La Vucciria di Guttuso torna a Palermo. Storia di un’opera

Palermo

I palermitani negli ultimi giorni si stanno godendo nuovamente La Vucciria di Renato Guttuso. Dopo essere stata in trasferta nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio a Roma, il celebre dipinto del pittore siciliano è tornato nella location che l’artista stesso aveva scelto: Palazzo Steri, sede del Rettorato dell’Università di Palermo. La sua nuova location è stata progettata ad hoc da Marco Carapezza, Paolo Inglese e Maria Concetta Di Natale.

Un concentrato di tradizione siciliana si è quindi venuto a creare nella sede di Palazzo Steri. L’edificio, infatti, in passato fu sede dell’Inquisizione e un altro illustre siciliano, Leonardo Sciascia, trasse proprio dai graffiti dei detenuti allo Steri materia per il suo romanzo Morte dell’inquisitore, in cui racconta l’omicidio di Juan Lopez de Cisneros ad opera di Diego La Matina, l’eretico in cui Sciascia trovò il proprio antenato spirituale. E proprio Guttuso si occupò di disegnare, con il tratto nero della morte, il momento dell’uccisione.

Prima di rientrare a Palermo, la Vucciria, che racconta il mercato ormai leggendario della città, era stata in trasferta nella Sala della Lupa a Montecitorio. Oggi, sottolinea l’Università di Palermo, è visibile in “un involucro nuovo di zecca, immersivo, struggente, cuore del nuovo percorso di visita che restituisce lo Steri alla citta’”.

La Vucciria

L’OPERA
Guttuso dipinse la tela nell’arco di alcuni mesi, nel 1974, facendo arrivare nel suo studio di Velate frutta e verdura di giornata per ricreare e poter così riprodurre, i colori del mercato palermitano. Oggi il quadro ha ripreso posto nell’antica sala delle Armi del palazzo medievale, a piano terra, dove era stato sistemato nel 2004 su iniziativa dell’allora rettore Giuseppe Silvestri. Qui la Vucciria è stata collocata in una nicchia che “la accoglie come un abbraccio”. «Le figure sbozzate – spiegano i curatori della collocazione – si muovono tra pesci, frutta, verdura, quarti di carne”. “Una grande natura morta – scrisse Guttuso – con in mezzo un cunicolo entro cui la gente scorre e si incontra».

La vista è immersa nei colori e nei movimenti delle figure (“Di tutti i personaggi del quadro possiamo infatti chiederci: stanno comparendo o scomparendo?”, si interrogò Andrea Camilleri); l’orecchio è teso ad agguantare le voci del mercato – le tipiche “banniate” – registrate e conservate negli archivi del Cricd, il Centro regionale del Catalogo. L’allestimento, curato da Marco Carapezza, Paolo Inglese e Maria Concetta Di Natale e realizzato dall’architetto Maria Carla Lenzo, è completato da alcuni pannelli con biografia, note critiche, scritti di colleghi e intellettuali, uno schizzo pubblicato dal Villabianca dell’antica Bocceria; sui monitor scorrono contributi video dalle Teche Rai, dal Diario di Guttuso realizzato da Giuseppe Tornatore nel 1982 e dal documentario del 1975 Come nasce un’opera d’arte.

http://www.musei.unipa.it/carceri.html

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