Master of photography, a Lecce la mostra di Lisetta Carmi

Lecce

Lecce riparte con la fotografia. Al Castello Carlo V, dal 6 maggio al 5 settembre, arrivano le fotografie di Lisetta Carmi con la antologica a lei dedicata.

L’ultima volta che abbiamo apprezzato i suoi lavori è stato alla Quadriennale di Roma, che le aveva riservato un ampio spazio.

La mostra, a cura di Roberto Lacarbonara, Giovanni Battista Martini e Alessandro Zechini, in collaborazione con l’Archivio Lisetta Carmi, offre un’ampia prospettiva su una delle più interessanti interpreti della fotografia sociale nella seconda metà del Novecento.

Ed è un omaggio alla fotografa a 50 anni dal suo trasferimento dalla Liguria in Puglia, a Cisternino (1971), dove ha scelto di vivere e fondare l’Ashram internazionale ispirato al guru indiano Babaji Herakhan Baba.

Lisetta Carmi, Orgosolo, festa dell’Assunta 1964, ©Lisetta Carmi-Martini & Ronchetti

Gli oltre 60 scatti in mostra provengono dai nuclei principali della ricerca fotografica da sempre orientata all’indagine sulle marginalità sociali, sul lavoro e sui territori del Sud Italia.

Accanto alle immagini dedicate al Porto di Genova e all’Italsider, il lungo viaggio nei territori remoti del meridione italiano è documentato dalle foto dedicate alla Puglia, alla Sardegna e alla Sicilia.

Lisetta Carmi è inoltre tra i primissimi autori ad occuparsi in maniera radicale dell’identità di genere, peraltro in un periodo estremamente ostile: quando nel 1972 le sue foto furono raccolte in un libro pubblicato dalla casa editrice Essedì di Roma, le librerie si rifiutarono di esporlo.

La Carmi aveva iniziato a fotografare i transessuali a Genova nel 1965 e aveva proseguito per sette anni fino alla pubblicazione di un lavoro, I Travestiti, destinato a diventare un documento fondamentale nella storia della fotografia italiana.

Una sala della mostra è inoltre dedicata ad uno degli incontri più struggenti dell’esperienza fotografica dell’autrice ligure, quello con Ezra Pound.

La sequenza di 12 scatti realizzati a Sant’Ambrogio di Zoagli nel 1966 riprende lo sguardo abissale e perduto del poeta americano, trasferitosi in Italia con sua moglie Dorothy Shakespeare dopo il rilascio dal manicomio di St. Elizabeths (Washington).

Lisetta Carmi, Orgosolo, Chiesa di San Michele, 1964, © Lisetta Carmi-Martini & Ronchetti

Nonostante la decisione perentoria di abbandonare la pratica fotografica alla fine degli anni Settanta, Lisetta Carmi assume sempre più una indiscussa centralità nella storia della fotografia italiana e numerose sono le mostre e pubblicazioni dedicate alla sua produzione.

Come l’importante retrospettiva del 2015 a Genova (la città dove nasce nel 1924), quella del Museo di Roma in Trastevere nel 2017 e del MAN di Nuoro (2021), e la partecipazione all’ultima Quadriennale di Roma (2021).

La mostra Gli altri si sviluppa lungo due tappe prestigiose: il Castello Carlo V di Lecce (Maggio-Agosto 2021) e il Museo Osvaldo Licini di Ascoli (Settembre-Novembre 2021).

L’ARTISTA
Lisetta Carmi nasce a Genova il 15 febbraio del 1924, da una famiglia borghese di origine ebraica. A dieci anni inizia a studiare pianoforte ma le leggi razziali le impediscono di continuare gli studi, interrotti alla terza ginnasio.

Al termine della guerra riprende gli studi di pianoforte col maestro They e si diploma al conservatorio di Milano. Tiene una serie di concerti in Germania, in seguito si esibisce anche in Svizzera, Italia e Israele.

Nel 1960 scopre la fotografia durante un viaggio in Puglia con l’amico etnomusicologo Leo Levi. Tra il 1962 e il 1964 collabora come fotografa di scena con il Teatro Duse di Genova. In seguito realizza un primo reportage in Sardegna e poi a Genova: dall’Ospedale Gaslini all’Ospedale Galliera, all’anagrafe, al centro storico e alle fogne cittadine.

Fotografa il porto di Genova con l’obiettivo di informare e denunciare lo sfruttamento del lavoro operaio; ne nasce una mostra itinerante in Italia che approderà in Unione Sovietica.

Nel 1965 entra in contatto con la comunità dei travestiti di Genova e per diversi anni li fotografa nella loro vita quotidiana. L’undici febbraio del 1966 realizza la piccola serie di foto dedicata all’incontro col poeta Ezra Pound a Sant’Ambrogio di Rapallo, grazie al quale vince il prestigioso premio Nièpce per l’Italia.

Viaggia in Inghilterra, e documenta in Olanda il movimento di protesta dei Provos ad Amsterdam. Inizia a fotografare i monumenti del cimitero di Staglieno. Nel 1969 parte poi alla volta dell’America Latina, viaggia in Venezuela, Colombia e Messico.

Negli anni Settanta viaggia in Oriente, Afghanistan, India, Pakistan e Nepal. Nel 1971 compra un trullo a Cisternino. L’anno successivo viene pubblicato il libro I Travestiti, a cura di Sergio Donnabella con testi di Lisetta Carmi e Elvio Facchinelli. Nel 1975 fotografa la difficile situazione a Belfast in Irlanda.

Il 12 marzo 1976 incontra a Jaipur il guru Babaji Herakhan Baba, il Mahavatar dell’Himalaya, che trasformerà e illuminerà la sua vita. Su sua indicazione, fonda nel 1979 un ashram a Cisternino. Nel 1984 Babaji abbandona la sua forma terrena.

Lisetta Carmi lascia la pratica fotografica per dedicarsi anima e corpo ai lavori di costruzione del tempio di Cisternino, che sarà ultimato nel 1986. Nel 1997 lo Stato italiano riconosce al Centro Bhole Baba lo statuto di Ente Morale.

A partire dal 2005, dopo lunghi anni di oblio, le fotografie di Lisetta Carmi diventano oggetto di grande attenzione e sono esposte in numerose mostre.

Nel 2010 il film di Daniele Segre Lisetta Carmi, un’anima in cammino è presentato alla 67esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel 2016 le vengono assegnati il Premio Mediterraneum e il Premio Marco Bastianelli.

Info: https://www.kunstschau.it/

Lisetta Carmi, Italsider, 1962-64, © Lisetta Carmi-Martini & Ronchetti


Articoli correlati