Un Oceano di Silenzio. Il mio, Franco Battiato

Roma

Non ho mai amato la scrittura piena di emozioni e sentimentalismi, eppure ho sempre saputo che un
eccezione ci sarebbe stata anche per me un giorno. Quel giorno è arrivato oggi, nella primissima
mattina di questo martedì 18 maggio, perché oggi è un giorno che non dimenticherò mai più, oggi
è morto Franco Battiato. Il mio Franco Battiato. Mentre scrivo sto ascoltando Haiku, un pezzo noto
a pochi forse, uscito nella versione rimasterizzata nel 2008 e per la prima volta nel 1993 nell’album
Caffè de la Paix.


Non mi soffermo né sulle spiegazioni mistiche né su Gurdjieff ma continuo come avevo iniziato, anche perché in questo momento le testate pullulano di biografia e storia di Battiato. Mentre scrivo, ed è vero, ho il viso rigato dalle lacrime, sono uscite tutte insieme quelle di almeno un anno che non piangevo e per ora ancora non sono finite. Credo come quelle di tutti noi che a metà concerto sotto il palco finivamo per ballare con Franco Battiato. Non so scrivere cosa rappresenti per me Franco Battiato, forse un membro della famiglia o qualcosa del genere, un amico? No, qualcosa di più. Ho sempre detto a tutti “la voce di Battiato è quella di mio nonno” e chissà, forse era vero, dato che il nonno che non ho mai conosciuto era proprio siciliano.

L’origine non genetica invece è sicuramente mia madre. Mia madre che mostrandomi la foto di mio padre sul libretto universitario mi diceva: «Tuo padre somigliava a Battiato, guarda!». Ed era vero, mio padre a vent’anni era come Battiato al concerto a Baghdad nel 1992. Pieno di barba e capelli neri, con il naso “alla siciliana”, orecchie grandi e quegli occhialoni identici. Non so se è un caso ma mio padre e mia madre stanno ancora insieme – stranamente –, da quarant’anni. E poi sono arrivata io a ereditare il tutto. Vissuta in una casa piena di Battiato con la sua voce “a palla”; mio padre che fomentava la passione di mia madre con l’acquisto del nuovo album o singolo di turno a ogni festa
comandata.

Ricordo ancora lo shock per l’album Dieci Stratagemmi del 2004. Nel videoclip di una traccia nel disco c’era un Battiato nuovo, cinico, con i capelli lunghi che gli coprivano il volto mentre un pinguino cadeva morto nella neve. Nessuno lo capì subito. E poi il mantra della mia vita, Le aquile non volano a stormi. Con Franco Battiato sono nata io e quello che penso oggi. Quello che ho vissuto e quello che vivo. Alle scuole medie una professoressa mi disse che per capire cosa
era dio dovevo ascoltare L’Ombra Della Luce. Stamattina nei messaggi che mi hanno mandato gli amici, c’era anche lei.

La notte prima degli esami la passai all’Auditorium parco della Musica ad un concerto, uno dei più belli in assoluto. Nella mia vita Battiato è in equilibrio perfetto, una voce onnipresente. Sono felice, ascolto Battiato, sono triste, ascolto Battiato. Lui è fermo lì sempre con la sua voce rassicurante e limpida.

All’ultimo concerto a Roma alle Terme di Caracalla costatammo tutti che qualcosa iniziava a non andare più bene nella voce di Battiato (2017). In quell’occasione mentre mia sorella segnava la fine della sua frequentazione ai concerti di Battiato, io replicavo: “Io andrò sempre, fino all’ultimo concerto”. Purtroppo quello sarebbe stato l’ultimo concerto per entrambe. Tutto questo fino alle notizie a morsi sulla sua salute, le smentite su malattie presunte e non, io ci pensavo ogni giorno sperando che non arrivasse mai questo mercoledì 18 maggio. Ogni tanto, specialmente nell’ultimo periodo, mamma mi chiedeva: «ma tu sai qualcosa di Battiato?».


Nessuno sapeva nulla. Ma in realtà sapevamo eccome e quella era la forma di rispetto più grande, il
silenzio. E ora, proprio come davanti ad un grande capolavoro, possiamo solo stare zitti. Solo la
musica ci rincuora e Franco Battiato è qui dove un «oceano di silenzio scorre lento senza centro né
principio. Cosa avrei visto del mondo senza questa luce che illumina i miei pensieri neri? […]
E scendo dentro un Oceano di Silenzio. Sempre in calma». https://www.battiato.it/

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