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	<title>Angelo Verga - INSIDEART</title>
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	<description>Magazine di arte contemporanea e cultura</description>
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		<title>Azimut/h al Guggenheim</title>
		<link>https://insideart.eu/2014/09/22/azimuth-al-guggenheim/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Migliaccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2014 10:43:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da Manzoni a Castellani, la mostra sul gruppo che animò la rivista artistica ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://insideart.eu/2014/09/22/azimuth-al-guggenheim/azimuth/" rel="attachment wp-att-108893"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft  wp-image-108893" title="Azimut:h" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/09/Azimuth.jpg" alt="" width="406" height="287" /></a>Con <em>Non ci si stacca dalla terra correndo o saltando; occorrono le ali</em> di<strong> Piero Manzoni</strong>, il <strong>Guggenheim</strong> di Venezia apre la mostra <em>Azimut/h. Continuità e nuovo</em>, un eccezionale tributo alle neoavangurdie, ricordando appunto con il titolo la galleria e la rivista fondata nel 1959 a Milano da <strong>Enrico Castellani</strong> e <strong>Piero Manzoni</strong>. Un salto nel pieno della storia dell’arte, non molto lontana, ma profonda e carica di nuove evoluzioni concettuali e tecniche capaci di sconvolgere ancora oggi il modo di osservare e leggere l’arte stessa. Si parla di un vero terremoto creativo e pensando ad <em>Azimut/h</em> non possiamo che definirlo come uno dei grandi catalizzatori della cultura visiva e concettuale italiana ed europea dell’epoca, e ponte ideale tra una nuova generazione rivoluzionaria, ironica e cruciale nella più stretta contemporaneità.<br />
Esperienza straordinaria, di fulminea durata e intensissima attività, racchiusa in due anni. Diversificate, <strong>Azimut</strong>, la galleria, e <em>Azimuth</em>, la rivista, hanno dato vita e formalizzato un’autentica nuova concezione artistica. Solo due i numeri usciti, il n.1 nel 1959 ed il n.2 nel gennaio 1960, ma il magazine, la cui copertina e la linea grafica erano di <strong>Cecco Re</strong>, aveva un forte connotato teorico sull&#8217;arte e pubblicò testi di intellettuali e critici partendo da <strong>Gillo Dorfles</strong>, <strong>Guido Ballo</strong>, <strong>Vincenzo Agnetti</strong> fino a <strong>Bruno Alfieri</strong>, opere di artisti come <strong>Jasper Johns</strong>, <strong>Robert Rauschenberg</strong>,<strong> Yves Klein</strong>, <strong>Jean Tinguely</strong>, <strong>Lucio Fontana</strong>, ma anche poesie di <strong>Edoardo Sanguinet</strong>i,<strong> Nanni Balestrini</strong>, <strong>Elio Pagliarani</strong>, <strong>Leo Paolazzi</strong> ed altri protagonisti degli anni Cinquanta e Sessanta. Oggi la mostra a cura di <strong>Luca Massimo Barbero</strong> ha scelto di proseguire un’indagine approfondita sulla scena artistica del secondo dopoguerra, avviando le celebrazioni della neo-avanguardia europea che proseguiranno, dal 10 ottobre, con la mostra<em> Zero: Countdown to tomorrow, 1950s-60s</em>, al Solomon R. Guggenheim museum di New York, a cura di <strong>Valerie Hillings</strong>, di curatorial affairs Abu Dhabi project.</p>
<p>Non solo <em>Continuità e nuovo</em> è un evidente richiamo al testo scritto da Castellani per il secondo numero della rivista pubblicato insieme all’indimenticabile<em> Libera dimensione</em> di Piero Manzoni, <em>Una nuova concezione di pittura</em> di <strong>Udo Kultermann</strong> e <em>L&#8217;oscurità e la luce</em> di <strong>Otto Piene</strong>, proposti in lingua italiana, inglese e francese. Due maestri, due vere colonne italiane che sorreggono l’arte mondiale.</p>
<p>Piero Manzoni nasce a Soncino il 13 luglio 1933, dopo gli studi liceali classici a Milano, frequenta senza continuità le facoltà di legge e filosofia a Milano e Roma. Per molti anni, in estate, soggiorna ad Albisola, in Liguria, luogo di villeggiatura e ritrovo di numerosi artisti da Asger Jorn a Lucio Fontana. Nel 1956 debutta come artista alla 4a Fiera mercato. Inizia così un’intensa attività, partecipando a mostre collettive e firmando diversi manifesti con altri artisti, tra i quali<strong> Enrico Baj</strong>, <strong>Guido</strong> <strong>Biasi</strong>, <strong>Ettore Sordini</strong>, <strong>Angelo Verga</strong> e aderendo al <strong>Movimento arte nucleare</strong> che lascerà all’inizio del 1958. Dalla fine del 1957 realizza i primi quadri bianchi. Espone con <strong>Agostino Bonalumi</strong> ed <strong>Enrico Castellani</strong> in diverse occasioni e inizia la sua collaborazione, che continuerà negli anni successivi, con gli artisti del <strong>Gruppo zero di Düsseldorf</strong> e altri gruppi della neoavanguardia europea. Il 6 febbraio 1963 muore improvvisamente di infarto nel suo studio di via Fiori Chiari a Milano.</p>
