Anime ribelli

Sabaudia

Il progetto Anime ribelli nasce per la Giornata internazionale della donna, ma per quella
del 2020, rimane fermo per un intero anno e quando finalmente i musei e le associazioni
culturali possono riaprire i loro spazi espositivi ecco, poco dopo l’inaugurazione, una
nuova chiusura.
Anime ribelli di Daisy Triolo inaugura l’8 marzo e si sarebbe dovuto chiudere una ventina
di giorni dopo, ma confidiamo in un prolungamento oltre questa ennesima chiusura per
dare al pubblico la possibilità di vedere dal vivo il lavoro della visual artist, tatuatrice e
storica dell’arte di Latina.
Le opere presentate presso Palazzo Mazzoni di Sabaudia, nelle sale della Biblioteca
Feliciano Iannella, con la curatela di Fabio D’Achille seguono un percorso intimo che è
quello dell’assenza, un’assenza singolare che diventa sociale in questo momento storico.
“Credo che una delle primissime, e direi primitive, sensazioni sia quella di non riuscire ad
arrivare al pubblico, ed è come se mi sentissi mancante in qualcosa e di qualcosa”.
Daisy Triolo racconta che non si è chiusa dietro il monitor partecipando a mostre virtuali
che sono solo lo scorrere di immagini sullo schermo (ma non bastavano già i social?).
Daisy ha aspettato che il pubblico potesse visionare, annusare e quasi sentire lo spessore
sulle sue tele, perché se ci sono incredibili forme artistiche supportate dall’arte digitale, e
ottimi tour mediatici, c’era e c’è l’esigenza di sentire l’arte dal vivo, anche l’arte visiva
bidimensionale, perché la tela raccoglie la tridimensionalità in cui si costruisce un’intera
visione.
Secondo Kandinskij ciò che era esteriore celava sempre un’interiorità ma questa superficie
la dobbiamo sentire da vicino, se vogliamo scalfirla, o anche solo intuire.
In questo adesso l’artista si sente impotente.
“Accanto a questa sensazione di mancanza, c’è stata, e non lo nego, quello della
delusione per non aver visto svilupparsi in tutte le sue fasi un progetto che è stato portato
avanti, combattendo, dal curatore Fabio D’Achille e dalla coordinatrice della Fidapa
(Sezione Sabaudia) Daniela Picciolo che hanno entrambi sollecitato tutti gli organi preposti
per far sì che questa mostra venisse finalmente alla luce in un periodo tragico come
questo. Un’esposizione che poi ha trovato nel Settore Cultura, con Francesca Avagliano
come referente e nel Comune di Sabaudia dei fondamentali alleati”.
Se l’artista sa cosa sta perdendo e combatte per poter raccontare, noi ce ne stiamo
rendendo conto?
Le anime ribelli spesso sono solitarie, ma non hanno bisogno di questa solitudine, spesso
è la solitudine che costruisce muri di rabbia, avere modo di raccontare, di comunicare, di
ritrovarsi in uno sguardo o nelle parole non seda la volontà di ribellione ma ne modifica il
linguaggio. L’arte risponde a questo incontro.
“Probabilmente la prima anima ribelle che mi ha colpita fu Giuditta, eroina biblica,
incontrata durante i miei studi in Iconografia ed Iconologia all’università. Descritta come
una donna che trionfa sulla prepotenza dell’invasore perché liberò la città di Betulia
assediata dagli Assiri. Una delle scene visive e morali che più ricordo come gesto di
ribellione”.

Un’artista ci racconta con il colore non una rappresentazione fotografica di ciò che è, ma la
composizione del suo animo che collima con il nostro toccandosi lievemente nelle spirali
genetiche. Dal suo corpo al nostro corpo in un’osmosi che ci fa sentire capiti nelle nostre
paure, nei nostri drammi, nelle nostre esigenze.


Per questo dobbiamo ascoltare, vedere e capire, e questa mostra non visitabile impedisce
la creazione anche di questo contatto.


Foto di Piergiorgio Pellagri e Claudio Turetta

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