La storia di Zehra Doğan, l’artista curda paladina di libertà. Con il premio Carol Rama costruirà una casa d’arte a Mardin

Torino

Quella di Zehra Doğan è una storia che insegna quanto l’arte possa trasformarsi in una forma di comunicazione tra le più incisive e penetranti. Per questo è stata ed è spesso considerata scomoda. Zehra Doğan (Diyarbakir, 1989) è la vincitrice della prima edizione del Premio Carol Rama, sostenuto dalla Fondazione Sardi per l’Arte. Ma chi è Zehra Doğan? Un’artista, ma prima ancora una giornalista e attivista di origine curda. Ha fondato Jinha, la prima agenzia di stampa curda tutta al femminile, in un mondo di uomini. Ma nel 2016, dopo aver postato su Twitter un disegno in cui reinterpretava sarcasticamente la conquista della città curda di Nusaybin da parte dei turchi, è stata arrestata e incarcerata per incitazione al terrorismo. Durante la sua reclusione ha liberato la sua creatività e in quel periodo ha scelto di utilizzare l’arte per comunicare al mondo le sue emozioni e la sua condizione. Da quel momento le sue opere sono diventate un simbolo di riscatto, pace e libertà, innescando una carriera artistica di successo, al punto che a novembre 2020 la Fondazione Sardi per l’Arte ha deciso di assegnarle il prestigioso premio Carol Rama.

Zehra Doğan, Foto credit OKNOstudio

Un riconoscimento in denaro di 2mila euro, che Zehra Doğan ha deciso di destinare interamente alla realizzazione di un laboratorio artistico nella città turca di Mardin. Una città a cui l’artista è intimamente legata per via delle sue origini familiari e per la bellezza del luogo. L’idea del laboratorio è la risposta a un drammatico evento avvenuto durante gli scontri tra turchi e curdi tra il 2015 e il 2016. In quel periodo, infatti, la Doğan vide andare distrutta una casa d’arte da lei fondata in un quartiere della sua città natale Diyarbakir. La casa era aperta a pittori, scultori, registi, agli abitanti del quartiere e della città. Per Doğan e per la comunità artistica rappresentava un passo verso la diffusione dell’arte e la sua purificazione da una visione elitaria. Il progetto ebbe fine con l’intensificarsi dell’azione repressiva dello Stato turco nei confronti delle popolazioni curde. Il quartiere “Sur”, dove la casa sorgeva, vero e proprio gioiello architettonico, fu in gran parte distrutto dall’esercito per poi essere ricostruito con algidi edifici in cemento.

L’INIZIATIVA
Zehra Doğan ha deciso di sfruttare l’occasione del premio per ricostituire quell’esperienza, questa volta nella splendida città di Mardin. E Pinuccia Sardi, patron della Fondazione, colpita da questo gesto ha addirittura deciso supportare l’iniziativa incrementando il premio destinato alla vincitrice con ulteriori 1000 euro. Una somma certamente utile ad avviare il progetto in quell’area. Zehra Doğan ha espresso la propria gratitudine verso la Fondazione Sardi per l’Arte: aver vinto la prima edizione del Premio Carol Rama, legato a una grande artista, l’ha profondamente entusiasmata, anche perché questo le ha permesso di compiere il primo passo nel ricreare a Mardin il laboratorio artistico di Diyarbakir.

LA PRIMA EDIZIONE DEL PREMIO CAROL RAMA
Il Premio Carol Rama viene assegnato all’artista che meglio interpreta attraverso la propria ricerca l’ideale di creatività femminile non-convenzionale e di libertà artistica che le opere e la personalità di Carol Rama incarnavano e trasmettevano con straordinaria forza. Oltre a un riconoscimento in denaro (2mila euro), il premio offre all’artista selezionata l’opportunità di attivare un dialogo progettuale con la Fondazione Sardi per l’Arte e con l’Archivio Carol Rama nel corso del 2021.
Il Premio Carol Rama è la trasformazione del Premio Sardi per l’Arte Back to the Future, nato nel 2014 dalla partnership di Artissima con la Fondazione Sardi per l’Arte, istituzione privata torinese voluta da Pinuccia Sardi a sostegno dell’arte moderna e contemporanea. La nuova veste del premio prende spunto dal sempre rinnovato interesse di Pinuccia Sardi per Carol Rama, confluito in anni recenti nell’importante sostegno al catalogo ragionato delle opere dell’artista di prossima pubblicazione e nell’acquisto dei beni contenuti nella casa dell’artista. L’appartamento di via Napione 15 a Torino, dove Carol Rama ha abitato e lavorato, ricevendovi personalità e artisti, dagli anni Quaranta fino alla scomparsa nel 2015, è stato nel 2016 riconosciuto dalla Soprintendenza come importante bene culturale nazionale e vincolato come studio d’artista. La giuria internazionale è composta da Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, Bart van der Heide, direttore del Museion Museo D’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano, e Kathryn Weir, direttrice del Museo Madre – Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli.