<p>Castellani nasce a Castelmassa (Rovigo) nel 1930. Si trasferisce a Bruxelles, dove frequenta i corsi di pittura e scultura all’Académie des beaux arts e, nel 1956, si laurea in architettura all’École nationale supérieure de la cambre. Rientra a Milano, nel 1959 realizza la sua prima superficie a rilievo. Con Piero Manzoni, che aveva stabilito rapporti con artisti in tutta Europa, prende parte alle esperienze del gruppo Zero e, con lui si lega ad altre realtà. E proprio nella galleria <strong>Azimuth</strong> nel 1960 presenta la sua prima esposizione personale. Una vita carica di mostre, pubblicazioni e riconoscimenti come nell’ottobre 2010 quando riceve dal <strong>Principe Hitachi</strong>, patrono onorario della Japan art association, il<strong> Praemium imperiale</strong> per la pittura, il più alto riconoscimento artistico a livello internazionale.</p>
<p>Il Guggenheim ospita, lungo un percorso che si sviluppa in sei sale, oltre ai lavori dei maestri Manzoni e Castellani, le opere degli artisti che ruotarono intorno alla galassia di Azimut/h, da Lucio Fontana ad Alberto Burri, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Yves Klein, Jean Tinguely, Heinz Mack, Otto Piene e Günther Uecker.</p>
<p>Azimut/h. Continuità e nuovo, fino al 19 gennaio<br />
Collezione Peggy Guggenheim<br />
Palazzo Venier dei Leoni Dorsoduro 701, Venezia<br />
Info: <a title="www.guggenheim-venice.it" href="http://www.guggenheim-venice.it" target="_blank">www.guggenheim-venice.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Piero Manzoni a Milano</title>
		<link>https://insideart.eu/2014/03/25/piero-manzoni-a-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2014 16:44:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[La più grande retrospettiva dell'artista concettuale a cura di Gualdoni e Pasqualino di Marineo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-90982" title="2.-Alfabeto_1958" src="http://www.insideart.eu/wp-content/uploads/2014/03/2.-Alfabeto_1958.jpg" alt="" width="216" height="298" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/03/2.-Alfabeto_1958.jpg 1000w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/03/2.-Alfabeto_1958-436x600.jpg 436w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/03/2.-Alfabeto_1958-872x1200.jpg 872w" sizes="(max-width: 216px) 100vw, 216px" /></p>
<p>A Palazzo Reale si celebra la grandezza di Piero Manzoni attraverso una mostra a lui dedicata, promossa dal comune di Milano, curata da <strong>Flaminio Gualdoni</strong> e <strong>Rosalia Pasqualino di Marineo</strong>. In collaborazione con la fondazione Piero Manzoni, l&#8217;esposizione, realizzata nell’ambito del progetto <em>Primavera di Milano</em>, si pone come un grande omaggio all’arte di Manzoni, essendo la più importante realizzata in città, attraverso l’esposizione di circa cento sue opere che ricalcano al meglio il percorso artistico effettuato dall’artista. Milano è stata la città in cui l&#8217;artista ha vissuto e in cui ha realizzato i suoi lavori nel periodo di maggior fermento, durante il Secondo dopoguerra, affiancando nella poetica Lucio Fontana ed esponendosi come protagonista nella neoavanguardia europea, tra la Francia di <strong>Yves Klein, </strong>la Germania del <strong>gruppo Zero</strong>, l’Olanda del gruppo Nul e la dimensione cosmopolita di Nouvelle tendance. Ad arricchire il percorso espositivo sono presenti documentari originali, manifesti, fotografie, cataloghi, sui quali si riflettono le atmosfere ferventi di una Milano al confine tra gli anni ’50 e ’60, quando le metropoli era una vera e propria capitale culturale europea. «Questa mostra è uno dei capisaldi della <em>Primavera di Milano</em>, il palinsesto di eventi culturali che abbiamo voluto dedicare a tutti gli artisti che hanno fatto grande la nostra città e la sua storia con mostre, concerti, spettacoli e approfondimenti – ha dichiarato l’Assessore alla Cultura <strong>Filippo Del Corno</strong> – che si snodano in giro per Milano durante questa primavera».</p>
