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Arte in Val Gardena

Una mostra di arte contemporanea tra le montagne della Val Gardena, con un percoros espositivo che si concentra nel borgo di Ortisei, nel bolzanese. Si tratta della settima edizione della Biennale Gherdëina, che doveva inaugurare il 26 giugno ma che è stata spostata all’8 agosto e che andrà avanti fino al 20 ottobre. Il team della Biennale ed il curatore Adam Budak hanno lavorato attorno al titolo selezionato: a breath? a name? – the ways of worldmaking (Un respiro? Un nome? Come realizzare nuovi mondi), e hanno voluto introdurre una significativa svolta poetica nei confronti delle esigenze vitali fondamentali dell’interazione umana, quali l’atto del respirare e la volontà di dare un nome agli oggetti. 

Nell’edizione 2020, le aree tematiche finora affrontate – il significato del patrimonio culturale, la ricerca del posizionamento strategico nella storia, l‘importanza del concetto di comunità, l’onnipresenza della natura e della sua industria – verranno contestualizzate in un quadro socio-politico che non trascurerà gli aspetti più poetici, spirituali ed esistenziali. Come nelle edizioni precedenti un ruolo importante sarà rivestito dalla complessità della lingua ladina e si tornerà ad occuparsi della continuità e della persistenza delle tradizioni – tenendo sempre conto della necessità di reinterpretarle, metterle in discussione e potenzialmente tra-sformarle. Focus della Biennale di quest’anno saranno il significato e la consapevolezza della rilevanza socio-politica nel processo di creazione del mondo (Worldmaking), il fattore dinamico all‘interno di questo processo, ma anche la resilienza che cultura e natura garantiscono. Si tratta di un processo di emancipazione che tiene conto in modo responsabile e lungimirante dell‘unicità storica del luogo, che qui si è sviluppato in una visione matura e coraggiosa del futuro. Saranno tre i capitoli sulla sociologia dell‘incontro e le strategia della pluralità che costituiranno il nucleo originario della realizzazione di nuovi mondi (Ways of the worldmaking): ecology of others, sul rilancio della relazionalità (secondo la riflessione di Philippe Descola in merito al legame natura-cultura); In praise of hands, sull’arte del tatto (questo capitolo è fortemente ispirato al sogno di Henri Focillon sull‘autonomia dell‘arte rispetto ai materiali, alle tecniche e ai segni); e infine The cloud of possibles, sulla diffusione dell‘entusiasmo e sul potere della differenziazione (facendo riferimento a quello che Maurizio Lazzarato definisce il passaggio da un rapporto capitale-lavoro ad uno capitale-vita).

Gli artisti invitati come sempre sono di calibro internazionale: Agnieszka Brzeżanska (POL), Brave New Alps (ITA), Carlos Bunga (PRT), Pavel Büchler (CZE), Josef Dabernig (AUT), Aron Demetz (ITA), Habima Fuchs (CZE), Henrik Håkansson (SWE), Petrit Halilaj e Alvaro Urbano (RKS – ES), Ingrid Hora (ITA), Paolo Icaro (ITA), Hans Joseph-son (CH), Lang/Baumann (CH), Tonico Lemos Auad (BRA), Kris Lemsalu (EST), Sharon Lockhart (USA), Myfanwy Macleod (CAN), Antje Majewski (mit Pawel Althamer, Alioune Diouf, Cecilia Edefalk, Pawel Freisler, Gregor Prugger u. a.) (GER), Marcello Maloberti (ITA), Franz Josef Noflaner (ITA), Paulina Ołowska (POL), Pakui Hardware (LIT), Maria Papadimitriou (GR), Hermann Josef Runggaldier (ITA), Marinella Senatore (ITA), Paloma Varga Weisz (GER).

Info: http://biennalegherdeina.org/

 

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