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È morto Ulay

Ulay, all’anagrafe Frank Uwe Laysiepen, è morto lasciando un vuoto immenso nella performing art. A darne notizia  la stampa di Lubiana, città slovena dove l’artista viveva dal 2009. A portarlo via un tumore diagnosticatogli nel 2011 che lo spinse a  intraprendere l’ultimo progetto della sua vita: Project Cancer un documentario uscito nel 2013, diretto da Damjan Kozole in cui l’artista si interroga sulla natura della vita, dell’amore, della storia e dell’arte, e racconta la propria carriera attraverso interviste, video di archivio, fotografie e riproduzioni dei suoi principali lavori.
Nato in Germania durante la seconda guerra mondiale e rimasto orfano giovanissimo, già dalla fine degli anni Sessanta – spinto dall’insofferenza verso il proprio paese del quale rinnegò le origini e la nazionalità – si trasferisce ad Amsterdam per iscriversi alla Kölner Werkschulen. Dopo aver avviato una collaborazione con l’artista e fotografo Jürgen Klauke, Ulay abbandona gli studi per avvicinarsi alla fotografia mettendola però in stretto contatto con la live performance realizzando lavori che segnarono la scena artistica di quel periodo. Il 1976 fu l’anno della svolta. Alla Galleria de Appel di Amsterdam conosce, infatti, Marina Abramović e tra i due nasce subito un’intesa artistica che sfocia in una profonda e travagliata relazione sentimentale. Realizzano insieme una serie di performances dal titolo Relation Works, una forma estrema di body art, che li porta ad esplorare i limiti della resistenza fisica e psichica.
Dopo 12 anni di amore e di sodalizio artistico, decidono di lasciarsi e di sancire la fine del loro rapporto con un’ultima performance, The Wall Walk in Cina in cui entrambi percorrono a piedi tutta la grande muraglia cinese partendo dai capi opposti per incontrarsi al centro e dirsi addio.

Seguono anni di battaglie legali per i diritti d’autore ma anche, nel 2010, il famoso incontro nella performance The Artist is Present che non ci si stanca mai di vedere:

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