Massimo Vitali, la sua fotografia per raccontare il parziale ritorno alla normalità

Roma

Massimo Vitali è uno dei massimi esponenti della fotografia contemporanea e sarà lui il protagonista della quinta edizione di Visionarea Art space, il progetto che racconta la fotografia italiana. Il 5 maggio inaugura la mostra Leporello 2020. No country for old men, a cura di Gianluca Marziani, all’auditorium della Conciliazione di Roma, con il sostegno della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal prof. avv. Emmanuele F.M Emanuele.

Una nuova mostra per raccontare un anno particolare, il 2020, segnato indelebilmente dal Covid. Ma lo sguardo di Massimo Vitali si è concentrato su quel lasso di tempo successivo al lungo lockdown, il momento in cui gli italiani si sono riaggregati sulle spiagge, prima di tornare a richiudersi in casa.

Il progetto espone 16 foto, selezionate da Visionarea in collaborazione con la galleria Mazzoleni di Londra.

Gli elementi tecnici sono quelli che da sempre definiscono la personalità figurativa di Massimo Vitali. Grandi panoramiche orizzontali a campo aperto, uso magistrale del colore naturalistico, sensibilità tonale per le variazioni infinitesimali di luce, formati di estensione panoramica, stampe e materiali dal perfezionismo matematico. Un codice visivo che diventa sguardo ascetico sul mondo, un vero apparato sensoriale dello sguardo panoramico.

I temi di Vitali toccano l’umanità sociale, cogliendo gli istanti nei luoghi del raduno spontaneo, del divertimento, dello sport, della condivisione collettiva. Spiagge, discoteche, grandi concerti, piste da sci, città d’arte… spazi dell’aggregazione e luoghi dello scambio che raccontano la civiltà contemporanea, il mondo mutante, il sottile confine tra divertimento e invisibile follia.

«Sono molto lieto di presentare, per il quinto anno consecutivo, il progetto VISIONAREA ART SPACE, che in questo 2021 viene realizzato in concomitanza con la ripartenza dell’Italia dopo l’arresto forzato dovuto al Covid. La rassegna di questa stagione, dedicata a quattro artisti italiani che si cimentano con la fotografia e con la pittura, si intitola non a caso “Imago Italica”, in quanto intende celebrare il talento artistico contemporaneo italiano – che si nutre di tematiche attuali, ma attinge a piene mani dall’eredità della tradizione – nella sua dimensione internazionale, attraverso diversi medium, com’è nella migliore tradizione del contenitore VISIONAREA. La rassegna, quest’anno, porta inoltre con sé un’importante novità, da me fortemente voluta: si articolerà in uno spazio dell’Auditorium Conciliazione completamente nuovo, dedicato ai progetti espositivi, di respiro museale, che affaccia con grandi vetrate su Piazza Pia, creando un ideale dialogo tra la modernità delle opere in mostra – che saranno distribuite in due ampie sale attigue, a loro volta collegate al foyer – e la secolare bellezza del paesaggio romano, rappresentata dall’iconica mole di Castel Sant’Angelo».

Emmanuele Emanuele

Emmanuele Emanuele è stato uno dei protagonisti dell’ultimo anno, con i vari progetti sanitari, umanitari e sociali che ha sostenuto e questa iniziativa rappresenta una sintesi del suo impegno e delle sue grandi passioni. Da sempre sensibile alla promozione dell’arte e della cultura, ha trovato in questa mostra una documentazione in chiave artistica di un periodo che lo ha coinvolto molto professionalmente ed emotivamente. Rivivere il dramma del Covid, attraverso il punto di vista di Vitali, si trasforma in un modo per ricordare una crisi difficile, ma che ha tirato anche fuori il meglio da molte persone e da molte realtà, come la sua Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, che sono state in prima linea per contribuire al superamento dell’emergenza sanitaria.

«La serie dei panorami di spiagge italiane è iniziata alla luce dei drastici cambiamenti politici in Italia – spiega la storica dell’Arte dell’Università di Berkley Whitney Davis – Massimo iniziò a osservare con molta attenzione i suoi connazionali. Ha rappresentato una visione igienizzata e compiacente della normalità italiana, rivelando allo stesso tempo le condizioni interne e i disturbi della normalità: la sua falsità cosmetica, le allusioni sessuali, lo svago mercificato, il senso di benessere illusorio e il conformismo rigido».

«L’artista si mette a debita distanza – spiega il curatore Gianluca Marziani – osserva il quotidiano coi suoi ritmi naturali, quindi scatta fotografie panoramiche a campo lungo, quasi a racchiudere il maggior numero di elementi in una medesima immagine. Agisce come un regista da western epico, osservando la forza naturale del paesaggio, l’impatto di cieli che sembrano in movimento, il punto di fuga verso orizzonti lontani. Le sue spiagge fermano la vita nelle ore più calde, le discoteche si mostrano durante l’apice notturno, le piste da sci compaiono piene di sportivi, le città d’arte piene di turisti accaldati, i parchi pubblici pieni di gente divertita. Un racconto dentro la vita tramite opere di grande formato, talvolta strutturate per dittici o trittici, in modo da evocare le sensazioni avvolgenti di uno schermo sulla realtà. La fotografia diventa un ideale cinemascope che ingrandisce la scala e gioca col vedutismo pittorico… In un’epoca dominata dal distanziamento sociale, il messaggio di Massimo Vitali ci riporta alle energie liberatorie dell’umanità, alla nostra attitudine verso lo scambio, ad una promessa di futuro che sia una riconquista di noi stessi attraverso l’esperienza condivisa».

Massimo Vitali con Guido Talarico

L’ARTISTA
Massimo Vitali è nato a Como nel 1944, vive e lavora a Lucca. Si è trasferito a Londra dopo il liceo, dove ha studiato fotografia al London College of Printing. All’inizio degli anni Sessanta inizia a lavorare come fotoreporter, collaborando con molte riviste e agenzie in Italia e in Europa. In questo periodo conosce Simon Guttmann, il fondatore dell’agenzia Report, che sarà una figura fondamentale per scoprire la sua attitudine al profilo artistico della fotografia. All’inizio degli anni Ottanta inizia a lavorare come direttore della fotografia per la televisione e il cinema. Tuttavia, il suo rapporto privilegiato con la macchina fotografica lo riporta verso la ricerca artistica. Da quel momento la carriera di Vitali è costellata da innumerevoli successi, esponendo nei grandi musei italiani e internazionali.

Insieme all’inaugurazione della nuova stagione di Visionarea ArtSpace, Auditorium della Conciliazione presenta una nuova veste, concepita e realizzata durante l’emergenza per rispondere alle nuove istanze della città. Dopo mesi d’attesa a causa della pandemia, riapre lo spazio con una veste completamente rinnovata, ampliata nei volumi espositivi, dotata di tecnologie di ultima generazione, di una caffetteria al suo interno e di un nuovo ingresso autonomo in Piazza Pia a Roma.

La mostra è visibile dal 6 maggio al 10 settembre all’Auditorium della Conciliazione, piazza Pia 1 – Roma.
Info: www.visionarea.org

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