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Materia che cambia

Namsal Siedlecki è una nostra vecchia conoscenza. Lo abbiamo presentato al Talent Prize 2018, come vincitore del premio Fondamenta gallery. Adesso ci ritroviamo a parlare di lui in occasione di un progetto di grande profondità, ancora una volta dedicato ai passaggi di stato della materia. Al Pastificio Cerere di Roma, dal 22 settembre al 30 novembre va in scena la sua personale Mvaḥ Chā, seconda tappa del progetto Crisalidi, che ha esordito a gennaio nel Museo di Patan, a Kathmandu, in Nepal.

Il nucleo principale della mostra è costituito da cinque sculture in bronzo, dal titolo Mvaḥ Chā (Crisalidi), realizzate da Siedlecki nel 2019 durante diversi periodi di residenza a Kathmandu, dove ha avuto modo di sperimentare e approfondire la tecnica della fusione a cera persa nepalese in alcune delle più importanti fonderie locali. In particolare, l’artista è rimasto affascinato dai passaggi che precedono la fusione: mentre in Occidente il modello in cera viene ricoperto da mattone triturato e gesso, in Nepal si utilizza un composto chiamato Mvaḥ Chā, una malta che si ottiene impastando argilla, sterco di vacca e pula, ossia l’involucro dei chicchi di riso

Il titolo delle sculture deriva quindi dalla pratica quotidiana delle botteghe, da quel momento in cui il modello in cera viene ricoperto da strati di Mvaḥ Chā, formando un involucro così spesso da nascondere la forma originale. Siedlecki ha tramutato in opere questi manufatti intermedi che, seppur necessari alla realizzazione delle sculture, non lo sarebbero mai diventati in quanto solitamente distrutti per portare a termine il processo di fusione. Il risultato di questo insolito processo sono sculture dalle masse indeterminate, dei non finiti, forme dotate di un’espressività forte e primitiva, libere da canoni proporzionali e da precisi riferimenti anatomici, che tuttavia conservano una sottile relazione con l’iconografia religiosa induista e buddista, ricordando allo stesso tempo l’estetica arcaicista della scultura del primo Novecento. Sculture che creano un dialogo fra passato e presente, tra oriente e occidente, sottolineando come la fascinazione per l’ignoto e per lo spirituale accompagni da sempre l’uomo indipendentemente dalle epoche e dalle latitudini. 

«L’interesse scientifico e antropologico per i fenomeni, l’approccio quasi alchemico alla materia e ai suoi ”passaggi di stato”, l’attenzione a stili e tecniche diverse, la riflessione sul valore dell’opera – dichiara Marcello Smarrelli, curatore della mostra e Direttore Artistico della Fondazione Pastificio Cerere – sono le ragioni che hanno guidato la scelta dell’artista e del progetto, con il quale la Fondazione Pastificio Cerere ha partecipato al bando Italian Council». 

Tappa finale delle opere di Namsal Siedlecki sarà il Centro Pecci di Prato.

 

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