Chi è l’artista? Ecco i 10 artisti che con la loro storia hanno influito sulla risposta a questa domanda

Roma

Nel nuovo numero di Inside Art abbiamo snocciolato questo tema: chi è l’artista? Qual è la percezione culturale, sociale e giuridica di questa figura? E soprattutto: quali sono stati gli artisti che nel corso della storia hanno contribuito più di altri a definire la figura dell’artista nell’immaginario collettivo? In questa selezione ci siamo fatti aiutare dai talentuosi studenti del Master of Art XI della Luiss Business School. Il risultato del loro lavoro ha portato a due differenti gruppi di artisti. Uno lo troverete sull’edizione cartacea. L’altro lo trovate qui. Ecco secondo noi i 10 artisti che hanno lasciato un’impronta più marcata nel pensiero comune. E perché.

Al giorno d’oggi, interrogarsi sull’identità e sul ruolo dell’artista è inevitabile.
Comprendere e indagare l’arte sarebbero operazioni più semplici se prima si rispondesse esaustivamente alla domanda: chi è l’artista? Il quesito, chiaro e lineare, è in realtà estremamente complesso in quanto implica, inevitabilmente, una moltitudine di ulteriori interrogativi.
Nel 1950, E. H. Gombrich iniziava il saggio La storia dell’arte affermando che non esiste una “cosa” chiamata arte, ma ci sono gli artisti e le loro opere. Da qui prende le mosse una breve riflessione sul ruolo dell’artista e sul suo incessante rinnovamento nel tempo. Si ripercorrono, di seguito, alcune figure chiave che hanno segnato tale processo.

Michelangelo Buonarroti
La poesia vestita di marmo bianco

Nello scenario cinquecentesco del Rinascimento italiano, Michelangelo Buonarroti cambia il ruolo dell’artista: non soltanto un uomo, ma pittore, architetto, scultore e poeta. Di animo burrascoso, sfrontato e irascibile, Michelangelo discuteva con i suoi rivali e contrattava con i suoi committenti, ma con i versi pieni d’amore , placava i suoi tormenti. L’amore per la poesia muoveva il suo genio e  con fare poetico Michelangelo levigava il marmo; le sue opere complesse e raffinate nei contenuti, non avevano pari per la loro forza ed energia. Con il David, il Buonarroti riprende l’antico e, con raffinata sensibilità, cambia l’immagine estetica dell’uomo moderno, come espressione di forza e di vigore, ma di assoluta eleganza e bellezza. Tanto alte erano le gesta, tanto erano auliche le sue opere, così che il Vasari commentò: «Dove egli ha posto la sua divina mano, ha resuscitato ogni cosa donandole eternissima vita».

Michelangelo Buonarroti, La scuola di Atene, Musei Vaticani, Roma. Foto di Valerio Schito

Caravaggio
L’artista che stravolge le regole del gioco

«Tanta manifattura gli era fare un quadro buono di fiori, come di figure ». Con queste parole Vincenzo Giustiani descriveva il modo di dipingere di Caravaggio, non interessato tanto al contenuto e ai soggetti, quanto alla qualità della pittura. Personaggio simbolo del Barocco e del Seicento, Michelangelo Merisi da Caravaggio, detto Caravaggio, è controverso, come il secolo nel quale vive: si divide trai palazzi nobiliari e il papato, la strada e le taverne, si dedica alla pittura alta, sacra e alla pittura cosiddetta di genere. Il suo stile fortemente caratterizzato dall’utilizzo del chiaroscuro e dal ruolo centrale della luce, riesce a scardinare le regole della pittura dal suo interno: utilizza un crudo naturalismo, tipico della pittura di genere per rendere più tangibile la storia sacra e abbina uno stile aulico a personaggi e scene umili.

