Il Centro Pecci dedica una grande mostra a Chiara Fumai

Prato

A tre anni dalla sua prematura scomparsa, l’artista Chiara Fumai è protagonista di una approfondita mostra a lei dedicata dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. A curarla sono Francesco Urbano Ragazzi e Milovan Farronato. Farronato ha già trattato la Fumai, riservandole un’interessante stanza di quel labirinto progettato per il Padiglione italiano della Biennale di Venezia del 2019, da lui curato.

Questa mostra di arte contemporanea apre i battenti l’8 maggio e va avanti fino al 3 ottobre. Fa parte di un più ampio progetto che mette insieme diverse istituzioni europee con lo scopo di rivisitare il lavoro dell’artista, preservarne il lascito e trasmetterlo a un vasto pubblico. Presentata alla fine del 2020 al Centre d’Art Contemporain Genève, la mostra dopo la tappa al Centro Pecci, nei prossimi due anni sarà esposta a La Loge di Bruxelles e alla Casa Encendida di Madrid, approfondendo l’indagine su una personalità creativa che ha lavorato in modo marcato sui linguaggi della performance e dell’estetica femminista del XXI secolo.

Astral Body, 2016, veduta dell’allestimento, Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007–2017. Foto © Ela Bialkowska.

Poems I Will Never Release, questo è il titolo, raccoglie un corpus molto completo di opere di Chiara Fumai, che traducono in forma materiale le performance dell’artista, pur rispettando il suo intento programmatico di non documentarle.

Ribellandosi a una sorta di pregiudizio latente legato al suo essere un’artista donna, Chiara Fumai ha messo a punto un vocabolario di minaccia, rivolta, violenza ma anche noia, atto ad innescare situazioni scomode, per promuovere i suoi ideali di femminismo anarchico. Le sue opere, collage, ambienti e azioni, evocano figure femminili che, con il loro coraggio e la loro rabbia, hanno lasciato un segno per poi essere escluse o dimenticate; tra queste Annie Jones, la “signora barbuta” e Zalumma Agra, la “bellezza circassa”, entrambe parte dei tour di P.T. Barnum, la terrorista tedesca Ulrike Meinhof, la medium italiana analfabeta Eusapia Palladino, la filosofa e rivoluzionaria socialista Rosa Luxemburg, la scrittrice femminista Carla Lonzi e molte altre.

Una straordinaria e peculiare galleria di ritratti che include anche alcune figure maschili, come l’illusionista Harry Houdini e Nico Fumai, primo personaggio immaginario e unico di origine biografica. Riprende infatti il nome del padre dell’artista per attribuirlo a un cantante, utilizzando l’interesse per l’Italo Disco degli anni ’80 come strategia per interpretare un’epoca storica specifica e per riunire campi differenti di ricerca, tra cui la musica, a cui Chiara Fumai si dedica, come DJ, nei primi anni del suo percorso artistico.

In mostra anche due spazi domestici che hanno segnato la carriera dell’artista: The Moral Exhibition House – installazione ambientale ricreata per la prima volta dalla sua esposizione nel 2012 a Documenta 13 – in cui la casa è uno spazio per l’insurrezione femminista sotto forma di un freak show domestico, e la riproduzione di una stanza dell’appartamento milanese in cui l’artista ha vissuto anni cruciali della sua vita adulta. Quest’ultima è un’ironica auto-celebrazione pianificata per una sua possibile retrospettiva, che contiene una selezione di abiti e oggetti di scena, libri e dischi in vinile: tutti documenti che provengono dall’archivio dell’artista, una parte del quale è conservata a Bari da The Church of Chiara Fumai – l’ente incaricato di preservare la memoria e il patrimonio dell’artista – mentre un’altra parte è stata donata al Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea di Torino.

Poems I Will Never Release comprende inoltre: I Did Not Say or Mean “Warning”, opera con cui Chiara Fumai vinse il Premio Furla nel 2013, in cui incarna lo spirito di una donna anonima che guida lo spettatore attraverso la storica collezione d’arte della Fondazione Querini Stampalia a Venezia; Chiara Fumai legge Valerie Solanas, finta propaganda del Manifesto S.C.U.M di Valerie Solanas, che riflette la prima campagna politica di Silvio Berlusconi; The Book of Evil Spirits, una video installazione prodotta per Contour 7 – The Biennial of Moving Image, in cui l’artista ha documentato una serie di sedute spiritiche tenute da Eusapia Palladino, riscrivendo retrospettivamente la storia della medium.

L’interesse dell’artista per le esperienze medianiche, la scrittura automatica e la magia nera sono testimoniati anche dai wall drawings, tra cui This Last Line Can Not Be Translated ideato dall’artista per il Premio New York – vinto nel 2017 – e presentato postumo, per l’appunto, alla 58esima Biennale di Venezia nel 2019.

La mostra cerca di catturare ciò che l’artista Chiara Fumai amava definire il suo “slavoro”: una produzione decennale che va ben oltre le performance per le quali era più conosciuta.
Il titolo della mostra è tratto dall’ultimo autoritratto dell’artista: un burattino con una maglietta con il motto Poems I Will Never Release. Sebbene la frase possa suonare malinconica in relazione alla sua precoce scomparsa, in realtà afferma un dato di fatto: Chiara Fumai ha basato il suo lavoro sull’esecuzione di parole scritte da altri. Non ha mai composto poesie ma ha incanalato parole altrui, quelle di donne che avevano bisogno di riscatto e riconoscimento storico.

Info: https://centropecci.it/

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