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Obey, la grande mostra

La donna, l’ambiente, la pace, la cultura, sono questi i quattro pilastri della mostra del celebre street artist Obey a Palazzo Ducale di Genova, dal 4 luglio al 1 novembre. Una mostra importante, quasi monumentale dedicata a un interprete dei linguaggi metropolitani che ha sempre avuto un ruolo nel dibattito in riferimento alle grandi questioni, dal tema razziale al pacifismo, fino all’ecologia. La mostra, curata da Gianluca Marziani e Stefano Antonelli, si intitola Obey fidelity. The art of Shepard Fairey ed è una raccolta delle opere più rappresentative dell’artista statunitense, classe 1970.

LA MOSTRA
Tra le opere in mostra alcune immagini iconiche, come la celeberrima Hope in cui Obey raffigurò, nel 2008, il futuro Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, un lavoro eseguito non su committenza, ma sulla base di un sostegno spontaneo alla figura politica di Barak Obama. Lo stesso presidente apprezzò molto l’opera, tanto che una volta eletto decise di scrivere all’artista: ”Ho il privilegio di essere parte della tua opera d’arte e sono orgoglioso di avere il tuo sostegno”. Il ritratto Hope divenne talmente famoso da entrare a far parte della collezione permanente della National Gallery di Washington e fu giudicato dal critico d’arte del New Yorker, Peter Schjeldahl, come ”la più efficace illustrazione politica americana dai tempi dello Zio Sam”.

Nel percorso espositivo ci sono anche serigrafie e litografie (provenienti da collezioni private) a sfondo politico e sociale, come We the people – defend dignity, una grafica politica in risposta diretta al sentimento xenofobo, razzista e anti-immigrati che contraddistingue la presidenza Trump, e fa parte di una serie di tre ritratti prodotti per la campagna We the People pubblicata da Amplifier Art il 21 gennaio 2017, in concomitanza con la Marcia delle Donne, la più grande protesta di un solo giorno nella storia degli Stati Uniti.
E poi anche la recentissima Angel of Hope and Strength, opera in cui un’infermiera con ali celestiali e una fiaccola in mano evoca medici e infermieri che hanno combattuto l’epidemia di Covid-19. L’opera, realizzata nel maggio 2020, è finalizzata alla stampa su magliette la cui vendita andrà a sostenere le attività della Croce Rossa Italiana.
Infine, tra le opere, figura l’attualissima Angela Davis, figura fondamentale per il movimento afroamericano degli anni Settanta, divenuta uno dei soggetti preferiti di Obey e scelta come immagine-guida della mostra. Accusata di cospirazione, rapimento e omicidio in seguito ai fatti del 7 agosto 1970, quando alcuni attivisti delle Pantere Nere tentarono di liberare tre imputati da un processo (l’episodio finì in tragedia, con la morte di tre attivisti e del giudice che avevano sequestrato), Angela Davis fu arrestata e processata (e poi assolta, benché dovette passare un lungo periodo di detenzione), diventando così popolare da mobilitare a suo favore un gran numero di persone che si riunirono in comitati e organizzazioni, non solo negli Stati Uniti ma anche in molti altri paesi. Obey l’ha ritratta più volte, e una di queste immagini è in mostra, contribuendo a creare il mito di donna afroamericana, simbolo sia del femminismo che dell’uguaglianza razziale.

I CURATORI
Marziani e Antonelli hanno collaborato più volte per la realizzazione di progetti volti a storicizzare la street art. «Il messaggio di Obey pacifista ed ecologista – spiega Gianluca Marziani – ci rende piccoli soldati di una nuova militanza, fatta di spazi etici del confronto, di nuovi modelli del vivere, di azioni sane e consapevoli».
«I formati – ha aggiunto Stefano Antonelli – tendono al gigantismo quando il contesto prescelto è la strada, diminuiscono nel caso di oggetti funzionali al progetto (cover di album, skateboard, poster e oggetti…), in entrambi i casi Obey traduce nel presente i vecchi stilemi della propaganda muralista. Crea stampe cartacee bollenti, sembra di sentire l’urlo catartico di Angela Davis o la speranza democratica di Barack Obama, con le loro silhouette che catturano le giuste frequenze e si prendono il palcoscenico mediatico del nuovo millennio».

Dal 4 luglio al 1 novembre
Palazzo Ducale di Genova, Piazza Giacomo Matteotti 9
Info: https://palazzoducale.genova.it 

 

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