Le Fondazioni reclamano maggiore riconoscimento. Il messaggio al talk di RO.ME

Roma

Le Fondazioni sono un grande motore di produzione culturale e artistica, un patrimonio italiano che va sostenuto e tutelato. Questo è il principale messaggio emerso dal talk a loro rivolto stamattina nell’ambito di RO.ME museum exhibition, la fiera internazionale incentrata sul sistema culturale e museale italiano. All’incontro, moderato dall’editore di Inside Art Guido Talarico, sono state coinvolte la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, alla cui presidentessa Patrizia Sandretto Re Rebaudengo è stato dedicato uno spazio speciale per celebrare i 25 anni della fondazione, la Fondazione Memmo, La Fondazione, Fondazione Giuliani e Fondazione Roma. Nonostante il periodo di difficoltà queste realtà stanno dimostrando tutta la loro resilienza, continuando a mantenere alto lo spessore qualitativo delle loro iniziative, momentaneamente migrate online, e il loro impegno al sostegno della produzione artistica e intellettuale. Fare contemporaneo in Italia è difficile, hanno ammesso, perché richiede una sensibilizzazione maggiore nei confronti di pubblico e soprattutto istituzioni. Istituzioni che stanno facendo qualcosa, ma non abbastanza. Ma di cosa necessitano soprattutto le Fondazioni? La risposta è unanime: visibilità e riconoscimento istituzionale. Del resto lo meriterebbero. Basti pensare alle tante iniziative che stanno mettendo in piedi per mantenere dinamico e vitale il dibattito artistico nazionale. Dalla curatela di mostre con grandi artisti internazionali, alla ricerca e valorizzazione dei giovani talenti, alle opportunità di matching tra artisti e player del mondo artistico, agli incontri e talk per approfondire i temi di maggiore attinenza contemporanea. Per non parlare della loro mission mecenatistica. Le loro collezioni e i loro progetti rappresentano una delle principali leve del mercato del contemporaneo.

A queste fondazioni se n’è di recente aggiunta un’altra, la Fondazione Patrimonio Italia, fondata da Guido Talarico, nata proprio con l’obiettivo di dare risalto a questi grandi patrimoni culturali italiani, raccogliendone e divulgandone le testimonianze e le esperienze.

Tutto questo network dovrebbe essere attenzionato di più, superando le tradizionali dicotomie tra sfera pubblica e privata, sperimentando in modo più strutturale i benefici della cosiddetta ”big society” anche in ambito culturale, così come teorizza da anni il prof. Emmanuele Emanuele (Fondazione Cultura e Arte – Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale). Sicuramente una strada che porterebbe concreti risultati nel lungo termine.

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