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6 giorni di performance

Durante la diffusione virale del COVID-19 artisti, curatori, spazi e operatori culturali hanno convertito o distribuito ricerche e produzioni culturali attraverso canali on-line. In un momento in cui dirette, streaming e virtualizzazioni appaiono come soluzioni capaci di accorciare la distanza sociale, Sei ora diventa un progetto che inverte e articola la riflessione e l’espressione digitale analogica, ”una distanza che annulla ogni distanza” come dice Chiara Scarfò. Conformemente alle normative che regolano la vita sociale e le prescrizioni governative, a partire dall’ 11 aprile per sei giorni, un’ora al giorno e sempre diversa e variabile, le sporadiche presenze che transitano da Piazza Magione a Palermo e dalla vetrina chiusa di KaOZ possono fruire di Sei ora, la video-performance screening di Chiara Scarfò a cura di Lori Adragna e Andrea Kantos, in partnership con Bridge Art – Artists residency, Dimora OZ e KAD Kalsa Art District.

Non è un progetto virtuale, ma reale e che Chiara Scarfò, Lori Adragna e Andrea Kantos hanno scelto di distribuire attraverso dei dispositivi digitali ma in uno spazio prettamente analogico, quello della piazza, che coerentemente con la sua funzione in apparenza indebolita, ancora oggi rappresenta uno snodo fondamentale degli esseri viventi. È tempo di riflettere sulla dinamica della ricerca e della produzione culturale in un momento che offre variabili e spazi di pensiero aperti oltre di esso. 

”La danza del futuro sarà un movimento nuovo, il risultato dell’intera evoluzione, la danzatrice non apparterrà ad una nazione, ma all’umanità intera; danzerà la libertà della donna, aiutando le donne a raggiungere una nuova consapevolezza della forza e della bellezza potenziale del loro corpo e del rapporto che esso ha con la natura della terra e con i figli del futuro. Danzerà il corpo che risorge da secoli di oblio civilizzato, che risorge non nella nudità dell’uomo primitivo, ma in una nudità nuova, non più in lotta con la spiritualità e l’intelligenza, ma unita ad essa in una gloriosa armonia; rispecchiando in sé le onde, i venti, i movimenti delle cose che crescono, il volo degli uccelli, il passaggio delle nuvole ed infine il pensiero dell’uomo nel suo rapporto con l’universo” diceva Isadora Duncan. 

Sei ora è una selezione di un diario intimo realizzata da Chiara Scarfò, che dal 2018 ad oggi ha archiviato digitalmente gesti, scatti esposti e slanci corporei, assumendosi la responsabilità che questi avvenissero in un tempo e spazio molto ristretti, movimenti quindi che possono essere nervosi, muscolari, psichici, poetici ed emotivi, semplici e complessi. Il gesto spontaneo, privo di intenzionalità che la Scarfò risolve nell’immagine video, è una forma di espressione libera perché non subisce condizionamenti e non ha confini. È il linguaggio che nasce dentro di sé mentre l’artista è sia oggetto che soggetto della rappresentazione performativa. Il corpo, da lei inteso come limite immaginario fra interno ed esterno, tra l’Io e il mondo, tra luce e ombra, verso un’intimità ermetica dove gli opposti si compenetrano, abbandona qui l’abituale architettura. Non più solo involucro sfrontato e inaccessibile nascondiglio e rifugio del pensiero, si produce in sequenze senza destinazione che, nel loro ritmo e nel loro movimento producono uno spazio e un tempo del tutto nuovi. Tale libertà consente all’artista di esprimersi senza far riferimento ad alcun codice prestabilito se non al proprio, riuscendo a cogliere l’inatteso, ad immaginare il futuro, a evocare l’armonia e il silenzio, a far emergere le proprie risorse creative.

Sei giorni, un’ora al giorno. Video-performance
11-17/04/2020 KaOZ, Piazza Magione, Palermo
Info: https://bit.ly/3a54BJv 

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