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Museo metro Scampia

La stazione metro di Scampia a Napoli diventa un laboratorio di arte contemporanea. Così il curatore Vincenzo De Luca ha trasformato un luogo di periferia in una galleria, con il progetto Lo Scambiapassi, promosso dalla Fondazione Plart, che ha inaugurato ieri sera con le installazioni site specific di tre artisti, Luciano Romano, Enzo Palumbo e Gian Maria Tosatti. «Un modo di estendere e ampliare il senso stesso di museo – ha detto Maria Pia Incutti, presidente della Fondazione Plart – da luogo custode dell’identità a luogo capace di mobilitare e germogliare nuova identità nello spazio sociale». All’inaugurazione c’erano tutti, artisti e istituzioni, tutti a celebrare un nuovo atto della ”rinascita” di una delle periferie più note al mondo.

Le tre opere raccontano il territorio, ognuna ovviamente rispettando la cifra stilistica dei tre interpreti.
Elegia, di Gian Maria Tosatti, è un’opera pensata per Scampia e dedicata alla profonda umanità delle persone conosciute nel quartiere durante gli anni napoletani dell’artista. È proprio quel senso profondo di grazia e gentilezza dei molti che ogni giorno da Scampia si spostano altrove per lavorare e portare avanti le loro vite che trasforma un paesaggio tipicamente domestico in uno spazio dell’anima. La vernice scrostata delle vecchie pareti si sfoglia in migliaia di petali di rose. L’opera è anche una forma di restituzione per l’impatto che nell’infanzia dell’artista hanno avuto le opere presenti nelle grandi basiliche della sua città. Roma. l luoghi non deputati all’arte, ma passaggi obbligati pieni di capolavori per una comunità. L’idea di inserire un intervento in una delle cattedrali dell’età moderna, ovvero i non-luoghi costituiti dalle stazioni, è un modo per raggiungere e stimolare l’immaginazione di chi si affaccia alla realtà cercando di conoscerne gli aspetti più intimi e miracolosi.

Song ‘e mare, di Luciano Romano, è una collezione di ritratti in bianco e nero di musicisti che hanno cantato Napoli, attraverso i tempi e i generi. Enrico Caruso, Pino Daniele (interpretati da due attori presi di spalle), Lina Sastri, James Senese, Teresa De Sio, Enzo Avitabile, Eugenio Bennato, Lino Vairetti, Enzo Gragnaniello, Raiz, Meg, Francesco Di Bella, Daniele Sanzone fino agli ‘o Rom. Una messa in scena illuminata con intento teatrale e visionario; un conflitto tra il controluce del sole, che rimbalza sulla superficie dell’acqua, e la luce artificiale proiettata sui personaggi.

Tracce di rissa, di Enzo Palumbo, invece è una piramide irregolare dal moto disordinato e insorgente, che diventa energia umana.L’opera trae origine da ciò che si definisce ”moto del desiderio”, delineando attraverso l’esercizio percettivo una forma plastica, basata sull’alternanza irregolare/regolare. L’oggetto (di uso comune), sedia, è articolato e dislocato in uno spazio virtuoso. Il rosso è il colore di trasmissione per eccellenza, sinonimo di emanazione di calore in tutte le possibili declinazioni (la lava incandescente, il furore energetico della nostra cultura). Il medium adottato, per la sua carica di materia organica cristallizzata, è il vetro, assemblato al piombo secondo la tecnica tradizionale, dotando la struttura compositiva di un impianto di retroilluminazione.

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