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Raffaello alla Domus Aurea

Era il 1520, e il grande maestro Raffaello, con la sua dipartita, lasciava un grane vuoto. Oggi, a 500 anni dalla sua scomparsa,  la città di Roma fa le cose in grande e omaggia il celebre pittore con una mostra da capogiro: Raffaello e la Domus Aurea, l’invenzione delle grottesche. Dal 24 marzo 2020 al 10 gennaio 2021 gli spazi della Domus Aurea (e in particolare la sala ottagona e tutti gli ambienti limitrofi) ospiteranno un evento espositivo unico nel suo genere, arricchito da apparati interattivi e multimediali. Il progetto curato da Vincenzo Farinella con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, promosso dal Parco archeologico del Colosseo e prodotto da Electa, ha infatti un obiettivo preciso: narrare l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle ”grotte” dell’originaria Domus Aurea di Nerone, raccontando la storia e l’arte di uno dei complessi architettonici più famosi al mondo, che ha segnato e influenzato, con la sua scoperta, l’iconografia del Rinascimento.

LA DOMUS AUREA

L’imperatore Nerone, dopo il devastante incendio del 64 d.C. che distrusse gran parte del centro di Roma, iniziò infatti la costruzione di una nuova residenza che per sfarzo e grandiosità passò alla storia con il nome di Domus Aurea. Progettata dagli architetti Severus e Celer e decorata dal pittore Fabullus, la reggia era costituita da una serie di edifici separati da giardini, boschi e vigne e da un lago artificiale, situato nella valle dove oggi sorge il Colosseo. Dopo la morte di Nerone i suoi successori vollero cancellare ogni traccia dell’imperatore e del suo palazzo. I lussuosi saloni vennero privati di rivestimenti e sculture e riempiti di terra fino alle volte per essere utilizzati come sostruzioni per altri edifici.

 

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