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Echi di pietra

Echi di Pietra è il lavoro fotografico di Stefano Esposito che ha come protagoniste pietre raccolte insieme all’amico Enzo Rendina dal 2003 a Pescara del Tronto. In realtà Rendina aveva iniziato a raccogliere sassi da 20 anni prima. Quando Esposito li ha visti vi ha trovato echi di volti, animali, oggetti inanimati e li ha voluti immortalare. Si profilano trasfigurazioni. È come se ci si trovasse di fronte ad un metatesto fotografico. Sembra che si richiamino visione e raffigurazione. La visione accoglie morbida le interpretazioni. La raffigurazione si nutre di metamorfosi. Esposito presenta oggetti semplici che possono suscitare emozioni dovute alla familiarità che si ritrova in ciò che si vede. Queste fotografie si avvicinano all’occhio in maniera nuda e diretta, senza mediazioni, senza filtri; si danno immediatamente. Le forme sono arcaiche e primitive, gli fanno eco delle esperienze ormai perdute che riaffiorano alla mente chiamando in causa un DNA millenario. E si realizzano incroci di letture differenti. Si giunge ad una reinterpretazione libera dove gli echi di decodificazione si susseguono. La definizione visiva delle pietre dipende anche dalla prospettiva di scatto, che è frontale. A volte la messa a fuoco non è perfetta, ma è nell’insieme della fotografia che va trovata la chiave di lettura. La prima serie di Echi di Pietra era in bianco e nero, successivamente Esposito ha aggiunto il colore. Le cromie indicano prospettive diverse di fruizione, nel bianco e nero si ritrova un impatto più pulito, nel colore si ritrova un linguaggio più evidente. Tutto il lavoro di Echi di Pietra si profila come un inno alla trasformazione dell’oggetto inanimato in qualcosa di vivo e persistente. Il progetto è stato presentato al Biblioteca Comunale di Friburgo (GER) nel 2004 con il nome di Scultura Madre; al Goethe Institut Roma, nel 2004 con il nome definitivo Echi di Pietra; da Zoe Spazio Arte a Roma nel 2006; al Museo Civico Norcia (PG) nel 2007; ad Interazione Artgallery di Roma 2012; al Blu Corner di Carrara nel 2015. È ora in corso la mostra alla Galleria Minima di Roma. Fino al 29 febbraio 2020 Galleria Minima, via del Pellegrino 18, Roma.

 

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