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Girotondo

«L’idea nasce da uno scherzo telefonico, in pratica quello raccontato nel primo episodio, che ho vissuto all’università a Perugia. Ne ricavai una sceneggiatura per un cortometraggio per partecipare a un concorso, che non vinsi, e poi una storia a fumetti. Quindi vidi il film La ronde (”Girotondo” in francese) di Max Ophüls, che era l’adattamento dell’omonimo testo teatrale di Arthur Schnitzler: colpito dalla pellicola, lessi il testo teatrale e scoprii la struttura narrativa che poi ho ripreso in questo graphic novel». Il graphic novel a cui fa riferimento Sergio Rossi – autore per ragazzi, esperto e storico del fumetto – è Girotondo (Editrice Il Castoro, 179 pagine, 16 euro) che ha scritto, lavorando a quattro mani con l’illustratrice Agnese Innocente, all’esordio due anni fa sul volume Dieter è morto, con cui è stata candidata al premio Boscarato 2018 come autore rivelazione. Riprende Rossi: «Nel 2005 pubblicai la storia a fumetti di quello scherzo in una rivista che non esiste più. Nel rileggere la storia pubblicata mi venne di continuarla e aggiungerne altre, così mi ricordai di Girotondo e impostai l’idea del volume, ma rimase tutto fermo lì. Quando è stato preso da Il Castoro, ho recuperato le storie, cambiato ambientazione, aggiunto i social; insomma ho riscritto tutto daccapo, incluso il primo episodio che è radicalmente cambiato, e alla fine eccolo qui». Dieci episodi, mille sfaccettature, un solo protagonista: l’amore al tempo di whatsapp. Un girotondo – appunto – di amori, amicizia, tradimenti – raccontati con schiettezza, lucidità, potenza, poesia e realismo – nella Bologna dei giorni nostri. «In Girotondo, il capoluogo emiliano è un altro personaggio che, attraverso le sue architetture e i colori resi magistralmente da Agnese, amplifica il racconto dei sentimenti dei personaggi, è il loro corrispettivo oggettivo», riprende Rossi. Gli fa eco Innocente: «Bologna è una città che adoro. Mi piace l’aria di familiarità che si respira fra le strade e i locali, l’architettura, adoro le persone. Con Sergio abbiamo cercato di trovare scorci interessanti che mostrassero non solo i monumenti e le parti “importanti” delle vie, ma che fossero colmi dell’atmosfera magica e avvolgente che distingue la città». Quanto, da questo punto di vista, ti sono venuti in soccorso i colori? «Moltissimo – replica l’illustratrice – essendo la nostra storia ambientata in inverno, ho usato colori freddi, dalle tonalità del blu, del viola e del rosa per gli esterni e colori più caldi, come un abbraccio sicuro, per gli interni». L’amore ai tempi di whatsapp. Di cosa parliamo, in concreto? Prende la parola Rossi: «Se al termine ”social” sostituiamo quello di “immaginario” non trovo differenze a quando ero all’università o alle superiori, e invece dei social avevamo il telefono fisso e i bigliettini. Quando è il momento di fare il passo decisivo verso l’altra o l’altro, i social scompaiono e ci si trova ”nudi”, ieri come oggi». Agnese, che ne pensi? «Nel pratico, ”amore ai tempi di whatsapp” significa disporre di un mezzo di comunicazione potentissimo. Da un punto di vista più romantico, invece, mi viene da dire che l’amore ai tempi di questa app di messaggistica non è nient’altro che un nuovo modo di esprimere le emozioni e i sentimenti umani, che mai sono cambiati. E mai cambieranno». È interessante capire in che modo avete interagito durante il lavoro. «Prima ho scritto tutte le sceneggiature che ho rivisto con le mie ”editor custodi” Chiara Arienti e Maria Chiara Bettazzi de Il Castoro – circoscrive Rossi – poi le abbiamo passate ad Agnese che ha fatto uno storyboard (in pratica poco meno di quello che è uscito pubblicato), che abbiamo ulteriormente rivisto per capire se funzionava o, come spesso mi capitava, trovare soluzioni migliori una volta visti i disegni: la pazienza di Agnese è stata pari al suo talento». In parallelo Innocente inventava i personaggi sulle base delle trame definendo vestiti, capigliature, fisici. «Per ogni storia le mandavo foto o le indicavo su Google maps le parti di Bologna dove le storie erano ambientate. Parti che ha reso benissimo». Concetti rafforzati dall’illustratrice: «Con Sergio abbiamo lavorato capitolo per capitolo, ragionando prima a compartimenti stagni e poi, di volta in volta, riprendendo le storie nell’insieme per far sì che tutto tornasse. Ogni volta che mandavo un blocco di pagine ”storyboardate” – le bozze – discutevamo su cosa potesse essere cambiato e migliorato sia a livello di testo sia di disegno ed inviavamo poi il materiale all’editore. Una volta approvato, lo stesso percorso si ripeteva per gli inchiostri definitivi ed infine per il colore».

Info: www.editriceilcastoro.it

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