Bollette: i rincari dovuti alle fossili, le rinnovabili sono il futuro

Roma

Breve viaggio nel mondo delle produzioni energetiche per capire come sia stato il gas a provocare l’impennata dei costi e come le rinnovabili rimangano l’unica alternativa utile. La piaga della burocrazia che rallenta le autorizzazioni

Il rincaro della bolletta elettrica, che senza l’intervento del Governo avrebbe fatto segnare dal primo ottobre un aumento tra il 30 e il 40%, ha preoccupato molti consumatori e favorito una narrazione disinformata che ha ulteriormente peggiorato la situazione. In realtà bastava come sempre approfondire per capire che le cause principali di questi aumenti sono da rinvenire non dalla produzione elettrica ma dal crescente aumento dei costi delle materie fossili che ne sono a monte. Vale dunque la pena soffermarsi su una piccola disamina socratica volta a conoscere e quindi a capire come funziona il mondo dell’energia.

La prima questione sulla quale soffermarsi è il contesto internazionale. I prezzi sono aumentati dappertutto. Questo perché in tutto il mondo la domanda di energia è alle stelle, mentre il prezzo crescente delle materie prime fossili rende faticoso ogni tentativo di contenere i prezzi. Allo stesso tempo l’impegno congiunto degli stati europei verso il controllo delle emissioni, che passa anche per normative ambientali, è una sorta di costo aggiuntivo da pagare da parte delle aziende per compensare le proprie emissioni di CO2 (gli ETS). Tutto ciò provoca un ulteriore rincaro sui costi di generazione da fonti fossili.

Vediamo ora qualche numero. Dal secondo trimestre del 2020 a oggi, il prezzo dell’energia elettrica per i consumatori italiani che usufruiscono del servizio “in maggior tutela” è salito da 16,08 a 22,89 centesimi di euro per kilowattora. Parliamo del prezzo stabilito da ARERA (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) omnicomprensivo di trasporto, oneri e tasse incluse. In Europa le cose non sono andate meglio: in Germania, secondo Bloomberg, il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica è salito del 60 per cento da inizio anno; in Francia, dove gli aumenti sono stati molto consistenti, si pensa di ampliare i voucher per le famiglie a basso reddito e a introdurre sgravi fiscali; in Spagna, dove i prezzi sono raddoppiati negli ultimi due anni, il governo ha varato un provvedimento che taglia le tasse sull’energia e colpisce i profitti delle aziende produttrici; in UK le autorità hanno aumentato il tetto ai prezzi che i fornitori di luce e gas possono praticare.

Questo non per affidarci alla logica consolatoria del “mal comune mezzo gaudio” ma soltanto per sottolineare che si tratta di una emergenza internazionale dettata da condizioni di mercato ben precise. Andiamo ancora un po’ più in profondità. Il primo tema da analizzare è l’avvenuto aumento del prezzo delle materie prime. Dopo la crisi economica generata dalla pandemia da Covid-19, l’allentamento delle restrizioni e il progressivo ritorno alla normalità sta generando un clima di fiducia nelle economie mondiali. Questo significa avere un aumento progressivo della produzione e di conseguenza una crescita della domanda di materie prime. Di pari passo naturalmente è aumentata la domanda di energia che però, vivendo una fase di transizione dalle produzioni tradizionali a quelle rinnovabili, è ancora condizionata dal costo dell’energia fossile.

Entrando ora di più nel dettaglio, possiamo dire che il prezzo dell’energia elettrica è salito seguendo il costo di generazione a gas, in Italia come nel resto d’Europa. Nonostante la grossa crescita delle fonti rinnovabili e il loro effetto benefico nel contenere gli aumenti dei prezzi, il termoelettrico a gas ha infatti ancora un peso importante nel mix in tutto il nostro continente. Il costo della generazione a gas, per capirci, è dovuto all’80% al prezzo del combustibile gas e per il 20% agli oneri ambientali per la CO2, è quindi proprio l’aumento del prezzo del gas che sta pesando maggiormente sulle bollette elettriche.