Zehra Doğan, Kurdistan 2, 2020. Courtesy l’artista e Prometeo Gallery Ida Pisani Milano/Lucca

La Fondazione Sardi per l’Arte nel 2019 ne ha acquistato dagli eredi l’intero contenuto per poi cederlo in comodato all’Archivio Carol Rama, che attualmente gestisce l’appartamento, affinché la casa studio sia un luogo vivo e vitale di conoscenza e approfondimento dell’opera della pittrice e di scoperta dell’autonomia creativa e concettuale di un’artista che ha sempre rifuggito le etichette e gli stereotipi legati al mondo femminile. Carol Rama nel 1980 scriveva: “Ho ricordato che l’Io artista aveva avuto tanta paura della donna come di un suo doppio sconfortante e inaccettabile”.

L’OPERA VINCITRICE
L’opera con cui l’artista ha vinto il premio è Kurdistan 2. La motivazione con cui la giuria ha motivato la premiazione è la seguente: “La giuria assegna all’unanimità la prima edizione del Premio Carol Rama by Fondazione Sardi per l’Arte a Zehra Doğan, per la straordinaria capacità del suo lavoro di tradurre un’esperienza fortemente contestualizzata, attingendo a molteplici eredità estetiche. In relazione con l’opera di Carol Rama e con l’intenzione del Premio di trasmettere la sua idea non convenzionale di creatività e libertà artistica – fortemente influenzata dalla sua posizione di donna della sua generazione in Italia – la giuria ha trovato una risonanza nell’approccio artistico di Doğan e in particolare nella sua appropriazione strategica di materiali trovati dall’ambiente circostante”.

L’ARTISTA
Zehra Doğan (Diyarbakir, Turchia, 1989) è laureata in Belle Arti all’Università di Dicle e co-fondatrice di JINHA, la prima agenzia di stampa curda tutta al femminile. Arrestata e incarcerata nel 2016 per incitazione al terrorismo, ha scelto l’arte per comunicare con urgenza i suoi stati d’animo.
In questi anni Zehra Doğan ha ricevuto diversi premi, tra cui l’Exceptional Courage in Journalism Award dalla May Chidiac Foundation (2019), il Freedom of Expression Award nella categoria Arte dall’Index on Censorship (2019), il Courage in Journalism Award dall’International Women’s Media Foundation (2018), il Rebellion’s Artist in the World Prize (2017), il Freethinker Prize dall’Associazione svizzera dei liberi pensatori “Frei Denken” (2017), e il Metin Göktepe Journalism Award (2015).
Doğan ha partecipato alla Biennale di Berlino (2020) e le sue opere sono state esposte al Peace Forum (Basilea, Svizzera, 2020), al Nassauischer Kunstverein (Wiesbaden, 2020), al Museo di Santa Giulia (Brescia, 2019), al Drawing Center (New York, 2019), alla Tate Modern (Londra, 2019), all’Opéra de Rennes (Francia, 2019), al Festival des Autres Mondes (Pays de Morlaix, Francia, 2018) e al Douarnenez Film Festival (Francia, 2017).
Zehra Doğan vive e lavora in Europa in modalità “nomade”. L’artista è presentata ad Artissima dalla galleria Prometeo Gallery Ida Pisani di Milano e Lucca.

Carol Rama. Pepe fotografia

Articoli correlati

Sorry, no posts matched your criteria.