La mostra di Daniela Monaci allo Studio TiEpolo 38

Roma

È in corso la mostra Come Pensieri di Daniela Monaci allo Studio TiEpolo 38 di Roma a cura di Giovanna della Chiesa. Interpretando la leggerezza delle opere di Daniela Monaci si può capire il titolo della mostra: la delicatezza del suo lavoro apre alla delicatezza del pensiero che si fa materia, ma una materia magica. È lo stupore di regali che la natura le dona ad ispirarla. Una consonanza con l’armonia del cosmo le fa cogliere microcosmi che possono diventare macrocosmi nelle rivelazioni che si originano da ciò che osserva nel creato. L’artista incontra delle apparizioni che solamente nella perfezione della natura possono esistere, nella spontaneità degli svelamenti che accadono quasi per caso, ma che l’occhio sapiente di Daniela sa vedere. Tutto nasce quindi da uno stupore che appare alla vista; Mario Luzi scrive di lei: “ci mostra cose insolite dal nostro solito mondo”. E così lo strumento fotografico le permette una consonanza con le cose che poi l’artista approfondisce nel suo studio in fase di rielaborazione. La serie “perle di rugiada” nasce una mattina, in montagna, quando Daniela incontra un prato di foglie di malva: la rugiada si posava non solo nella parte centrale, ma anche ai bordi delle foglie, un fenomeno che non aveva mai visto. Così inizia a scattare in bianco e nero, fotografie che poi diventeranno stampe su vetro per esaltare i riflessi delle gocce. Le gocce, quindi, diventeranno, nel suo immaginario, delle perle, preziose come le perle – il tema è caro all’artista che ha sempre amato questi doni della natura che nascono dalla cura che avviene lentamente all’interno di una conchiglia per diventare poi punti di luce; che cos’è la fotografia se non luce? E all’ingresso della galleria, l’installazione dove le immaginifiche perle di rugiada prendono consistenza e sono depositate a terra uscendo dal quadro.

Nella prima sala, insieme alle fotografie delle foglie di malva, opere rappresentanti piante grasse che Monaci ha fotografato a Tenerife. Inizia una riflessione sulle forme: nelle piante grasse sono insite geometrie perfette che possono far pensare, ad esempio, a mandala, in un sistema di armonia terrestre verso cui ci può guidare la spiritualità. L’artista fa galleggiare queste piante grasse in un contesto astratto a tal punto che esse possano diventare asteroidi, o formazioni marine, forme vegetali o animali, microcosmi o macrocosmi. Esse subiscono trasformazioni incominciate nell’immaginazione di Daniela che poi si rivelano allo sguardo dello spettatore per la perfezione di cui sono portatrici. Il tema della trasformazione è molto caro all’artista tanto da far pensare al celebre aforisma di Eraclito “panta rei” per cui tutto si trasforma. E sul divenire è incentrato il lavoro presentato nella seconda sala dove vi sono varie installazioni: su cartine nautiche nascono isole create da Monaci con la creta che sembrano sorgere dal mare per poi arrivare all’infinito del cielo. Esse rappresentano tutto ciò che si può sublimare con le forme nella delicatezza del passaggio dalla terra, all’acqua all’etere. Sono in continua evoluzione e possono apparire come figure della fantasia, ad esempio, un cuore, nell’interdipendenza tra immagine e corpo. Da tutto ciò nasce un’energia da cui bisogna farsi trasportare, allora, cosa fa l’artista? Tratteggia tragitti e geometrie, con una punta, sulle isole di creta, tragitti e geometrie che stanno a significare linee e percorsi, che poi continuano con puntini d’oro e d’argento sulle carte nautiche, ad indicare possibili tappe, avvicinamenti e allontanamenti.

Perché Daniela Monaci ha scelto le carte nautiche? Perché esse tentano di mappare l’invisibile e ciò che per natura è in continua evoluzione: rapporti tra mari e isole, ciò che succede nei profondi fondali: rappresentano la volontà razionale di conoscere il mondo per possederlo, cosa che risulta impossibile. E raccontano del viaggio, non solo quello fisico, ma anche quello della conoscenza. Dalle parole dell’artista: “Cercano di collegarsi a qualcosa che è difficile vedere con gli occhi, ma si sente con il cuore e la mente, cercano di visualizzare tracce di quella rete di energia armonica che governa la manifestazione, la lasciano emergere e la spargono sull’acqua.” Per suggellare questo percorso un’installazione con fotografie di isole o montagne, che in realtà sono particolari di ali di cigno, e sono bianche su sfondo nero, mentre su di un piedistallo bianco, di fronte, si situano isole nere, in un gioco di trasformazione reciproca. Tutta la mostra va osservata con la lentezza della meditazione per arrivare ad una gentilezza del sentire.

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