Attraverso le avanguardie

Entrata dedicata alle origini della Galleria Niccoli, libreria. Courtesy Archivio Niccoli e Matteo Mezzadri/Studio Phorma

Come sorgente la Galleria Niccoli torna ai libri; continuamente. Più che torna infatti resta: le mani fisse nelle pagine della storia dell’arte contemporanea. E questo da cinquant’anni, da quando Giuseppe Niccoli arriva a Parma dalla Toscana e qui rimane. E su quei libri che vendeva, da quelle pagine che collezionava, da quelle parole che consumava, costruisce una galleria d’arte contemporanea. Era il 1970, pochi forse avranno pensato che da Parma uno spazio del genere potesse durare più di un mese. E invece. Cinquant’anni di storia raccontati con la mostra Attraverso le avanguardie, visione e coraggio di una galleria nel palazzo della Fondazione Monte, nelle sale dell’APE Parma Museo, acronimo per arti, performance ed eventi; a Parma, ovviamente. Il chiodo alle pareti regge capolavori della storia artistica italiana: Agostino Bonalumi, Ettore Colla, Salvo, Mario Schifano, definisce quasi un manuale sulle avanguardie del secondo dopoguerra riunendo opere in collezione della galleria e da collezioni private che la galleria stessa ha contribuito a creare.

Come sorgente la galleria Niccoli torna ai libri; continuamente. Più che torna nasce da lì. E lo racconta bene Marco Niccoli che insieme al fratello Roberto, entrambi figli d’arte del fondatore, dirige la galleria e cura la mostra. «Da autodidatta – comincia Marco Niccoli – mio padre si appassiona subito ai libri d’arte, guidato quasi da un’ossessione fa della libreria che dirigeva a Parma un punto di riferimento nazionale per l’editoria del settore. Da questa sua mania ad aprire negli stessi locali uno spazio espositivo il passo è breve. Dal 1970 al 1978 convivono negli stessi ambienti libreria e galleria, quest’ultima poi prenderà il sopravvento, fino a fare di mio padre un mercante, aspirante gallerista. È giusto ricordare che nel 1968 Arturo Carlo Quintavalle fonda lo CSAC, centro di ricerca dell’Università di Parma, e promuove una serie di mostre importantissime alle Scuderie della Pilotta, che sicuramente entusiasmarono mio padre».

Salvatore Scarpitta, Racing car 1990, collezione privata. Courtesy Archivio Niccoli e Matteo Mezzadri/Studio Phorma

Fausto Melotti e Ettore Colla sono tra i primi artisti di cui presenta delle mostre, e se adesso li ritroviamo nei più importanti musei sparsi per il mondo e nei manuali di storia dell’arte, all’epoca non avevano mercato. Come poi un uomo possa aver sviluppato un occhio così raffinato pur non provenendo da studi artistici specializzati oramai dovrebbe essere chiaro a tutti: «Giuseppe partiva sempre dai libri – insiste Marco Niccoli – e di buono aveva che oltre a venderli, li leggeva. Era un divoratore di pagine, con talento riuscì a mettere insieme una serie di autori, ora entrati nella storia dell’arte, ma allora fuori mercato. Tolto qualche raro collezionista illuminato – continua – si vendevano artisti come Salvatore Fiume e Giuseppe Migneco, un tipo di arte molto legata alla figurazione. L’abilità di sbarcare il lunario su un segmento all’epoca d’avanguardia fu immenso. La fortuna è stata anche proporre opere con una visione e un po’ di coraggio che, dopo un primo momento di incomprensione da parte del mercato, sono entrate nella nostra collezione. Mio padre riusciva a catalizzare l’attenzione, circondandosi di collezionisti, e a collocare lavori incredibili, profetici, elementari e violenti. Penso al No di Mario Schifano, venduto nel 1976 per necessità in un momento di sviluppo della galleria, diventato un’icona dell’arte contemporanea internazionale e ora in mostra all’APE Parma Museo».