<p>I primi dipinti di Manzoni ritraggono immagini di paesaggi o ritratti di stile tradizionale, successivamente il suo interesse convoglia verso altri fronti artistici. Nel ’57 espone con <strong>Ettore Sordini</strong> e <strong>Angelo Verga </strong>in una collettiva alla galleria Pater di Milano e pubblica il manifesto <em>Per una pittura organica</em>. Diventa cofirmatario del manifesto contro lo stile con il Gruppo Nucleare, con cui espone alla mostra <em>Movimento Arte Nucleare</em> all’interno della galleria San Fedele di Milano. Comincia a dipingere sulle tele con innesti di gesso e colla. Nel 1958 dà vita alle tavole di accertamento e gli Achromes. Espone alla galleria Pater di Milano con <strong>Enrico Baj</strong> e<strong> Lucio Fontana</strong>. Dopo essersi separato dal gruppo dei nucleari nel 1959, si avvicina ad artisti quali <strong>Agostino Bonalumi</strong> ed <strong>Enrico Castellani e</strong> con quest’ultimo fonderà la rivista <strong><em>Azimuth</em></strong>. Nello stesso anno, si avvicina al Gruppo Zero di Düsseldorf e, pur mantenendo una certa attenzione alla ricerca già avviata sugli Achrome, inizia a creare oggetti concettuali come le linee o i corpi d’aria: semplici palloncini gonfiati che verranno in seguito chiamati fiato d’artista. Si diverte a creare opere provocatorie come merda d’artista oltre alle sculture viventi, veri corpi presentati come opere d’arte. Tutte opere pronte a testimoniare la genialità e l’originalità di un artista scomparso ancor prima di compiere trent’anni. Per l’occasione Skira pubblica il catalogo della mostra e la <em>Breve storia della merda d’artista</em> di <strong>Flaminio Gualdoni</strong>.</p>
<p>Fino al 2 giugno. Palazzo Reale, piazza Duomo 12, Milano. Info: <a href="http://www.comune.milano.it/" target="_blank">www.comune.milano.it</a></p>

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		<title>Nel segno del segno</title>
		<link>https://insideart.eu/2013/03/29/nel-segno-del-segno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 15:52:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Milano,collettiva dedicata al gruppo del Cernobio. Artisti capaci di inedite rielaborazioni]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.insideart.eu/2013/03/29/nel-segno-del-segno/lapietra/" rel="attachment wp-att-48952"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-48952" title="LaPietra" src="http://www.insideart.eu/wp-content/uploads/2013/03/LaPietra-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/03/LaPietra-150x150.jpg 150w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/03/LaPietra-596x600.jpg 596w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/03/LaPietra.jpg 1181w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>In Galleria Gruppo Credito Valtellinese si è aperta la mostra Nel segno del segno, dopo l’informale, a cura di <strong>Luciano Caramel</strong>. Viene alla luce con questa esposizione il lavoro di <strong>Agostino Ferrari</strong> (Milano, 1938), <strong>Ugo La Pietra</strong> (Pescara, 1938), <strong>Ettore Sordini</strong> (Milano, 1934 – Fossombrone, 2012), <strong>Angelo Verga</strong> (Milano, 1933), <strong>Arturo Vermi</strong> (Bergamo, 1928 &#8211; Paderno d&#8217;Adda, 1988) e <strong>Raffaele Menster</strong> (che quasi subito abbandonò il gruppo), quegli artisti che già entro la metà degli anni cinquanta si aggregarono formando il <strong>gruppo del Cenobio</strong>. Il nome si rifà a quella galleria milanese, che a conti fatti appoggiava la loro ricerca e il loro percorso artistico, la galleria il Cenobio di <strong>Cesare Nova</strong> e <strong>Rina Majoli</strong> collocata in via San Carpoforo, in zona Brera. Nel ’62 fu proprio qui che si celebrò la prima mostra di quei pittori, appena menzionati, i quali si adoperavano in funzione di quel periodo conosciuto come del “dopo l’informale”, un periodo che rielaborò la semantica dell’arte. Esposero ancora a Milano dal 15 al 31 maggio del ‘63 alla galleria L&#8217;Indice e a Firenze subito dopo alla Saletta del Fiorino, dove presentarono la loro ultima mostra. In Galleria Gruppo Credito Valtellinese si possono ammirare ben settantacinque lavori, quindici per artista, in grado di contestualizzare il loro percorso teso a rielaborare una nuova concezione dell’arte. Un video di <strong>Lucio La Pietra</strong> in sottofondo, concentra l’attenzione dei visitatori su quel tratto epocale di mutamenti e chiari fermenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fino al 27 aprile. Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Corso Magenta n. 59 – Milano. Info: <a href="http://www.creval.it" target="_blank">www.creval.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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