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La Quadriennale 2020

Umberto Croppi ha ricominciato da dove era rimasto quando era assessore capitolino ai Beni culturali. E cioè da quello che ha sempre saputo fare bene: fare sistema. In appena due anni ne aveva creati molti a Roma, che hanno continuato a funzionare per anni. Oggi, sempre a Roma, al Tempio di Adriano si è presentata la sua Quadriennale di Roma. Lo scranno migliore, forse, per dimostrare tutto quello che sa fare. E le premesse sono state molto promettenti. La prima dimostrazione è la presenza. C’era tutto il gotha culturale e curatoriale romano. La seconda nel concept di questa Quadriennale. Una Quadriennale che cambia, innova, introduce, ma con l’obiettivo di tornare quella di un tempo. Quella originale. Quella che indaga, censisce, certifica e promuove ciò che si muove, o che resta, nel mondo delle arti visive nel territorio nazionale e proiettarlo sul piano internazionale.

Ci riusciranno? Intanto si è partiti con la delineazione della squadra. Croppi non dà la minima impressione di voler stare seduto a guardare. Sarà lui il ”capitano” di questo progetto, sin da adesso sta lavorando per costruire il tessuto linfatico della Quadriennale, coinvolgendo tutti i possibili partner istituzionali, scientifici, economici e sociali utili a organizzare qualcosa di speciale. Un primo risultato frutto di questo lavoro è l’assegnazione di una nuova sede da parte del Mibact, l’Arsenale Clementino di Porta Portese, che doterà la Fondazione, per la prima volta, di spazi dove poter moltiplicare le attività di ricerca e divulgazione, svolgere un’attività costante di esposizioni, laboratori, convegni e formazione, in un quadrante strategico della città per un esperimento di rigenerazione basato sulla cultura e sull’arte.

Gli altri componenti della squadra sono Sarah CosulishDirettore artistico, e il curatore Stefano Collicelli Cagol, che hanno previsto un programma di tre progetti paralleli continuativi, portando l’istituzione a essere una realtà attiva e propositiva nel sistema dell’arte italiano e internazionale, creando un nuovo assetto strategico e un metodo di lavoro completamente diverso rispetto alle Quadriennali del passato. Non solo una mostra, ma un percorso di avvicinamento fatto di studio, ricerca e condivisione. 

Tra i suoi presupposti la nuova Quadriennale non disdegna quello di diventare uno dei principali punti di riferimento per aziende e fondazioni bancarie, con lo scopo di potenziare l’utilizzo dell’arte nella cultura d’impresa e nelle politiche di formazione e aggiornamento professionali. E costruire una rete stabile di relazioni e coordinamento con le altre istituzioni del contemporaneo, sia pubbliche che private, con le fondazioni, le gallerie, le associazioni, gli studi, le scuole, non solo nell’ambito delle arti visive, ma anche della musica, della danza, del teatro. Quello di cui spesso si è lamentata la mancanza a Roma ultimamente: un grande ecosistema delle arti e della cultura.

LA MOSTRA
La mostra inaugurerà il primo ottobre e occuperà entrambi i piani di Palazzo delle Esposizioni, per un totale di quasi 4000 mq di superficie espositiva, con una quarantina di artisti presenti e una particolare attenzione a restituirne progetti e immaginari rappresentativi. 
Un’esposizione che vuole proporre una rilettura dell’arte italiana a partire dagli anni Sessanta a oggi, con uno sguardo alle ricerche attuali e a una serie di percorsi transgenerazionali che esplorano posizioni ancora poco presenti nelle narrazioni canoniche dell’arte italiana, dando spazio e rilevanza alla complessità di alcune poetiche, di posizioni liminali al confine tra diverse discipline. Per quanto riguarda gli artisti ancora tutto tace, ma saranno resi noti in un prossimo appuntamento pubblico a maggio. 

 

 

 

 

 

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