Ritratto di Caravaggio, di Ottavio Leoni, 1621 ca., Firenze Biblioteca Marucelliana

Gustave Coubert
L’antiaccademico 

È il 1855 quando Gustave Courbet (1819-1877) consacra la nascita del Realismo, nell’ambito della cultura figurativa, tramite un opuscolo scritto in occasione dell’Esposizione Universale. Per l’evento parigino, l’artista aveva, inoltre, previsto di esporre la sua opera L’atelier del pittore, che venne, però, rifiutata dalla giuria che non ritenne appropriate le maestose dimensioni della tela al soggetto antiaccademico scelto dall’artista. Questo episodio indusse Courbet ad aprire, a sue spese, il provocatorio “Pavillon du Réalisme” nel quale espose numerosi dipinti. La scelta reazionaria di allestire una mostra autogestita crea un precedente storico che muterà definitivamente il sistema artistico dell’epoca; l’arte rifiutata si fa protagonista di una nuova realtà artistica. Per la prima volta un’iniziativa espositiva privata si poneva in voluta contrapposizione ad un momento di alta ufficialità.

Gustave Courbet, Credit: Getty Images/Pierre Petit

Vincent van Gogh
Un emarginato tra gli emarginati

Vincent van Gogh (1853 – 1890) dopo una breve carriera come pastore protestante, abbandona la tonaca a favore di tempere e pennelli. L’intera sua opera è volta all’espressione dei sentimenti e riflette attraverso il colore le emozioni da lui provate. Materia, gestualità e segno sono portate al culmine della tensione e dell’energia vitale. Sarà proprio questa carica espressiva a suggestionare il tedesco Die Brüke, una delle Avanguardie storiche più importanti e parallelamente a spalancare una nuova e più moderna concezione d’autoritratto. È così che l’artista si mostra per la prima volta fragile, vulnerabile e ferito e con un’opera come Autoritratto con l’orecchio fasciato del 1889 si mette a nudo sotto gli occhi di tutti, scevro da filtri e falsi accademismi. A soli 37 anni Vincent Van Gogh muore suicida, dopo aver ricevuto in vita un unico riconoscimento. Nonostante ciò, il tempo dovette dare ragione a quell’emarginato tra gli emarginati, rendendolo icona simbolo del disagio esistenziale e al contempo un artista tra i più apprezzati.

Pablo Picasso
L’artista cult(o)    

“Non dipingo ciò che vedo, dipingo ciò che penso”. Se pensiamo al Novecento non possiamo che associare il nome di Pablo Picasso: l’artista che è stato capace di “rubare grandi idee” e allo stesso tempo influenzare tutta l’arte a venire. La sua produzione si può considerare la biblioteca alessandrina del contemporaneo, un museo dell’arte di tutti i tempi. Il suo eclettismo trova espressione nello studio delle forme, spostando l’attenzione dalla natura e dal reale verso l’arte stessa. Non è più la visione interiore del mondo a essere riflessa nelle opere, bensì la ricerca della vitalità nella forma e la loro contemplazione. Nell’emblematica opera Les Damoiselles d’Avignon si racchiude il messaggio universale della pittura del genio spagnolo che segna la fine della concezione dell’artista inteso come mero rappresentante del dato reale.

Andy Warhol
Il primo divo dell’arte

Andy Warhol lo conosciamo tutti per le lattine di Campbell’s Soup, le bottiglie di Coca-Cola, ma soprattutto per l’iconica immagine di Marilyn Monroe. L’artista, padre del movimento Pop, inizia la sua carriera come grafico pubblicitario, percorso che lo porta a rielaborare totalmente il concetto di arte. Timido e di poche parole, riesce al meglio a comprendere ed interpretare le dinamiche della società dei consumi, attraverso la produzione di serigrafie che gli permettono di riprodurre più volte la stessa immagine svuotandola del suo significato: il messaggio è rapido, immediato, proprio come quello proposto dai mass media. Il suo laboratorio era la Factory, punto di riferimento per la scena artistica newyorkese, dove si svolgevano performance, concerti e feste trasgressive.

Self Portrait 1986, Tate, © 2021 The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc. / Licensed by DACS, London

Ai Weiwei
L’artista attivista

Ai Weiwei è uno dei più importanti artisti cinesi contemporanei, una figura unica nella scena artistica internazionale ed anche un chiaro dissidente del regime comunista del suo paese.
Infonde le sue sculture, fotografie e opere d’arte pubblica con convinzione politica e poesia personale, facendo uso di forme d’arte cinesi riconoscibili.
L’arte di Weiwei testimonia le macchinazioni spesso perverse dello stato cinese e, a volte, arriva a rifiutare completamente la sua cultura. Dopo essersi fatto un nome come artista dissidente cinese, ha iniziato a guardare oltre i confini del suo paese per commentare gli affari sociopolitici ed economici che si verificano a livello mondiale. Weiwei sfida le azioni dei poteri politici globali, spesso con un palese riferimento a questioni che sono sotto i riflettori sulla scena politica globale in un dato momento.

