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Un opera di Dormino nel palazzo dell’ Onu

 

Era il 2011 quando l’Organizzazione delle Nazioni Unite commissionò all’ artista italiano Davide Dormino un’opera che ricordasse le vittime ONU del catastrofico terremoto di Haiti del 2010. Il lavoro, dal titolo A Breath (inteso come soffio più che come respiro) si presenta come una pila di fogli di ferro poggiati su un blocco di cemento, con un foglio però che scivola a terra e su questo si ritrovano scritti i 102 nomi delle persone che hanno perso la vita in un soffio, in un minuto. Nomi senza cognomi, senza ordine alfabetico, scelta fatta appositamente da Dormino per sottolineare l’aspetto illogico e irrazionale della morte. Dal 17 gennaio l’opera dalla base logistica della Minustah a Port au Prince, capitale di Haiti, dove era stata presentata, si sposta a New York, nel North Lawn delle Nazioni Unite, dove rimarrà esposta come installazione permanente. 

Non è la prima volta che Dormino realizza opere pubbliche ad ambientali permanenti come Atlante (2019), Poltergeist_monumento all’invisibile (2019), Naviganti_monumento all’immaginazione (2017) Anything to say? A monument to courage (2015), una scultura itinerante in bronzo che ritrae, in piedi su tre sedie, con a fianco una quarta sedia vuota, tre personaggi contemporanei simbolo della libertà: Edward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning. Tre figure molto discusse che, per scelta, hanno deciso di sfidare il potere in nome della libertà d’espressione e d’informazione opponendosi alle regole di un sistema di controllo politico e governativo.

 

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