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I nuovi Futuristi

Silvia Hell, Domenico Antonio Mancini, Fabrizio Perghem e Sara Ravelli. Sono loro i quattro artisti in residenza negli spazi di FuturDome, che dal 18 maggio al 31 luglio ospita il progetto Summer In. Si tratta di un programma di ”isolamento dedicato”, come è stato ribattezzato, che coinvolge gli artisti a riflettere sulle varie aree dell’edificio. FuturDome è un delizioso museo indipendente, a Milano, una testimonianza dello stile Liberty, che nei primi anni del Novecento fu il luogo di incontro dei Futuristi e che oggi ospita, non a caso, l’Istituto internazionale di studi futuristi. E il direttore artistico Atto Bellili Ardessi ci tiene a preservare la natura avanguardistica dello spazio. Per questo continua a monitorare le nuove generazioni di talenti, organizzando progetti di residenza come Summer In.

Durante la residenza, i quattro artisti avranno modo di utilizzare ogni elemento del palazzo e ogni materiale di cui potranno appropriarsi, appoggiandosi anche, per le loro produzioni, alle diverse aziende che hanno interagito, in questi anni, con FuturDome. A fine della residenza verranno presentati i lavori definitivi, che saranno stati scanditi e arricchiti da sei diversi incontri, programmati ogni dieci giorni, con diversi professionisti: Diego Bergamaschi (collezionista, art manager), Elena Bordignon (direttore ATP Diary), Barbara Casavecchia (critico, curatore, docente), Annette Hofmann (art dealer, ricercatrice), Claudia Santeroni (curatrice, coordinatrice di The Blank), Mauro Mattei (collezionista, fondatore di MMAT), Maria Chiara Valacchi (critico, curatore). 

Gli spazi espositivi e di lavoro non prevedono l’ingresso al pubblico, ma permettono agli artisti di risiedere e di soggiornare, in piena sicurezza e autonomia, all’interno dei 2000 mq, dell’edificio di via Giovanni Paisiello 6. La residenza permetterà, su appuntamento, a curatori, collezionisti, giornalisti ma anche a visitatori esterni di poter assistere sia dal vivo, sia attraverso conversazioni via Instagram e Facebook, al processo di elaborazione di quattro progetti inediti.

GLI ARTISTI
La ricerca di Silvia Hell (1983, Bolzano) si situa in azioni e modi di pensare, istituendo forme di tensione all’interno del metodo, tra l’oggettività convenzionale del referente e modelli originali di presentazione e formalizzazione del Reale. Il lavoro che ne risulta procede attraverso punti di equilibrio e di prova, oscillando agli estremi opposti del pensiero e dei sistemi. I suoi percorsi di approfondimento sono oggetto di una ri-mappatura politica volta a trasmettere uno spettro di valori in un’unica forma estetica con la chiarezza e la semplicità di un’intuizione visiva.

Interessato alla trasformazione del quotidiano e della memoria storica in un’esperienza sinestetica, Domenico Antonio Mancini (1980, Napoli) combina una sofisticata analisi dei media, scelti di volta in volta, alla riflessione su questioni socio-politiche e bio-politiche. Per l’artista la pratica dell’arte risponde sempre all’urgenza di intervenire, individualmente e collettivamente, nella realtà quotidiana. Anche nelle più recenti serie pittoriche legate alla memoria storica di luoghi specifici, la pittura di paesaggio si offre come un’esperienza straniante non solo a livello linguistico.

Gli interventi scultorei di Fabrizio Perghem (Rovereto,1981) innescano processi umani e materici tramite l’attivazione di risorse indigene. Il suo linguaggio sviluppa le capacità ricettive della scultura per raccogliere le energie disperse del quotidiano e del dialettale. Tale pratica ha generato nell’autore una particolare attenzione per ciò che intercorre tra l’esperienza artistica e la sua narrazione. In assenza di opere plastiche, sperimenta il ruolo dell’oralità nell’evoluzione della scultura, nella costruzione e demolizione del suo significato, nella propagazione del suo esistere.

Con una ricerca sviluppatasi inizialmente da un interesse per il medium fotografico e il suo potenziale comunicativo, il lavoro di Sara Ravelli (1993, Crema) trova il suo fondamento nella fascinazione per la carica sentimentale degli oggetti e nell’idea di funzionalità compromessa, traumatizzata. La conseguenza formale di questa tensione tra artefatto ed emotività è diventata un movente per riflettere profondamente sulla nozione di tridimensionalità: partendo da interrogativi legati all’immagine, è approdata a un linguaggio scultoreo.

Dal 18 maggio al 31 luglio
FuturDome, via Paisiello 6, Milano
Info: http://www.futurdome.org/ 

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