Gao Yuan/ Ai Weiwei/ 2012/ courtesy: Gao Yuan portfolio

 

Joseph Kosuth
L’ artista che usa l’arte come filosofia dell’arte

Egli è uno dei massimi esponenti dell’Arte Concettuale ed esprime che la produzione delle sue opere è una costruzione della sua stessa idea. Incentra il suo lavoro sulla natura dell’arte che ritroviamo nella serie Art as Idea as Idea in cui l’arte viene smaterializzata e rappresentata solo in maniera concettuale con elementi che possiamo ritrovare nel dizionario.  Nel 1965 espose la sua prima opera concettuale One and three chairs in cui l’artista riflette sul significato “sedia” proponendone diverse rappresentazioni. Infatti espone in ordine una sedia attaccata alla parete, la fotografia della stessa e la sua definizione letterale tratta dal dizionario. Kosuth qui, come in tutte le sue installazioni esprime con linguaggi diversi molteplici interpretazioni della realtà. 

Joseph Kosuth, Artists make meaning; that’s what we do. Photograph: Wolfgang Wesener/Melbourne Festival

Joseph Beuys
Lo sciamano dell’arte

Sotto il profilo di eroe e demiurgo, Joseph Beuys negli anni ‘50 iniziò ad analizzare l’essere umano, il quale secondo l’artista, instaurando un legame spirituale con la natura, riceve energie positive ed è in grado di cambiare il mondo. Le sue azioni concettuali, sociali ed ambientalistiche diventarono presto un impegno politico, didattico e morale.
Nei suoi ricordi un avvenimento particolare segnò la sua carriera artistica: durante la Seconda guerra mondiale si arruolò nell’aviazione tedesca e il suo aereo precipitò in una zona isolata della Crimea, a salvarlo fu una tribù di tartari. Essi lo cosparsero di grasso e lo avvolsero in una coperta di feltro salvandogli la vita. Il feltro e il grasso animale saranno una costante nel lavoro dell’artista, che come un moderno sciamano tramutò la sua esistenza personale e professionale in un incessante atto di purificazione.

Laurence Sudre /Joseph Beuys/ 1983/ courtesy: Georges Meguerditchian – Centre Pompidou, MNAM-CCI / Dist. RMN-GP

Christo e Jeanne-Claude
Coniugi ma soprattutto artisti, architetti, ambientalisti e finanziatori di se stessi.

Il duo è noto per aver rivoluzionato, a partire dagli anni Sessanta, il modo di concepire l’opera d’arte e il suo processo di realizzazione. Hanno progettato diversi interventi site-specific temporanei su larga scala, praticando l’occultamento di edifici e monumenti dal forte valore simbolico oppure apportando modifiche al paesaggio naturale. Il tutto attraverso l’utilizzo di fibre e materiali riciclabili e con il coinvolgimento del pubblico. Gli artisti, andando così ad incidere sull’ambiente circostante, realizzano l’effetto opposto di quanto si possa pensare in un primo momento: riconsegnano all’uomo l’aura poetica degli oggetti abitudinari e lo fanno riflettere sulla fugacità e fragilità del quotidiano. Le loro installazioni, infatti, sopravvivono solamente in forma documentaria mediante disegni preparatori, fotografie, video e libri.

Christo and Jeanne-Claude in his studio with preparatory works for Surrounded Islands, New York City

A cura degli studenti del Master of Art XI della Luiss Business School: Valerio Schito, Giulia Pontoriero, Chiara Cianni, Chiara Cacace, Federica Soncini, Chiara Codispoti, Niccolò Giacomazzi, Carolina Chiatto, Laura Trombetta, Sophie Pacqueau, Giulia Bernardo, Ottavia Viotto, Marta Lusci e Clelia Rossi.
https://businessschool.luiss.it/