Spazi

Maxxi, e sono 10

Il Maxxi oggi compie dieci anni. Dieci anni in cui, a fasi alterne, ha saputo farsi valere nel panorama artistico contemporaneo e in cui è riuscito in quella che sin dall’inizio è sembrata una mission di natura culturale: quella di consegnare alla città e ai cittadini il loro museo di arte contemporanea. Un museo da vivere, frequentare, abitare e conoscere. Il decimo compleanno certamente è segnato dal coronavirus, ma il Maxxi ha pensato bene di ispirarsi a questo tema per partorire un progetto espositivo di forte attualità, dedicato a come il Covid ha cambiato il rapporto dell’uomo con la casa. Una riflessione, in sostanza, sulla casa post Covid, diventata più che mai tecnologica, ecologica e multitasking. L’argomento diventa protagonista di quattro progetti che animano l’estate 2020 del museo, tra arte, architettura e design. 

At Home 20.20 (da giovedì 18 giugno)
Si tratta del nuovo allestimento della mostra At Home, attualizzato in chiave Covid-19. Alla base del percorso espositivo originale un doppio dialogo: il primo tra la casa individuale e la casa collettiva, da Villa Malaparte al Corviale; il secondo in forma di veri e propri duetti tra autori appartenenti a epoche e geografie molto diverse. Come ad esempio la celebre Villa Malaparte a Capri in dialogo con il rifugio sulle Dolomiti dei giovani trevigiani Demogo; i Collegi universitari di Urbino di Giancarlo De Carlo con l’eccezionale charity housing Sugar Hill di David Adjaye, ad Harlem; la Casa Baldi di Paolo Portoghesi a Roma con la villa futuristica e spaziale dello Studio Zaha Hadid in Russia; il Bosco verticale di Stefano Boeri, a Milano con la Moriyama House di Ryue Nishizawa a Tokyo. Nell’ambito di questa sezione c’è anche la grande installazione Home sweet Rome/ No man is an Insula di Rintala Eggertsson, la casa in legno a due piani già presente nell’allestimento originale, che occupa tutta la larghezza della Galleria espositiva e dove il visitatore può salire. È stata ripensata per ospitare uno speciale programma di film screening, a cura di Art Doc Festival, per indagare i mille volti dell’abitare contemporaneo attraverso documentari, cortometraggi, reportage video e interviste. 

Casa mondo (da giovedì 18 giugno)
Sette interpreti, tra i principali designer della scena internazionale, chiamati a interrogarsi e a proporre la loro visione su altrettanti temi e funzioni dell’abitare. Patricia Urquiola, Konstantin Grcic, Didier Fiuza Faustino, Humberto Campana, Bêka & Lemoine, Sou Fujimoto, Martí Guixé sono i protagonisti di Casa Mondo, un progetto espositivo digitale, interamente concepito e sviluppato per Instagram, che prenderà il via il prossimo 18 giugno. Casa Mondo perché le nostre case, in questi mesi di lockdown, si sono espanse per comprendere una serie di esperienze e funzioni che prima si svolgevano all’esterno. Il progetto prevede una ricerca dedicata proprio a questa trasformazione, declinata attraverso una serie di post su un profilo instagram d’autore, allestito e curato dallo Studio Formafantasma. 

YAP Rome at Maxxi 2020 (da martedì 30 giugno)
È l’architetto londinese Lucy Styles, da molti anni nel team dello Studio Sana’a fondato dal Pritzker Prize Kazuyo Sejima, la vincitrice dell’ottava edizione di Yap Rome at Maxxi, il progetto che vede insieme Maxxi, MoMA e MoMA PS1 in collaborazione con l’associazione Constructo di Santiago del Cile per il sostegno dell’architettura emergente. Il suo progetto Home Sweet Home sarà ospitato nella piazza del museo a partire dal 30 giugno, inaugurando ufficialmente il calendario degli eventi di Estate al Maxxi. La casa del futuro di Lucy Styles è una sequenza di spazi intimi e aperti allo stesso tempo, stanze a cielo aperto pensate sia come metafora di una vita domestica che come giardino segreto del museo e estensione del suo spazio espositivo.

After Love, di Vedovamazzei (da martedì 30 giugno)
Martedì 30 giugno nella piazza del museo viene inaugurata anche l’opera After Love (2003) di Vedovamazzei, il duo composto da Simeone Crispino e Stella Scala. Un lavoro ispirato al cortometraggio di Buster Keaton One Week (1920), vicenda comica della costruzione di una casa prefabbricata, improbabile regalo di nozze, realizzata con istruzioni intenzionalmente alterate da un rivale. Alla fine, com’era prevedibile, la casa risulta inutilizzabile. Se nel film è solo l’esito scontato di una peripezia comica, nell’opera di Vedovamazzei la casetta sbilenca è allo stesso tempo comica e tragica, grottesca e seria. Un ”disastro in miniatura” simbolo dell’inefficacia di un modo di agire e di pensare che non prende in considerazione la possibilità del proprio fallimento né sa porvi rimedio.

 

 

 

 

Commenti