“Diarium”, un’opera che racconta una storia: quella di Cavaliere Atelier, un’azienda dove il fare artistico s’incontra con architettura, moda, design e tanta passione

Roma

Uno scudo tagliato da un triangolo equilatero che crea tre punte: simboleggiano l’architettura, la moda e il design. È il logo di Cavaliere Atelier, una realtà nata dal 2015 dalla passione e dall’entusiasmo del suo omonimo fondatore che ha scelto questo nome in onore del nonno, che lo ha iniziato all’amore per il saper fare bene e in modo artistico. Cavaliere inizia studiando Architettura per poi fondare già giovanissimo, a vent’anni, la sua prima azienda impegnata nel settore della moda; cinque anni dopo un’altra nel design. È così che nasce Cavaliere Atelier, un team pluridisciplinare che firma Diarium, l’opera esposta a Palazzo Velli Expo, tra le sedi dell’Esposizione Triennale Arti Visive che ha inaugurato l’11 giugno a Roma, visitabile fino al 20 giugno.

«Nel caso di Diarium era la prima volta in cui mi veniva dato un tema per creare un’opera dal nulla. Con l’Atelier abbiamo sempre prodotto singole opere su richiesta, specifiche per le storie specifiche di ogni cliente. Ed è stata un’esperienza intensa perché è diventata un’analisi interiore forte». Il tema dell’esposizione infatti, gli anni Venti, è incentrato sui cambiamenti globali che condizionano e influenzano le culture nei primi vent’anni di un secolo e sul rapporto con il lascito alle generazioni future.

Diarium 2020 (Cavaliere, Giuffro, Giò, Magno, Mikone, Marco, Smarta, Enrico, Dede, Brioh)

«I libri mi hanno condizionato molto nel periodo di pandemia. La forma di Diarium s’ispira infatti al libro Il lavoro ben fatto di Vincenzo Moretti. Quando in occasione della Triennale mi misi a riflettere su quello che stavamo lasciando alle nuove generazioni il collegamento fu immediato: tornare a fare le cose fatte bene oppure renderci conto che a volte le stiamo già facendo. Se fai bene qualsiasi cosa, stai migliorando il mondo. Essendo nato alla fine degli anni Ottanta, ho percepito in prima persona la globalizzazione sul mercato con l’arrivo della manodopera a basso costo e del ‘made in China’. Io invece ero cresciuto in una realtà artigianale in cui mia madre cuciva e ricamava a mano in cucina fino a tarda sera. Dall’infanzia ho percepito la differenza tra un prodotto di massa e un prodotto artigianale che vive di un’anima e delle storie delle persone che hanno partecipato alla sua realizzazione».

Diarum è letteralmente un libro dalle pagine aperte che sprigiona luce dalla sua base, più simbolicamente un edificio luminoso della conoscenza su cui scrivere le pagine a venire, il futuro. E l’acciaio nella sua apparente semplicità è perfettamente in grado di assolvere questo compito. «La scelta è caduta sull’acciaio perché volevamo dare un messaggio di luce. Nel tempo abbiamo imparato a gestire al meglio le proprietà di questo materiale contaminato dalla luce, come dimostra bene l’AlberoGiusti realizzato per l’Istituto Levi Montalcini di Noceto nel 2019».

AlberoGiusti 2019 (Cavaliere, Giuffro, Giò, Magno, Ste, Gae, Brioh)

Diarium concretizza la possibilità umana di ‘scrivere la storia’. «’Esserci è storia’ è un altro tema importante di Diarium. Per me il 2020 personalmente ha esattamente rappresentato questo con la storicizzazione della firma Cavaliere nell’Atlante dell’Arte Contemporanea De Agostini. La forma del libro tornava ancora una volta. Altra fonte d’ispirazione è stato il Diario della crescita, di Raffaele Gaito, un piccolo libro pubblicato da mio fratello a mo’ di diario, un invito al processo di crescita».

Con la sua forma a ventaglio infatti l’oggetto restituisce proprio l’idea della crescita, illuminata pagina per pagina: «Visto dall’alto s’intravede il percorso della vita, quasi come il sole dall’alba al tramonto». La semplicità di Diarium stupisce, tuttavia dietro si nasconde una ricerca ossessiva del rapporto aureo in relazione ai 15 cm del libro di Vincenzo Moretti e intensi mesi di lavoro di un team numeroso, caratteristica essenziale di Cavaliere Atelier. «Vorrei menzionare gli artisti artigiani che hanno dato vita con me a Diarium: “Giuffro” per il design, “Giò” per il logo e la comunicazione, “Magno” per l’elettronica delle luci, “Mikone” per il software dell’interazione con luci, Marco per la vetrina online, “Smarta” per l’aiuto a formalizzare i miei viaggi mentali strutturandoli in una storia leggibile, Enrico per le saldature dei metalli, “Dede” per l’assemblaggio dei vari pezzi».

