Matèria gallery riflette sull’aspetto autotelico dell’opera con la mostra Manta Ray

Roma

Manta Ray è la mostra collettiva inaugurata l’11 settembre a Matèria Gallery, un’esibizione curata da Ornella Paglialonga che mette in dialogo il lavoro di sei giovani artisti: Eduardo Fonseca e Silvia & Francisca Valador, Helena Hadilova, Jacopo Pagin, Catherine Parsonage e Amedeo Palazzo. Matèria dal 2015 propone un programma che tratta l’arte contemporanea in tutte le sue forme e, con Manta Ray, inaugura il nuovo spazio espositivo di Via dei Latini 27. L’esposizione già dal titolo si rivela essere enigmatica, mistica e dal forte richiamo onirico. Manta Ray, infatti, significa manta marina, un animale che si trova delocalizzato dal suo habitat naturale e inserito in un contesto del tutto eccezionale, quello cittadino.

Exhibition view. Courtesy MateĚria, Roma. Foto Roberto Apa

Fin dal primo momento è possibile capire l’intento della mostra: riflettere sull’aspetto autotelico dell’opera d’arte. Un aggettivo dall’etimologia complessa, utilizzato per riferirsi a un elemento che ha in sé il suo stesso fine, autodeterminandosi. Ed è così che l’arte agisce. I lavori selezionati dalla curatrice sono tutte opere inedite che rimarcano l’autonomia dell’arte a prescindere dal contesto in cui si trovano, innescando nel fruitore un modo fluido e libero di percepirle. Manta Ray, l’opera di Catherine Personage, oltre a dare il benvenuto al visitatore, dà il titolo alla mostra diventando così essa stessa la sua guida, iniziandolo a un viaggio misterioso e sensuale che preannuncia quello che sarà l’itinerario espositivo: un sogno surreale.

Il percorso da Matèria gallery si rivela eterogeneo, presentando un susseguirsi di lavori realizzati con diverse tecniche artistiche. È così, infatti, che si passa dalle pitture di Amedeo Polazzo e Jacopo Pagin, alla scultura di Helena Hladilova, all’acquerello di Eduardo Fonseca e Silva & Francisca Valador: un mix artistico che nel suo insieme restituisce un giocoso richiamo alla deformazione artistica, come nel mondo onirico. Sono le stesse parole della curatrice Ornella Paglialonga a rimarcare l’enigmaticità del percorso espositivo che raggira qualsiasi tentativo di definizione di un filo logico mirando, invece, a stimolare la riflessione sul significato intrinseco di ogni opera d’arte: «Alla fine di questo scenario cosa resta? Un’inconcludente manipolazione di concetti giocati d’azzardo».

Fino al 16 ottobre 2021
Info: www.materiagallery.com

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