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Fase 2, la Cultura in crisi

La fase 2 dell’emergenza coronavirus è iniziata. Dal 18 maggio anche molti musei e luoghi di interesse artistico riaprono i battenti, tra cui molte gallerie d’arte. Le misure precauzionali, seppur con alcune contraddizioni, sono state chiarite. Ma quello che non sembra affatto chiaro sono le misure del governo per permettere al sistema culturale di sopravvivere, alla luce delle perdite economiche registrate finora e di quelle previste nei prossimi mesi, correlate con l’assenza di turismo (forse addirittura fino al prossimo anno). Su questo abbiamo l’impressione che si stia andando troppo a rilento. Nonostante i tanti appelli dal Collegio Romano non sono pervenute idee concrete e strutturali per far rifiatare il comparto, a parte qualche iniziativa spot, come il cosiddetto ”Netflix della cultura”, che francamente sarebbe anche una formula carina e originale ma assolutamente inadeguata se proposta come la risposta principale al problema. 

MISURE FISCALI
Lo abbiamo specificato anche in un altro articolo (leggi qui) in cui tra le nostre richieste suggerivamo un significativo intervento fiscale in favore del collezionismo. In assenza di fiere e con un pubblico sparuto e striminsito, le gallerie d’arte rischiano seriamente di chiudere. L’unica misura concreta in grado di dar loro uno strumento utile cui ancorarsi è rappresentata dagli sgravi fiscali da adottare per chi acquisti opere d’arte o intervenga, in qualche modo, a sponsorizzare eventi artistici. Sarebbe opportuno, in tal senso, un intervento a riduzione dell’IVA del mercato primario, l’IVA sulle importazioni e una nuova disciplina del diritto di seguito. Si tratta delle uniche possibili opportunità da offrire alle gallerie (e con loro agli artisti) per consentire una ripresa prospettica delle attività.

MISURE ECONOMICHE
L’impressione è che il peso specifico della cultura in questo momento sia davvero molto basso e irrilevante. Lo si percepisce dall’agenda di governo, dalle cui priorità non si intravedono investimenti strutturali per la cultura. Eppure ce ne sarebbe un gran bisogno. Non basta anticipare rispetto alle aspettative la riapertura dei musei, delle biblioteche ecc. per fare ripartire un settore come questo. Un settore che ha letteralmente le ossa rotte, che avrebbe bisogno di un importante sostegno economico, dal momento che certamente gli introiti derivanti dalle biglietterie nei prossimi mesi non saranno sufficienti a compensare le perdite registrate dai musei finora e a coprire le spese di personale, allestimenti, sanificazioni, logistica e organizzazione eventi cui andranno incontro fino a dicembre. Bisogna considerare che alcuni grandi musei di molte città italiane registrano ingressi di pubblico prevalentemente straniero, o comunque non residente nella città di ubicazione del museo. Ma con gli spostamenti condizionati dalle normative molto restrittive, e con una paura di fondo che induce a evitare assembramenti e luoghi chiusi, non ci si aspetti di vedere quest’estate la file fuori dagli Uffizi di Firenze, o dai Musei Vaticani a Roma o al Museo Egizio di Torino. Come si pensa di affrontare questo problema?

MISURE PER LE RIAPERTURE
L’unica risposta è arrivata per ora sulle misure anticontagio da applicare nei luoghi di cultura che riapriranno a partire dal 18 maggio. Anche queste sono misure che comporteranno dei costi (a carico degli player culturali, ovviamente) ma che saranno per lo meno necessarie a poter riprendere l’attività. Ve le riassumiamo.

Le riaperture saranno differenziate sulla base della tipologia del museo (sito all’aperto, sito in locali confinati, sito ibrido), alle dimensioni e alla concentrazione dei flussi di visitatori. Nello specifico, le misure per i musei che hanno più di 100.000 visitatori l’anno saranno più stringenti rispetto a quelle dei musei piccoli. Ecco quelle che valgono per tutti: gestione degli ingressi e delle uscite (le visite vanno contingentate per numerosità e fasce orarie, nel senso che bisogna prevedere orari di apertura e chiusura che non vadano ad aggravare la mobilità in relazione al pendolarismo, per esempio il sovrapporsi con ore di punta, ed è necessario anche prevedere raccordi con le istituzioni coinvolte nei piani di mobilità); obbligo di mascherina per i visitatori durante tutta la visita; corretta gestione degli spazi comuni (gli spazi dediti ai servizi di ristoro e commerciali dedicati al merchandising, vendita libri, ecc., vanno contingentati in analogia alle regole generali previste per il commercio, ovvero garantendo sempre la presenza all’interno di essi un numero limitato di utenti proporzionale alle dimensioni dei locali, se si decide di riaprirli); utilizzo della segnaletica per far rispettare la distanza fisica di almeno 1 metro, anche presso biglietteria e sportelli informativi, nei negozi e all’esterno dei siti; prevedere percorsi a senso unico; regolamentazione dei servizi igienici in modo da prevedere sempre il distanziamento nell’accesso; frequenti lavaggi di mani secondo le modalità raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Ministero della Salute; garantire la pulizia giornaliera degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni prestando particolare attenzione alle superfici di contatto di frequente utilizzo; posizionamento di dispenser per sanificazione delle mani; limitare uso di touch screen; limitare i pagamenti in contanti; evitare file alle biglietterie incentivando l’acquisto di biglietti tramite app e siti web; evitare l’utilizzo di audioguide, soprattutto ”in una prima fase”, e in caso contrario prevedere sanificazione dopo ogni singolo utilizzo; predisporre guide e materiale digitale al posto del cartaceo; fornire materiale informativo sulle misure igienico-sanitarie; utilizzare video sulle misure da seguire nei siti.

Per quanto riguarda i musei grandi (sopra i 100.000 visitatori l’anno) si presentano particolari criticità non solo in merito al rischio di aggregazione, ma anche in relazione agli impatti sulla mobilità complessiva e sui trasporti che richiedono misure di sistema. Tali misure implicano azioni sinergiche con il coinvolgimento di tutte le istituzioni coinvolte e comunque necessitano di caute valutazioni in tema di progressività delle azioni in considerazione delle grandi complessità che implicano. È opportuno quindi sviluppare specifici piani che prevedano il contingentamento anche in considerazione delle dimensioni e della tipologia del sito relativamente all’accoglienza sostenibile.

Per quanto riguarda i lavoratori si prescrive l’obbligo di mascherine per quelli che sono a contatto con il pubblico o con altri lavoratori; la prosecuzione dello smart working; verifiche costanti dello stato di salute del personale assicurando idonei screening, e dando indicazioni precise sulle procedure correlate alla salute e alla sicurezza, incluse le regole del distanziamento, e i dispositivi di protezione da fornire al personale, soprattutto a quello di vigilanza (sia interna che privata) e/o ai visitatori, secondo quanto sarà indicato dagli organi competenti.

In tutta franchezza ci sembrano ottimistiche le previsioni di pubblico sulla base delle cifre registrate negli anni passati. Ad ogni modo dura lex, sed lex e la accettiamo. Ma ci aspettiamo un intervento solidale e strutturato per dare una risposta concreta alle problematiche di un settore strategico per il Paese intero.

 

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