L’indagine di Gian Maria Tosatti sulla fine della cività occidentale continua da Odessa

Odessa

L’intervento di Gian Maria Tosatti sul lago Kuyalnyk a Odessa continua a propagare il suo messaggio. E continuerà a farlo ancora fino al 15 marzo. Il suo lavoro è il nuovo episodio del progetto intitolato Il mio cuore è vuoto come uno specchio, un’opera itinerante che indaga la crisi della democrazia e la conseguente scomparsa della civiltà occidentale, nata nell’Atene di Pericle. L’episodio di Odessa, a cura di Kateryna Filyuk e Alessandra Troncone, rientra tra le iniziative sostenute dall’Italian Council (7. Edizione, 2019), programma di promozione di arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

Gian Maria Tosatti, Il mio cuore è vuoto come uno specchio (Episodio di Odessa)
Gian Maria Tosatti, Il mio cuore è vuoto come uno specchio (Episodio di Odessa)

L’episodio di Odessa ha il valore di una profezia, una visione del mondo dopo la fine della storia umana. Non è un’immagine drammatica, ma una visione di straordinaria bellezza, in cui l’acqua e il cielo si fondono, gli uccelli e la natura proliferano in un nuovo equilibrio armonico. Quel che rimane del breve passaggio della razza umana non sono le rovine di palazzi che avevano già da tempo mostrato la loro fragilità, ma qualcosa che ancora scorre come qualcosa di vivo: il perpetuo respiro elettrico dell’energia nucleare che tiene accese le luci anche se nessuno può vederle.L’episodio di Odessa è una delle due parti del Dittico del Trauma che è a sua volta una delle sezioni in cui sono divisi i capitoli del più ampio progetto Il mio cuore è vuoto come uno specchio. L’intervento che completa il dittico è l’Episodio di Istanbul che sarà presentato a maggio 2021.

L’Episodio di Odessa – che arriva dopo gli episodi di Catania, Riga e Cape Town – è l’installazione che Tosatti ha sviluppato dopo un lungo periodo passato in Ucraina. Le molte suggestioni raccolte lungo il percorso sono state composte per formare un’unica, forte visione. Nel 1986 l’Ucraina ha affrontato la realistica possibilità dell’estinzione della razza umana. Oggi, la barriera che circonda l’area di contenimento di Chernobyl assomiglia a un antico portale che immette nel misterioso tempio di un oracolo, un luogo che può mostrare il futuro, un’immagine del mondo senza l’uomo. «Tuttavia, questa conoscenza, questo senso della scomparsa – ha detto l’artista – è qualcosa di profondamente radicato, una sorta di strano, inquietante dono che è stato dato all’intero paese e ai suoi cittadini. In molte città o villaggi si può chiaramente percepire un flusso del tempo difettoso. Il tempo sembra scorrere più lento che in ogni altro posto o uscire al di fuori dei suoi meccanismi. Odessa sembra un pezzo di terra alla deriva del tempo. Realizzato grazie al sostegno di Promosso da Partner Camminando attraverso i campi alla periferia della città si ha la sensazione non essere in un altrove, ma in “altroquando”. E il lago Kuyalnyk sembra un luogo dove il tempo – la più importante invenzione dell’uomo – non ha più senso. In questo momento incerto, ogni giorno e ovunque nel mondo stiamo affrontando lo stesso senso di precarietà che qui a Odessa è stabile e perpetuo».

Articoli correlati