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A questo punto dell’analisi occorre soffermarsi sul perché il costo del gas stia ancora crescendo. Mediamente il prezzo del gas in Italia è triplicato rispetto all’anno precedente, passando da 10€/MWh a 35€. Non diverso il riferimento Europeo (TTF) che va da 9,5 a 36€/MWh o in Asia (riferimento JKM) da 11,5 a 37€/MWh. Il gas è una risorsa complicata dal punto di vista della disponibilità: arriva attraverso gasdotti, che hanno una capacità limitata, o dalle navi metaniere con relativi rigassificatori. E l’Italia è fortemente dipendente dalle importazioni di gas: oltre il 90% viene dall’estero. Ciò significa che quando l’aumento della domanda è repentino e consistente, l’offerta di gas non riesce a soddisfarla in tempi rapidi: il risultato inevitabile è la salita dei prezzi. L’improvvisa e importante crescita della domanda in Asia, per esempio, ha reso conveniente portare i carichi di LNG (Gas Naturale Liquido) verso la Cina, ciò ha comportato un deficit di offerta lato Europa. Alcune volte entrano in gioco anche fattori geopolitici, come la riduzione dei flussi di export dai paesi dell’est Europa verso i paesi occidentali. A ciò si aggiunge che in tutto l’emisfero nord si avvicina l’inverno e molti paesi preferiscono non attingere alle riserve di gas nazionali per avere scorte nei periodi più freddi. Per capire la sensibilità di questi problemi è sufficiente ricordare le crisi del gas tra Russia e Ucraina (2006, 2009) che portò a forti riduzioni della disponibilità di gas in tutta Europa.

Insomma, il prezzo dell’energia elettrica nel nostro paese è ancora fortemente dipendente da quello del gas: nel 2021 il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia è costituito per circa il 90% dal costo di generazione da impianti a gas (a sua volta costituito per l’80% dal solo costo del Gas e per il 20% dal costo delle emissioni CO2).  Questo perché nonostante la crescita delle fonti rinnovabili nel mix nazionale, ancora oggi più di metà dell’elettricità prodotta in Italia viene dalle centrali a ciclo combinato alimentate con metano. Affinché la bolletta elettrica non sia così dipendente dal prezzo del gas, occorre dunque che la quota di produzione rinnovabile cresca ancora e raggiunga il 60-70% del totale.

E’ una sfida non facile, ma è questa. In Italia, è doveroso ricordarlo, si vive poi una condizione di grave disagio a causa dei complessi iter autorizzativi che rallentano in modo pesante la realizzazione di nuovi impianti rinnovabili. Dal 2018 ad oggi si è registrata una preoccupante frenata nelle nuove costruzioni che deve far riflettere. Nel 2020 in particolare si è arrivati a costruire  il 34% in meno di nuova capacità rispetto all’anno precedente.

Lo scenario è dunque questo. La bolletta rincara perché in Italia come nel resto del mondo la produzione di energia elettrica è ancora troppo dipendente dalle fonti fossili e rincara perché la burocrazia italiana rallenta la nascita di nuovi impianti di energia rinnovabili che invece, anche questo va detto chiaramente e con forza, sono e restano il futuro. E anche qui le ragioni sono chiare ed evidenti. Il costo delle fonti rinnovabili è sempre più competitivo, il sistema economico riconosce i vantaggi delle rinnovabili, il sistema politico e l’opinione pubblica sono sempre più consapevoli dell’urgenza di contenere i cambiamenti climatici, il mondo finanziario e gli investitori hanno capito che conviene investire su una economia decarbonizzata non solo per questioni ambientali, ma anche perché è l’unica politica energetica che ha un futuro.

In altre parole, si può che dire che il contesto nel suo complesso è più che favorevole. Quello che veramente rischia di rallentare gravemente questo processo di cambiamento e di conversione delle produzioni energetiche è proprio la lentezza nelle autorizzazioni di nuovi impianti. La lotta alla burocrazia del resto è una battaglia che riguarda il comparto dell’energia, ma non è il problema soltanto di questo settore. L’eccesso di burocrazia, la lentezza e la rigidità di certi apparati amministrativi pubblici in realtà bloccano l’intero ammodernamento del paese. Un problema forse sottostimato verso il quale il legislatore ben presto sarà chiamato ad esprimersi. Perché di rincaro in rincaro, di ritardo in ritardo il Paese rischia di perdere la sua sfida per lo sviluppo e per la modernità.

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