Antonio Della Guardia: rieducare lo sguardo

Roma

Lo scorso 22 settembre si è inaugurata alla Fondazione Pastificio Cerere di Roma Per un prossimo Reale, una personale dell’artista Antonio Della Guardia (1990), curata da Vasco Forconi.
La mostra, realizzata con la partecipazione dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, resterà aperta fino al prossimo 27 novembre 2021.

Per la prima volta ospite nello storico spazio espositivo del quartiere San Lorenzo, il giovane artista espone cinque opere frutto di una rielaborazione nata dall’incontro con gli studi del medico statunitense William Horatio Bates (1860-1931), il quale approfondì il metodo di rieducazione della vista senza l’uso degli occhiali. Le opere, realizzate durante il periodo pandemico, raffinano la capacità immaginifica del visitatore verso una nuova realtà celata.

La mostra è stata concepita per essere fruita da uno spettatore alla volta, immaginato come performer e protagonista di un’esperienza non soltanto inedita, ma anche dotata di una forte carica introspettiva.
I “dispositivi” – termine con cui l’artista designa le sue opere –  rappresentano una strada alternativa di evasione e ricreano uno spazio altro dalle logiche del lavoro contemporaneo.
Il percorso espositivo si apre con una mano marmorea rosa che indirizza lo sguardo alla mostra e sollecita lo spettatore ad interagire con le altre opere. Appoggiando il mento alla mano, l’occhio proietta lo sguardo verso lunghe vedute. Lo spazio, dunque, diventa una “caverna” dell’immaginazione dove chi entra si abbandona a uno stato di sospensione.

Riflettendo su i condizionamenti imposti dal lavoro contemporaneo sul corpo, sui processi cognitivi e sulle sfere della vita privata, Della Guardia mira a elogiare la disattenzione verso noi stessi, spingendoci a considerare, tramite l’uso della visione periferica, ciò che di solito rimane in secondo piano.
Così gli occhiali-scultura, ideati per essere indossati e per interrompere il flusso dello sguardo frontale, spingono lo spettatore a esercitare la vista periferica.
Tutte le opere sono state sperimentate dall’artista stesso, che ha voluto donare al suo interlocutore la possibilità di immergersi nella propria intimità. È proprio Della Guardia a ritenere che «la mostra non è il giorno dell’inaugurazione, ma il giorno dopo», proprio per la sua necessità si essere vissuta intimamente, come una palestra per esercitare  l’immaginazione del singolo individuo.

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