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Pinocchio by Cantini Parrini

«”Avere stoffa” è sinonimo di successo, ed è quello che auguro a questa mostra e al suo catalogo, che consentono al visitatore e al lettore di avvicinarsi per un attimo a quel mondo magico chiamato cinema». La mostra a cui rimanda il pluripremiato costumista cinematografico Massimo Cantini Parrini, fiorentino di nascita, è quella a lui dedicata e accolta nella cornice del museo del Tessuto di Prato fino al 22 marzo. L’esposizione presenta al pubblico il suo ultimo, incredibile lavoro: oltre trenta costumi realizzati per il film Pinocchio di Matteo Garrone, uscito nelle sale lo scorso 19 dicembre (distribuito da 01 Distribution), contraddistinto da un cast importante: Roberto Benigni (Geppetto), Gigi Proietti (Mangiafoco) Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini (rispettivamente Gatto e Volpe). Strutturata in un percorso articolato in due sezioni – la prima dedicata al costumista, alle sue fonti d’ispirazione, al suo lavoro creativo e sul set; la seconda ai costumi della pellicola, accompagnati da immagini tratte dal film, dalla riproduzione di alcune scenografie e da alcuni oggetti di scena – la mostra è accompagnata da un volume curioso e affascinante: Pinocchio nei costumi di Massimo Cantini Parrini, dal film di Matteo Garrone (brossurato, 176 pagine, 100 illustrazioni, italiano/inglese, 25 euro), pubblicato da Silvana editoriale (che nel 2010 ha dato alle stampe il volume Pinocchio – Collodi con illustrazioni del pittore astratto Romano Rizzato, in arte Sergio), a cura di Chiara Lastrucci e Clara Carta. Con testi di Filippo Guarini, Quirino Conti (costumista e scenografo), Enrico Magrelli (critico cinematografico), Cristina Giorgetti (storica del costume), Daniela degl’Innocenti (conservatrice del museo del Tessuto), il libro non è un ”semplice” catalogo, ma un approfondito viaggio tra immagini e parole – testi e interviste – che sviscerano l’arte e la professionalità di Cantini Parrini («ho iniziato respirando in modo naturale la magia della trasformazione della stoffa in abito grazie alla mia nonna materna»), con focus sul suo lavoro e le fonti che lo hanno ispirato, tra cui emergono capi d’abbigliamento storici del diciottesimo e diciannovesimo secolo provenienti dalla sua collezione personale, che conta oltre 4.000 pezzi datati dal 1630 al 1990, tutti originali e di creatori e stilisti iconici («collezionare richiede conoscenza, sensibilità, amore per la conservazione di cose che facilmente andrebbero perdute», riporta Giorgetti). A seguire nella lettura, la sezione incentrata sui costumi di scena dei principali personaggi della pellicola, corredati da approfondimenti del costumista fiorentino di Il racconto dei racconti (pellicola del 2015 diretta da Garrone, vincitrice di sette David di Donatello) – che nel suo curriculum vanta oltre cinquanta produzioni, molte delle quali per registi di fama internazionale come lo stesso Garrone, Ettore Scola, Andrzej Wajda, Edoardo de Angelis, Daniele Luchetti, Terry Gilliam, solo per citarne alcuni –, corredati da approfondimenti del medesimo Cantini Parrini sia sulla scelta alle fogge sia sui trattamenti di invecchiamento. E ancora, curiosità che il lettore – appassionato o addetto ai lavori poco cambia – può soddisfare. «Fu soprattutto con Gabriella Pascucci che strinse un legame più solido e fu suo assistente per circa dieci anni, collaborando alla realizzazione di circa tredici film, più spettacoli d’opera e di prosa», sottolinea Dino Trappetti, presidente della fondazione Tirelli Trappetti. Così l’esperienza e il gusto di Cantini Parrini emergono in modo prepotente nel costume di Pinocchio (casacca, pantalone, gorgiera, cappello a punta, tessuto operato a jacquard con effetto increspato) – interpretato sul grande schermo da Federico Ielapi – laddove il rosso «rappresenta la rabbia, l’amore, il sangue, il fuoco, la vita, il colore della vergogna». E ancora, dal costume di Geppetto (frac e pantaloni al ginocchio di tela di lino, gilet di cotone rigato, maglia modello ”serafino” di cotone) a quello di Mangiafoco (cappotto e pantalone di fustagno di cotone, maglione di lana, cappello di feltro) fino ai costumi di Gatto e Volpe, Grillo, Fata turchina, mastro Ciliegia, che hanno subìto una serie di trattamenti invecchiati che ne esaltano l’alta artigianalità. Fogge, in qualche modo, innovative nonché ”coraggiose” («vestire una storia è un’operazione creativa e manuale ad alto rischio», precisa Magrelli), che non sembrano appartenere solo al passato ma anzi, risultano popolari e contemporanee. Se il cinema attraverso suoi costumi parla di favole, Cantini Parrini le declina in realtà.

Info: www.silvanaeditoriale.it

 

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