Ciò che sembra contraddistinguere Cavaliere infatti è un’identità forte in equilibrio, al contempo, con il senso di gruppo e di collettività che crea la realtà eclettica e pluridisciplinare dell’Atelier, dove non c’è posto per alcuna categorizzazione. «Mi piace essere libero. Non mi definisco in nessuno schema. Sono stati gli altri a definirmi artista con il tempo. Perché darsi dei limiti? Io penso che nella vita non si debba fare per forza una sola cosa. Se si ha valore e stile, li si possono trasportare in diversi campi o in diversi prodotti. Può cambiare la manifattura ma l’emozione è la stessa».

Soci fondatori, da sinistra Giò, Giuffro, Brioh, Cavaliere

LA STORIA
La storia dell’Atelier inizia quando il giovanissimo Cavaliere decide di creare – non senza difficoltà – con la mamma sarta, una piccola azienda di moda. «La prima esperienza fu difficile ed arrivammo ad un blocco economico. Una volta trasferitomi a Parma conobbi “Giuffro”, un ragazzo che aveva un’acciaieria con suo padre. Nacque l’amore per l’acciaio e i metalli. Da lì iniziammo a sperimentare sul design di oggetti unici in acciaio con la nostra firma ancora in produzione, GCDesign. Intanto continuavo a studiare architettura e iniziavo a mischiare nei progetti i vari campi che nel frattempo erano nati: moda, design, architettura. Parlai con i vari collaboratori e nacque Cavaliere Atelier. I soci fondatori sono quattro: “Giuffro” il designer, “Giò” lo stilista, Cavaliere l’artista, “Brioh” il nostro AD. A loro si aggiungono Anna la sarta, “Terry” la ricamatrice, “Vane” la decoratrice, “Ste” l’architetto, oltre al team già elencato per Diarium».

Ciò che rende indispensabile la collaborazione di saperi diversi è l’esperienza dell’incontro con l’altro alla base del momento iniziale della progettazione e ancor prima l’incontro con una richiesta specifica che da astratta prende concretamente una forma. «Prima ancora di capire la funzione di quell’oggetto, progetto o materiale c’è una storia. La storia di una persona che è venuta a raccontarsi. Siamo al servizio delle persone per fare concretamente attraverso i materiali un oggetto che rappresenti la loro storia. Interpretare attraverso i materiali qualcosa di concettuale è il nostro aspetto artistico».

Connessioni 2016 (Giò, Giuffro, Terry, Cavaliere)

Non solo l’incontro ma anche la storia personale e collettiva è un ideale di Cavaliere Atelier, senza la storia non c’è confronto né inizio. «Viviamo sempre un momento iniziale di confronto. Sia di storia che di realizzazione. Perciò lo stare insieme è indispensabile. Viviamo di quel momento di incontro sia tra di noi che con il cliente. Questa è la nostra forza». E in questo si notano alcune somiglianze con il grande mondo dell’arte contemporanea: «Spesso nell’arte contemporanea dall’idea dell’artista si giunge alle maestrie artigiane per realizzarla. Io stesso non potrei fare nulla da solo, c’è un team di dieci persone che ci mettono la testa e le mani. Venendo dall’ambiente artigianale, mi sento coinvolto in prima persona in questo aspetto ed è giusto sottolinearlo». Non a caso anche Diarium è stata pensata originariamente per l’interazione attiva con lo spettatore che nel progetto iniziale avrebbe potuto accendere autonomamente, sfiorando il bordo dell’opera, la metà ‘spenta’ del libro-scultura, come in un atto simbolico di scrittura.

«Interagire con il tocco è diventato impossibile per le prassi dettate dal Covid. Abbiamo allora pensato a un QR code collegato all’opera in modo che il pubblico potesse ugualmente interagirci ma virtualmente, accedendo all’applicazione di gestione delle luci dal proprio smartphone. Terminata la Triennale poi, Diarium tornerà in Atelier e lo collegheremo ad una webcam attiva 24h così tutti da remoto potranno vivere l’opera e illuminare le proprie pagine di futuro dal sito dedicato. La tecnologia non deve dominare sull’opera in modo assoluto, la presenza della materia è essenziale». L’energia eclettica di Cavaliere, gli ideali del lavoro ben fatto e il senso di collettività ben bilanciato con la forte identità personale sono tutte peculiarità che rispecchiano la mission dell’Atelier e che trovano in Diarium il loro degno ambasciatore.

info: https://www.ildiarium.comhttp://www.cavaliereatelier.com
https://esposizionetriennalediartivisivearoma.it

ilCav 2017 (Terry, Giuffro, Giò, Cavaliere) 
ViVa 2016 (Ste, Magno, Giuffro, Cavaliere)
SaMarco 2019 (Vane, Alfredo, Cavaliere, Giò)