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Kusama

«Mi interessava dare una visione d’insieme dell’artista giapponese, come una sorta di viaggio di formazione dall’infanzia alla maturità, raccontando la storia in modo lineare e cronologico e accompagnando il lettore all’interno della vita e delle ossessioni della protagonista». Parole di Elisa Macellari, illustratrice italo-thailandese che firma il graphic biography Kusama di ossessioni, amori e arte (Centauria libri, cartonato, 128 pagine stampate a quattro colori su carta uso mano, 19.90 euro), che ripercorre la vita e l’opera di Yayoi Kusama, «il cui mondo è nelle mie corde, sia a livello grafico sia emotivo, con la sua storia a cavallo tra oriente e occidente. La sua ricerca è stata il seme di invenzioni prese da altri artisti», precisa l’autrice. Camaleontica, capace di mutare tanto le paranoie quanto le illusioni, in un caleidoscopio di forme e colori, all’interno di un habitat fiabesco ma non sempre rassicurante («la mia arte proviene da allucinazioni che solo io posso vedere. Traduco le allucinazioni e le immagini ossessive che mi affliggono in sculture e dipinti»), Kusama (nata Matsumoto nel 1929) viene omaggiata da Macellari – nata a Perugia, vive a Milano – che ne racconta il percorso artistico fin dal principio. Dall’infanzia tra le voci dei campi di violette alle tele strappate dalla mamma fino ai tradimenti del papà che era forzata a spiare. E ancora, dalla lettera alla pittrice statunitense Georgia O’Keeffe alla fuga a New York, in valigia sessanta kimono e duemila tra disegni e dipinti da vendere, al ritorno in patria. Tutto questo (e molto altro) per rendere al lettore sia lo spirito della donna – che oggi vive volutamente in un istituto psichiatrico, con i colori alla mano quasi a proteggerla – sia dell’opera, facendo leva su immagini poetiche, esaltate nei toni del rosso e del turchese, e su parole ben calibrate. Che vanno dritte al cuore. Spiega l’autrice: «Ho scelto molte volte di citare le parole pronunciate dalla stessa Yayoi. Nei contenuti e nei testi ho cercato di essere rispettosa e aderente alla sua visione, nelle illustrazioni ho provato a rielaborare in modo personale il suo universo creativo, evitando di essere didascalica, ma più evocativa». E per quanto riguarda i colori? «Ho usato i colori che più caratterizzano le opere e l’immagine iconica di Kusama. Ho scelto quelli che dessero l’idea di un forte contrasto, come il nero, il bianco e il rosso. A questi ho aggiunto il viola nella parte che racconta l’infanzia nel Giappone rurale degli anni trenta». Ancorandosi a quanto detto, Macellari evidenzia che «uno degli episodi più significativi che ha influenzato la sua ricerca estetica è stato quando la Yayoi bambina sentì parlare i fiori, per l’esattezza le violette: un momento allucinatorio che si porterà dietro per tutta la vita. E poi l’azzurro che ci riporta ai paesaggi naturali, ma che stende anche la sua ombra malinconica in tutte le vignette». Lavoro complesso e affascinante fin dalla gestazione («ho lavorato al libro circa dieci mesi, scrivendo e disegnando prima lo storyboard e poi passando alle tavole finali. In particolare, mi sono documentata leggendo l’autobiografia che ha scritto la stessa Kusama nel 2002, guardando il documentario che ha girato Heather Lenz nel 2018 e spulciando tra i mille articoli online»), Kusama di ossessioni, amori e arte esalta la figura di un’artista «che è stata capace di vivere immersa nel suo presente ricordando sempre le proprie origini», incalza Macellari. Chiosando: «Parliamo di una donna che ha toccato il fondo molte volte, ma è sempre stata consapevole di voler rimanere sulla via dell’arte, come se fosse una specie di auto medicazione. Credo che per molte di noi rappresenti un esempio di caparbietà, dedizione e successo in un mondo maschilista».

Info: www.centaurialibri.it

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