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Ai Weiwei firma la Turandot

È Ai Weiwei a firmare la regia, le scene e i costumi della Turandot di Giacomo Puccini, in programma a marzo 2020 al Teatro dell’Opera di Roma. L’opera, ambientata a Pechino ”al tempo delle favole” fu rappresentata per la prima volta il 25 aprile del 1926 al Teatro alla Scala di Milano, ma venne interrotta a metà del terzo atto dichiarando al pubblico: «Qui termina la rappresentazione perché a questo punto il Maestro è morto.» La sera successiva l’opera fu rappresentata nella sua completezza, includendo anche il finale. Nel dicembre del 1923 il Maestro Alfano completò tutta la partitura fino alla morte di Liù, cioè fino all’inizio del duetto cruciale. Di questo finale egli stese solo una versione in abbozzo discontinuo. Puccini morì a Bruxelles il 29 novembre 1924, lasciando le bozze del duetto finale così come le aveva scritte il dicembre precedente. L’incompiutezza dell’opera è oggetto di discussione tra gli studiosi. C’è chi sostiene che Turandot rimase incompiuta non a causa della morte dell’autore, bensì per l’incapacità, o piuttosto l’impossibilità da parte del Maestro di risolvere il nodo cruciale del dramma: la trasformazione della principessa Turandot gelida e sanguinaria, in una donna innamorata.

La notizia del debutto dell’ artista come regista di un’opera lirica è di qualche mese fa ed è stato lo stesso artista cinese a motivarla. ‘‘Non avrei accettato l’invito ad occuparmi di una regia lirica – ha spiegato Ai Weiweiperché mi sento piuttosto lontano dalla musica. Due sono gli aspetti che però mi hanno convinto. Uno generale, perché credo che l’opera racconti la contemporaneità, i problemi culturali e politici di oggi narrati, in questo caso, attraverso Turandot. L’altro motivo per cui sono legato proprio a quest’opera è che circa 30 anni fa mio fratello ed io eravamo a New York, giovani e squattrinati studenti. C’era un’occasione di fare le comparse al Met: l’opera era la Turandot, regia di Zeffirelli. E questo me la rende familiare”. Carlo Fuortes, sovrintendente del Teatro dell’ Opera, in occasione ieri della presentazione del bilancio record del Teatro Costanzi (che nel 2019 ha registrato 15.110.000 milioni di euro di incassi, più del doppio del 2013 – anno in cui Fuortes ricevette l’incarico – ha aggiunto: ”È una sfida lontana dalla sua ricerca artista, ma leggere l’immaginario mondo cinese prima di Carlo Gozzi – che firmo la nel 1762 la fiaba teatrale a cui poi si ispirò l’opera successiva - e poi di Puccini sarà un evento di straordinario interesse’‘.

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