Come sorgente la galleria Niccoli torna ai libri; continuamente. Più che torna anzi inizia da quelle pagine, non solo la sua storia: anche il percorso espositivo, anche il titolo della mostra. «L’entrata dell’esposizione – spiega Marco Niccoli – è dedicata sfacciatamente, maledettamente e per sempre ai libri, perché lì torniamo e lì è da dove veniamo. Abbiamo la tossica esigenza di fare libri. Ora stiamo editando il libro della mostra, volutamente in ritardo per produrre un racconto visivo sull’esposizione. La maggior parte delle opere esposte sono molto note, ripubblicare così come sono non è certo un gesto rivoluzionario, ma allestite nelle sale specificatamente curate per la mostra, ecco questa è un’altra cosa». E poi dicevamo il titolo dell’esposizione: Attraverso le avanguardie «una serie di parole – continua il curatore – che sembrano uscite da un lavoro di Maurizio Nannucci: così definitive, così vaghe. Il titolo è in realtà il nome della nostra collana editoriale più importante, quella storica, che raccoglie volumi dedicati ad artisti e argomenti che trattiamo e abbiamo trattato come: Piero Dorazio, Conrad Marca-Relli, Salvatore Scarpitta, Paolo Scheggi e movimenti come l’Arte Programmata e Cinetica. Non potevamo scegliere un titolo diverso. Visione e coraggio, il sottotitolo esprime proprio due peculiarità di mio padre: oggi è più facile con molto denaro accedere a capolavori assoluti, all’epoca bisognava avere il talento per capire un artista e il suo lavoro». Inanellati, uno dopo l’altro i nomi presentati nella mostra sono da capogiro e raccontano una doppia storia: quella dell’arte e quella della galleria. «Allestire la mostra – confessa Marco Niccoli – è stato difficile ma anche facile, siamo stati guidati dallo spazio cercando di conservare una coerenza filologica. Anzi una selezione delle mostre fatte: cinquant’anni di attività sono tanti e non basterebbero sei piani. Ci siamo concentrati su vari temi: su Ettore Colla perché nato a Parma e da qui scappato, allievo di Brancusi e poi fondatore del gruppo Origine a Roma insieme a Alberto Burri, Mario Ballocco e Giuseppe Capogrossi. Su Lucio Fontana, di lui abbiamo allestito la Via Crucis (1947), un’opera incredibile composta da 14 terrecotte policrome che ci siamo sempre rifiutati di smembrare. È esposta nel caveau principale, tutto bianco, quasi sacrale che precede l’altro caveau tutto nero, più intimo nel quale abbiamo provato a esplorare il tema universale della genitorialità . In questa sala c’è anche una lastra di Salvo: Respirare il padre in dialogo con opere di Gino De Dominicis, Ettore Favini, Aldo Tagliaferro, Michele Zaza».

Michelangelo Pistoletto, Venere con la pipa, 1973. Courtesy Repetto gallery, Londra

Come sorgente Niccoli tornano ai libri; continuamente. Più che tornare non smettono di sfogliarli «perché vedi, quello che facciamo – spiega il curatore – è cercare di riordinare le vicende dell’arte, di restituire agli artisti il loro contesto e valore. Prendiamo Salvatore Scarpitta. Frequentando artisti come Carla Accardi, Pietro Consagra, Achille Perilli, Alberto Burri, il nome di Scarpitta veniva sempre fuori, nella comunità intellettuale e artistica era sempre presente, sempre considerato, ma non aveva mercato. Sicuramente aveva un valore. Ci siamo documentati, abbiamo approfondito su libri, monografie e cataloghi dell’epoca, e cercato di ricollocare il suo lavoro promuovendo mostre e editando pubblicazioni con l’aiuto di critici e storici dell’arte. Stesso metodo per Agostino Bonalumi e Paolo Scheggi, oggi artisti di grande mercato. Il caso di Scheggi è particolarmente emblematico: lui poco più giovane di Bonalumi, fu pupillo di Fontana, ma negli anni Novanta il valore di mercato delle sue opere era a zero. Trovammo una lettera in cui Lucio Fontana manifesta grande stima personale e professionale al giovane artista, tanto che nel 1964 condivisero una sala nel Padiglione della Biennale di Venezia. Insomma, non scopriamo gli artisti, ma i loro rapporti, la loro storia e gli episodi della loro esistenza che ne sanciscono il valore culturale».

Questo ma anche altro fa la galleria: proprio nella mostra all’APE Parma Museo, infatti, fra nomi proposti ci sono artisti contemporanei come Arcangelo Sassolino, Riccardo De Marchi e Artan Shalsi e una giovane promessa scozzese Jessica Wilson «scoperta – dice Marco Niccoli – grazie agli algoritmi di Instagram. Una donna con una cultura artistica impressionante, a cui contiamo di dedicare presto una mostra.». Come sorgente la Galleria Niccoli torna ai libri; continuamente perché lì c’è la storia e se leggi bene anche il futuro.

Bruno Munari, Negativo-Positivo, 1995. Courtesy Repetto gallery, Londra

LA MOSTRA
La mostra Attraverso le avanguardie, visione e coraggio di una galleria è aperta fino al 21 febbraio 2021 nel palazzo che la Fondazione Monte ha trasformato in Centro Espositivo, APE Parma Museo. Negli ambienti del museo sono raccontati i cinquant’anni della Galleria Niccoli, sulle pareti autori fondamentali del secondo dopoguerra come: Afro, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Alik Cavaliere, Ettore Colla, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Conrad Marca-Relli, Fausto Melotti, Angelo Savelli, Salvatore Scarpitta, Mario Schifano, ma anche firme più giovani come Arcangelo Sassolino e Jessica Wilson. A introdurre il percorso espositivo una libreria che ricorda il profondo legame della galleria con i volumi d’arte. Il percorso espositivo è curato dagli attuali direttori della galleria, figli del fondatore Giuseppe Niccoli, Marco e Roberto.

Info: apeparmamuseo.it

Foregroung: Ettore Colla, scultura con due ruote (carro solare n.2) 1961, collezione privata. Courtesy Archivio Niccoli e Matteo Mezzadri/Studio Phorma. Background: Mario Ballocco, Uomo a bocca chiusa 1946, collezione privata. Courtesy Archivio Niccoli e Matteo Mezzadri/Studio Phorma.

 

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