Nuova mostra nello spazio indipendente Kaspar Hauser, un cantiere di sperimentazione e contaminazione contemporanee

Roma

Nel sottobosco capitolino succedono cose incredibilmente interessanti. Una di queste è la proliferazione di spazi indipendenti dove artisti e curatori si uniscono e danno vita a esperimenti di convivenza creativa, rispondendo in maniera quasi avanguardistica all’estabilishment istituzionale dell’art system. Una di queste esperienze è quella di Kaspar Hauser, ideato e promosso da Fabrizio Pizzuto e Guido D’Angelo, sorto in un piccolo spazio incastonato in un suggestivo cortile condominiale a pochi passi da piazza del Popolo a Roma. Uno di quei cortili di cinematografica memoria, dove negli anni ’50 e ’60 c’erano atelier di artisti e artigiani, poi nel tempo diventati garage e depositi e ora ritornati, come nel caso di Kaspar Hauser, alla loro vocazione creativa.

Tutto funziona, il contesto, il perimetro e anche il contenuto. Quest’ultimo meticolosamente messo a punto da Pizzuto e D’Angelo. Il loro prossimo impegno è quello che inaugura il 10 giugno, una mostra intitolata Problemi di Idraulica, che vede come protagonista la giovane Camilla Gurgone. Perché Kaspar Hauser, a differenza di altri spazi indipendenti romani, si contraddistingue per un suo indirizzo ben preciso: selezionare i migliori talenti in formazione in Italia e dare loro una possibilità di esprimersi. Esattamente quello che mancava, un occhio vigile sulle nuove generazioni sin dai primi passi mossi nelle accademie. Molto sperimentale, è ovvio, e sotto alcuni aspetti rischioso, ma proprio per questo molto coraggioso e meritevole di essere osservato.

LA MOSTRA
Incidenti, guasti, rotture improvvise di tubi e perdite d’acqua. Non si tratta né di incidenti fortuiti né di sintomatiche esplosioni del rimosso (chi ha detto che la rottura di una tubatura non sia anche un’esplosione libidica malamente trattenuta?) ma di eventi sistematici che destabilizzano le nostre routine quotidiane, che alterano la trama rassicurante delle nostre abitazioni. Non siamo padroni in casa nostra, come non siamo padroni del nostro corpo, ma il proprietario “impersonale” di questi organismi è un’architettura intricata di tubature e vene, circuiti cerebrali e elettrici, il trionfo di uno strutturalismo risorgente e irritante come uno stillicidio per tutti quei manici del controllo dall’ego idrofobo e ipertrofico. Davanti questa complessità, fatta di cose spicciole che subdolamente diventano enormi, Camilla Gurgone con Problemi di idraulica si improvvisa operaio dal piglio risoluto, si butta a capofitto in questo caos, ma per farlo quello che crea è un campo esteso di problematiche, con una installazione che trasforma il White cube del KH lab in un delirio impiantistico.


Impersonando professionalità “rispettabili” e “utili”, Gurgone da vera enfant terrible nella propria ricerca artistica fa propria la consolidata pratica dell’assimilazione, deformando attraverso l’uso trasgressivo di questa (s)possessione lo statuto borgese e ufficiale degli stessi, patrimonio comune dei medesimi soggetti con problemi di ego. Contro il cliché che fare l’artista non è una roba seria, questo proliferare tentacolare e mimetico assume un aspetto ludico e al contempo corrosivo, come un acido per sturare un ingorgo. In questo gioco fittizio, dove i problemi
sono e ribaltati, lo spettatore – entrando come in una giostra – è invitato a partecipare, a fare un’esperienza estetica di questa disfunzionalità qui esplorata formalmente e concettualmente. Si crea così un cortocircuito che complica il rapporto fra realtà e finzione, creando un terreno di scambio relazionale che attraverso una ampia gamma di implicazioni vira dalla leggerezza della boutade alla critica più lucida – la rivendicazione individuale, meta-artistica – catturando nella trappola di un lavandino intasato lo strato grasso e spurio di stereotipi e pregiudizi, banalità e
volgarità. Un gioco serio che nello spazio di una mascherata fa dell’artificialità della forma e della spontaneità degli intenti un’arma contro l’intasamento mentale e non solo metaforico scaturito da queste piccole criticità domestiche.

Opening 10 giugno 2021 ore 15-19
Fino al 15 luglio.
Kaspar Hauser, via Flaminia 26
Info: https://www.khlab.it/

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