Zeitwirdknapp / Non c’è più tempo

Palermo

I Cantieri culturali alla Zisa sono uno spazio internazionale: 32 luoghi che propongono cultura a Palermo. All’ombra dello splendore normanno, la commistione che imperava nella corte degli Altavilla risplende nuovamente in un progetto mutliculurale che ospita fino al 31 luglio la più importante retrospettiva italiana del fotografo tedesco Miron Zownir.
Il Centro Internazionale di Fotografia, diretto da Letizia Battaglia, si apre con le foto dei reporter del quotidiano palermitano L’ora ed è già un pugno allo stomaco, magari non ci si aspetta di essere rassicurati ma di certo non di essere sconvolti.

Minor Zownir ci riesce! Zeitwirdknapp è una passeggiata ai margini della società, la sottocultura è di nuovo protagonista in un tempo in cui l’omologazione ci contiene con le redini dei social media. L’aggressività e la paura soppressi si manifestano nella rabbia insoluta dei post, il malessere è nuovamente mascherato e, oggi, questa mimesis distrugge le personalità e il pensiero singolo, il radicalismo delle immagini scattate a Berlino Ovest, Londra, New York e nelle città post comuniste dell’Est Europa ci presentano ciò che è diverso, originale, lontano dal conformismo, vero, vivo senza nessuna forma di patinatura e costruzione.

«Miron non è il fotografo queer o dei diritti LGBT o del BDSM, pur avendo molteplici contatti con loro e partecipando alle loro manifestazioni». Gaetano La Rosa, il curatore della mostra ha raccolto le settanta foto e ci accompagna in un percorso crudo e soprattutto sincero. Il dramma è la vita stessa ed è sul palcoscenico.
«Non esiste la lobby dei sei morti ammazzati a Mosca, anzi di loro nessuno vorrebbe sapere e vengono occultati in patria per putiniano volere. Il lavoro di Miron invece pone il focus sugli ultimi, senza distinzione e con la medesima passione sia come artista che come persona, che in lui sono indissolubilmente ed esistenzialmente legati». Il direttore del Wallofsounds festival non teme di esprimersi in modo netto rispetto alla ricerca artistica del fotografo nato a Karlsruhe, città nel sud-ovest della Germania.
«Robert Mapplethorpe, fotografo sicuramente molto più famoso di Miron Zownir, grazie anche alla fama che il glamour gay gli ha assegnato, giustamente direi, imponendolo come autore di grido anche in virtù della sua forza provocatoria, ma a mio parere non in grado di competere con la potenza espressiva e l’ampiezza dell’immaginario messo in gioco nelle foto di Zownir. Miron Zownir è il grande rimosso della cultura contemporanea, il politically correct funziona come una cancel culture occulta, che stabilisce i flussi delle informazioni e delle immagini veicolate dai media».

Di politicamente corretto in questo viaggio espositivo non c’è nulla, di contro l’onestà e la sincerità sono presenti in ogni smorfia ed espressione dei volti, tutti protagonisti assoluti di una storia.
Anche Roma aveva accolto i mondi di chi continuiamo a non voler vedere, rifiutando di considerare parte della nostra cultura o l’origine stessa di espressioni di cui ci siamo appropriati. La galleria Interzone nel 2017 aveva presentato Tales from the Other Side, la retrospettiva palermitana in nuce; è nello spazio capitolino del quartiere Pigneto che il Gaetano La Rosa, grazie al gallerista Gaetano Corleone, conosce i lavori di Minor Zownir. Il progetto si approfondisce: gli scatti in bianco e nero la cui chiassosità non è per nulla nascosta né edulcorata diventano Zeitwirdknapp. In questa mostra la curatela ha costruito un percorso intimo che descrive la spudoratezza, un modo di raccontare distante dal suo contenuto.

«Il percorso delineato nell’allestimento di Zeitwirdknapp / Non c’è più tempo, è quello di una retrospettiva che copre un arco di quasi quarant’anni del lavoro di Miron Zownir. In ogni foto fa capo a sé per potenza espressiva e intensità del risultato, nello scatto e nella stampa. Va sottolineato infatti che quella che si presenta come spudoratezza dei soggetti è totalmente sublimata in un rigore formale che non teme il confronto con nessuno».
La mostra è promossa dal Goethe Institut di Palermo, anch’esso ospite dei Cantieri alla Zisa, il lavoro di Heidi Sciacchitano ha supportato quello del curatore nella realizzazione della prima retrospettiva di un fotografo che sa riportare le vita nella sua totalità e questo ci può ancora sconvolgere.

Fino al 31 luglio
Cantieri culturali alla Zisa, https://www.cantiericulturalizisa.it/



Articoli correlati