Giulio Squillacciotti porta il suo film al Louvre.

Parigi

Di quest’opera vi avevamo già ampiamente parlato. La premiére del film dell’artista Giulio Squillacciotti What has left since we left (Italia, Paesi Bassi 2020) sarà presentata ai Rencontres Internationales Paris/Berlin, che si svolge live all’auditorium del Museo del Louvre di Parigi, fino al 28 febbraio. Online sarà trasmessa venerdì 26 febbraio alle 19 (visibile al link http://www.art-action.org/site/fr/prog/21/paris/prog_live.php).
Il film What has left since we left (Italia, Paesi Bassi 2020) è una visione allegorica sulla fine dell’Europa. L’artista romano, che ha vinto l’edizione 2019 del Talent Prize, in un’intervista esclusiva ci aveva raccontato questo suo progetto, di cui è uscito il libro tre mesi fa.

Per leggere l’intervista clicca qui:
https://insideart.eu/2020/12/04/la-fine-del-sogno-europeo/

Il film è stato prodotto da Careof Milano (I) e Kingswood Films (NL) – in collaborazione con la Jan Van Eyck Academie (NL), Video Power (NL), Everstory (BE) e il Museo Civico di Castelbuono (I) – con i finanziamenti di Italian Council (I), Limburg Film Fonds (NL), Premio Arte Visione/Sky Arte (I), Dommering Fonds (NL), Brand Cultuur Fonds (NL) e Kanunniken Salden (NL).

Presentando questo suo interessante lavoro l’artista Giulio Squillacciotti ci ha detto: «Il film è stato scritto molto prima che scoppiasse il Covid. Era abbastanza emblematico però che quel luogo, la sala di Maastricht, in cui ero stato più volte, si trovasse dimesso, con le luci spente, isolato. Ho pensato subito alla sinossi del film, ho pensato l’isolamento quasi in termini manicomiali. Tre politici fittizi collocati in un contesto ideale futuro ma inevitabilmente prossimo. In un luogo emblematico per il passato dell’Europa e altrettanto per la sua fine. I tre discutono dentro la sala astrattamente, completamente isolati dall’esterno al pari della traduttrice nella sua cabina di traduzione. L’isolamento non è inteso politicamente, volevo un distacco dalla realtà e isolarli in una sorta di iperuranio di pensieri inconcludenti. Un loop decisionale infinito.Volevo rendere l’idea di un futuro nato sulle rovine, così come quello dell’Europa. Siamo adagiati su queste rovine aspettando qualcosa che non accadrà mai».