La copertina bianca di Vogue reinterpretata da 49 artisti contemporanei

Milano

Ad aprile 2020 il numero di Vogue del mese uscì con una copertina completamente bianca. Una copertina muta, senza immagini, silenziosa ma che riuscì a trasmettere in modo inequivocabile un messaggio preciso: l’Italia, e tutto il mondo, a causa della pandemia è ferma, bloccata. Il messaggio di Vogue, affidato alla cover, ha fatto la storia e difficilmente si potrà dimenticare l’unica volta, dal 1964, in cui il giornale scelse di uscire con una copertina completamente bianca.
Ma spesso dal dolore nasce anche la speranza e con questa convinzione la curatrice romana Valentina Ciarallo, così come racconta nelle pagine di Vogue, ha ideato un progetto artistico che ha coinvolto 49 artisti a cui ha chiesto di reinterpretare la white cover del giornale.

«Perché la luce si nasconde sempre dietro le nuvole di una tempesta: basta saperla immaginare. – spiega Ciarallo. Era l’inizio di aprile, sono andata in edicola per comprare Vogue Italia e quando ho visto la copertina bianca, così simbolica eppure così aperta alla fantasia, sono rimasta folgorata. L’idea era già lì. Ho preso tutte le copie rimaste, una decina, e poi ho implorato gli amici e i parenti di acquistare quelle che trovavano nelle altre edicole della capitale. Quando ne ho accumulate un bel po’, ho iniziato a chiamare gli artisti proponendo di mandare loro la rivista affinché fornissero un’interpretazione originale della copertina».

E così quel bianco, quel vuoto, è diventato un segnale di fiducia, di vita, che gli artisti con i loro diversi linguaggi hanno raccontato trasformando quella copertina di Vogue bianca in una tela, in un supporto in grado di trasmettere un nuovo messaggio, di rinascita.

C’è stato chi, come Vedovamazzei, lo ha reso scultura “blindata” da un lucchetto metallico, o lo ha replicato in ceramica come nel caso di Davide Monaldi. – prosegue la curatrice su Vogue. Chi lo ha ricamato con cura e pazienza, come hanno fatto Sissi (nell’opera Ritratto in fiore), Riccardo Beretta (Never Say Bullshit), Letizia Cariello (Saving time) e Alice Schivardi (A-Bee-C). Qualcuno l’ha traforato (Stefano Arienti) o inciso (Diego Miguel Mirabella, Corinna Gosmaro, Stanislao Di Giugno). Flavio Favelli, addirittura, l’ha trafitto con un proiettile. I temi spaziano almeno quanto le tecniche utilizzate, ma sembra emergere con forza un desiderio di cambiamento, una chiamata alla responsabilità personale che si traduce in ambientalismo, diritti civili, europeismo

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