Cosa ha fatto Iginio De Luca nell’ex lager Casa Rossa ad Alberobello

Alberobello

Pochi giorni fa è stato presentato ad Alberobello l’intervento artistico che Iginio De Luca ha pensato e prodotto per Casa Rossa, risultato delle ricerche e delle indagini che l’artista ha compiuto durante i giorni di residenza artistica per Apulia Land Art Festival 2021. De Luca è partito dalla volontà di donare voce e luce alla Casa, affidare a lei, come
soggetto pensante e sensibile, la possibilità di parlare e comunicare all’esterno modificando di fatto la percezione visiva ed emotiva che si ha dell’edificio, ormai storicizzato.
Un edificio che ha una lugubre storia alle spalle, negli anni dell’occupazione nazista, infatti, fu utilizzato come lager.

Il processo analitico messo in atto ha permesso di contestualizzare i segni e le parole che sono emersi dal confronto diretto con la comunità alberobellese. Le persone coinvolte hanno condiviso con l’artista i propri pensieri più intimi dedicati alla Casa; le singole esperienze vissute durante gli anni di attività della stessa; le proprie confidenze e i sentimenti più nascosti, anche di contrasto, dalla quale è emerso un profilo identitario unico, profondo e fortemente emozionale. Il risultato di questa azione ha reso possibile, quindi, un ribaltamento semantico, un transfert, nel quale la casa prende vita, attraverso vibrazioni luminose, come un cuore pulsante che brilla nel buio.

Iginio De Luca, se queste mura potessero parlare, 2021, installazione luminosa con alfabeto morse, courtesy l’artista

Questa antropizzazione ha permesso l’edificazione simbolica di un’architettura parlante, nella quale l’artista ha filtrato la carica emozionale dei soggetti coinvolti nella sua personale ricerca, fondendo così linguaggio gestuale e testo architettonico in un unico messaggio visivo da contemplare in maniera intima e silenziosa. Questa installazione radica la sua genesi nell’infanzia di iginio De Luca, quando già da bambino sperimentava l’uso delle luci come codice di trasmissione di messaggi, un chiaro rimando a Libero de Libero. Il contatto con la Casa gli ha permesso di concretizzare questa sua antica riflessione e di creare una continuità narrativa fra la sua interiorità e la sfera intima dei partecipanti.

L’artista, attraverso l’uso totemico e catartico del pensiero tradotto in parola, ha creato un collage verbale o poetico-visivo in totale aderenza con le ricerche portate avanti già in ambito neoavanguardistico dalle correnti artistico-letterarie del Gruppo 63 e del Gruppo 70, cioè di quella “Cultura del neo ideogramma” che Lamberto Pignotti ha stigmatizzato nella formulazione dell’ipotesi “di una ‘poesia tecnologica’, capace cioè di avvalersi dei temi, delle
tecniche e dei linguaggi della comunicazione di massa per farsi interprete dei profondi cambiamenti intervenuti all’interno della società”. Questi gruppi, a loro volta, riprendevano e sviluppavano le loro ricerche sulle teorie fondanti dei movimenti Dada e Surrealista. La cultura nonsense Dada sulla casualità illogica, sperimentata negli anni Venti a Zurigo da Tristan Tzara, o l’invenzione, in ambito surrealista, dei Poèmes-objet di André Breton hanno permesso lo sviluppo, negli anni a venire, di ricerche verbo visive aventi come oggetto una posizione di forte contestazione critica del sistema culturale, agevolando quell’intreccio fra arte e cultura che è anche la cifra stilistica di Iginio De Luca.

Iginio De Luca, se queste mura potessero parlare, 2021, installazione luminosa con alfabeto morse, courtesy l’artista

L’uso di una semantica realistica, che fonda le sue basi sull’uso della parola, intesa come codice linguistico della collettività, si qualifica come riflesso indiscusso dell’identità sociale in un rapporto reciproco di equilibrio tra segno verbale e segno visivo. La ricerca di Iginio De Luca si inserisce pienamente fra le pieghe della Poesia Visiva, che ha visto protagonisti artisti di prim’ordine come Ketty La Rocca e Mirella Bentivoglio, nei cui lavori l’intento principale era di irrompere nella materia prima del linguaggio, scomponendolo e ricomponendolo a livello visivo e sonoro, con un ribaltamento di senso che rimetteva in discussione le convenzioni stesse del codice linguistico.

Esaltando il suono e il fonema non solo con l’uso della voce, ma anche con strumentazioni tecnologiche, la parola pronunciata viene utilizzata come formula magica che investe l’oggettualità dell’opera di valore estetico. Questo tentativo di connotare in senso estetico la vita sociale corrisponde all’esigenza stringente di adeguamento e condivisione di valori puri alle istanze culturali e collettive.

http://www.apulialandartfestival.com/

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