Pelle di mille bestie, il nuovo graphic novel al femminile

Dimenticate per un’oretta – più o meno il tempo della lettura – le fiabe Disney sul grande schermo dove il “politicamente corretto” spadroneggia, e tenetevi pronti ad immergervi in una lettura dove la favola è più “oscura” (ma non per questo meno godibile). Piuttosto, prendendo il là da una serie di domande che la scheda dell’opera pone («se anziché le fiabe avessimo raccontato storie di streghe? Se il principe fosse gracile e amasse i fiori e la principessa fosse un’eroina per niente angosciata?») l’attesa può solo aumentare.

Dopo l’ottimo riscontro, di critica e pubblico, ottenuto con Morgana (il suo primo album, pubblicato in Francia per Delcourt editions) – dove, insieme all’altro autore Simon Kansara, viene ribaltata la leggendaria tavola rotonda, creando un racconto femminista in cui la fata protagonista sguaina la spada contro i rappresentanti dell’ordine precostituito –, nel nuovo graphic novel Pelle di mille bestie (120 pagine a colori, 19.90 euro) Stéphane Fert prosegue la sua ricerca nell’articolata e seducente identità femminile, anche qui rovesciando sia ruoli sia luoghi comuni. Pubblicato in Italia da Tunué (così come Morgana), questo romanzo a fumetti – traduzione di Stefano Andrea Cresti – vede l’autore transalpino dietro la scrivania e il tavolo da disegno, abile nel creare un singolare adattamento della fiaba popolare tedesca Dognipelo (“Allerleirauh”) resa nota dalla versione dei fratelli Grimm.

Una favola, questa di Fert, che parla direttamente al cuore del lettore, modulando consapevolezza di genere, brio, cura per i dettagli, personaggi complessi e ben caratterizzati. Pelle di mille bestie è la storia del giovane Lou, che si addentra nella foresta con l’intento di ritrovare la misteriosa principessa Ronces – il cui destino è influenzato dalla scomparsa di sua madre e sulla quale grava una tremenda maledizione che il papà le ha gettato – di cui si è innamorato dopo un incontro casuale e un bacio. Lei ha letteralmente rapito i pensieri del giovane, anche perché tra i due c’era la promessa di rincontrarsi (“la cerco invano da settimane, ahimè. L’inverno, che ha cancellato i nostri passi, deve averla trattenuta chissà dove”). Lou però non demorde e una cornacchia parlante decide di aiutarlo (“va bene, d’accordo. Mi sembri un bravo ragazzo, anche se un po’ troppo magrolino per questa avventura”), conducendolo all’imponente castello (“non avevo mai creduto che un simile palazzo potesse esistere nel cuore della foresta. Non è indicato su nessuna mappa”, si sorprende il giovane) della sua misteriosa padrona. Ma questa è una fata oppure una strega? Lo aiuterà oppure intralcerà il suo percorso? Lou ritroverà la sua amata Ronces? E quale storia si cela nel passato della principessa? È un vero e proprio viaggio nel fantastico tra fiori colorati, lumache e rospi, serpenti e ragni, lupi e orsi, maghi e manieri. «La fantasia è l’occhio dell’anima», scriveva Joseph Joubert, filosofo e aforista francese. E anche se in Pelle di mille bestie è proprio un occhio a mancare – non sveliamo altro – osservare l’incredibile universo disegnato da Fert è una carezza visiva. Con influenze sul disegno di Cyril Pedrosa e Taiyô Matsumoto, Mike Mignola e Mary Blair, Frederik Peeters, Alberto Breccia e Art Spiegelman, nonché del “nostro” Lorenzo Mattotti, l’autore di Pelle di mille bestie combatte, come i suoi protagonisti, qualsivoglia stereotipo. Uscendone sempre vincitore.

Info: www.tunue.com

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