Rotella: togliere per vedere</title>
		<link>https://insideart.eu/2012/06/27/rotella-togliere-per-vedere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2012 07:30:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Micaletti]]></category>
		<category><![CDATA[Emilio Villa]]></category>
		<category><![CDATA[Mimmo Rotella]]></category>
		<category><![CDATA[Moresco]]></category>
		<category><![CDATA[tomav]]></category>
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					<description><![CDATA[Moresco, retrospettiva dell'artista scomparso, dallo strappo all'immagine, i cartelloni romani]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.insideart.eu/?attachment_id=17643" rel="attachment wp-att-17643"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-17643" title="mimmo-rotella-minuit" src="http://www.insideart.eu/wp-content/uploads/2012/06/mimmo-rotella-minuit-600x462.jpg" alt="" width="475" height="365" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2012/06/mimmo-rotella-minuit-600x462.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2012/06/mimmo-rotella-minuit-1200x924.jpg 1200w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2012/06/mimmo-rotella-minuit.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 475px) 100vw, 475px" /></a></strong>Il 23 giugno si è inaugurata la mostra <strong>Mimmo Rotella. Dallo strappo all’immagine</strong>, aprendo la stagione espositiva del <strong>Tomav</strong>, Torre di Moresco centro arti visive, la splendida torre eptagonale <strong></strong>destinata all’arte contemporanea. La mostra promossa dall’Assessorato alla cultura di Moresco e patrocinata dalla provincia di Fermo in collaborazione con la <strong>galleria Fabjbasaglia</strong> e <strong>Giusti Brokerage art&amp;economy</strong>, offre l’opportunità di vedere le opere dell&#8217;artista, padre della <strong>Mec Art</strong> omaggiato dal panorama nazionale e internazionale, che dal dopoguerra fino agli ultimi anni della sua vita ha sviluppato una ricerca tesa a indagare le possibilità poetiche dell’immagine riprodotta. La mostra è curata da <strong>Antonella Micaletti</strong>, che introduce con un testo critico l&#8217;esposizione: “Mimmo Rotella ha sperimentato una tecnica raffinata partendo da un gesto semplice e ha realizzato un modo nuovo di costruire l’immagine partendo da un gesto distruttivo. È tutto più evidente proprio nei lavori degli anni ’90, in mostra al Tomav. La tecnica è quella che lo ha reso famoso e che ha cambiato il nostro modo di guardare le immagini, il dècollage, che lo ha portato a staccare dal muro manifesti pubblicitari per ricomporli su supporti diversi, tele e pannelli metallici, lasciando intravedere gli strappi e la sovrapposizione delle immagini sui muri nel tempo. Poi negli anni &#8217;90 il tema si è arricchito: dai manifesti del cinema con i suoi miti e i suoi sogni, alle immagini di fiori, di frutta e di corpi perfetti della pubblicità. Ma fondamentalmente è la struttura compositiva a essere cambiata, così che l’impatto dell’immagine è nuovo.”</p>
<p>Mimmo Rotella (Catanzaro 7 ottobre 1918 – Milano 9 gennaio 2006) si stabilisce a Roma nel 1945 dopo aver conseguito la maturità artistica presso l&#8217;accademia di Belle arti di Napoli, opera ai margi<strong></strong>ni della contemporaneità artistica e non beneficia del favore della critica. Lui fa parte di quella generazione di artisti che ricerca il senso delle cose andando a togliere per vedere, ma ben presto entra in crisi e nel 1953 interrompe l&#8217;attività pittorica convinto che nell&#8217;arte tutto sia stato detto. Poi però, mentre girovaga per le strade di Roma, ha quella improvvisa illuminazione, da lui definita “zen”: la scoperta del manifesto pubblicitario come espressione artistica della città. Nascono così i suoi famosi dècollages: incolla sulla tela pezzi di manifesti strappati per strada, prendendo in prestito la tecnica del collage dai cubisti contaminandolo con la matrice dadaista del ready made. Questo inedito modo di fare arte segna l&#8217;inizio della nuova pittura per l&#8217;artista, una pittura originale, creata dal gesto aggressivo e casuale dello strappo, una pittura popolare che si nutre di dive del cinema, di miti, e di pubblicità, in una parola, di folclore urbano. Chi comprese subito l&#8217;importanza della sua arte fu <strong></strong>, poeta, traduttore e critico militante, lo si evince da un articolo apparso sulla Repubblica del 24 giugno del 2002 nel quale lo stesso Rotella si racconta: “Non ci accorgiamo che le nostre città sono esse stesse dei capolavori. Strappare manifesti dai muri è la sola compensazione, l&#8217;unico modo di protestare contro una società che ha perduto il gusto del cambiamento e delle trasformazioni favolose. Emilio Villa, una sera venne a trovarmi a casa. Vide i dècollages e mi disse: «Rotella, stai inventando un linguaggio artistico nuovo, che va al di là della pittura, e con questo strappo inventi un nuovo spazio, come Fontana con i buchi e i tagli, e Burri con le cuciture dei sacchi.» Mi invitò a esporre in un barcone sul Tevere. Da allora non ho mai smesso.”</p>
<p>Con i suoi manifesti lacerati, abusati, e ri-creati nel 1954 Rotella immette precoci fermenti neodada e novorealisti, in un ambito in cui l&#8217;arte Informale fa da padrona e dove l&#8217;unica variante tecnica al pittorico era quella eccezionale di Burri e Fontana. Infatti, solo nel &#8217;59 la mostra alla storica galleria La Salita di Roma, consacrerà finalmente l&#8217;arte di Mimmo Rotella e la sua capacità di rappresentare la società contemporanea attraverso la manipolazione di un suo stesso prodotto, il manifesto. Il suo geniale intuito lo porta a capire che le forme dell&#8217;arte sono davanti agli occhi di tutti, basta saper attendere che la realtà parli. I manifesti strappati sono l&#8217;icona del nostro tempo consumistico, conservano un&#8217;immagine ancora accattivante nonostante la perdita d&#8217;integrità perchè vivono nella nostra immaginazione. Le opere suscitano scandalo e sorpresa nel clima effervescente della Roma del tempo, ma il suo sperimentalismo tecnico attua propositivamente il tutto è possibile dell&#8217;avanguardia storica. Ecco dunque una interessante testimonianza dell&#8217;evoluzione dei dècollages in mostra al Tomav.</p>
<p>fino al 22 luglio</p>
<p>Tomav, piazza Castello 15, Moresco</p>
<p>info: <a href="http://www.comune.moresco.fm.it" target="_blank">www.comune.moresco.fm.it</a></p>
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