La morsa di Pechino si abbatte su Ai Wei Wei, la sua opera non sarà esposta all’opening del M+ Museum di Hong Kong

Hong Kong

La National security law varata da Pechino si ripercuote anche sull’arte contemporanea e torna a colpire Ai Wei Wei. La legge che vieta ogni forma di critica e dissenso nei confronti del governo cinese è stata approvata l’anno scorso, si dice, per dare una stretta all’ampia autonomia di Hong Kong in procinto del passaggio della città dalla sovranità di Londra a quella di Pechino. Ma ne sta facendo le spese anche l’ M+Museum, in procinto di aprire al pubblico a Hong Kong, dopo anni di lungaggini.

Nell’ampia collezione di arte contemporanea, infatti, è presente anche la celebre foto di Ai Wei Wei che punta il dito medio contro vari luoghi simbolo del potere istituzionale, tra cui piazza Tienanmen, ma quest’opera non potrà essere esposta nella cerimonia di apertura dello spazio.

M+Museum a Hong-Kong, rendering
M+Museum a Hong-Kong, rendering

IL MUSEO
Di recente costruzione sul Victoria Harbour di Hong Kong, l’M + Museum punta a competere con i pesi massimi dell’art system occidentale come la Tate Modern di Londra e il Museum of Modern Art di New York. La sua sede di oltre 60mila mq ha raccolto forse la più bella collezione di arte contemporanea cinese al mondo, anche grazie a una massiccia donazione del collezionista svizzero Uli Sigg, ed è finalmente pronta ad aprire entro la fine dell’anno dopo molteplici ritardi.

Ma il suo futuro è stato offuscato dalla repressione di Pechino per effetto dell’invasiva legge sulla sicurezza nazionale che criminalizza molto il dissenso. Henry Tang, il funzionario governativo responsabile del parco culturale in cui si trova il museo, ha confermato ieri che non verranno esposte opere d’arte ritenute contro la legge: «Se ci sono opere che il dipartimento della sicurezza nazionale pensa abbiano violato la legge, agiremo nel rispetto di quest’ultima», ha detto ai giornalisti.

L’OPERA DI AI WEI WEI
E a cadere nella morsa della censura è proprio l’opera dell’artista dissidente cinese Ai Wei Wei che punta il dito medio in piazza Tienanmen, parte della serie Study of perspectives, un progetto di forte critica politica nei confronti di molti luoghi simbolo del potere, tra cui la Casa Bianca e il Reichstag di Berlino. Il museo ha fatto un vistoso e clamoroso dietrofront. Un mese fa, infatti, la direttrice del museo, Suhanya Raffel, aveva dichiarato che non ci sarebbero stati problemi nel mostrare opere di artisti come Ai Wei Wei. Ma le parole di ieri di Tang non lasciano spazio a equivoci. Ha confermato che l’opera non sarà esposta, anche se ha negato si tratti di censura, spiegando che si tratta solo di un cambio di decisione curatoriale.

Il problema potrebbe porsi anche con riguardo alle fotografie di Liu Heung-Shing, che documentano la brutale repressione del 1989 a Tienanmen, ma al momento non è chiaro se anche queste saranno considerate “provocatorie”.
Di certo c’è che il clima libero e emancipato tradizionale di Hong Kong sembra notevolmente compromesso negli ultimi tempi. All’inizio di questo mese, infatti, due cinema hanno ritirato dalla programmazione un documentario sulle proteste a difesa della democrazia di Hong Kong, dopo che i media statali cinesi avevano avvertito che la proiezione del film avrebbe potuto infrangere la stessa legge.

Una legge che ha generato sin dall’anno scorso molte critiche da parte di governi occidentali, perché considerata liberticida, visto che il suo ambito di intervento include ogni forma di espressione che possa in modo diretto o indiretto provocare dissenso nei confronti delle autorità cinesi.