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Rizoma, l’ultimo progetto di Sara Santarelli

Si è da poco concluso il progetto di Sara SantarelliRizoma, curato da Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci presso l’ Atelier #2 del MACRO ASILO. L’artista ha realizzato un’installazione ove ha sovrapposto rami intrecciandoli e componendo sul vetro che racchiude il piano di lavoro dell’atelier due figure realizzate a grandezza naturale, rappresentanti gli alter ego dell’artista, intente nell’atto di lottare: una con il braccio alzato in segno di vittoria, con un guantone da pugilato indossato nell’altro braccio, e l’altra fluttuante nell’aria, all’altezza del fianco della prima. Ai piedi della figura fluttuante è stata posta un’agata blu racchiusa da rami, come fosse un cuore pulsante e i rami l’energia che ne deriva. L’artista si è ispirata ad una celebre opera di Alighiero Boetti, Io che prendo il sole a Torino (1969), come sottolineato dalla curatrice nel testo critico posto a corredo dell’esposizione: ‘‘L’arte di Sara Santarelli affonda le radici nel suo stesso vissuto, se nutre e appropria, si espande, muta restando se stessa, tendendo ad una leggerezza non superficiale, che si unisce vittoriosa alla felice unione di forma e concetto, restando dunque ben salda ad un’onestà intellettuale di fondo, ad una materia concreta che non ne prescinde né esclude il movimento e l’evoluzione, ma anzi la incoraggia, analogamente all’opera di Boetti. L’artista racconta se stessa, combatte se stessa e infine si supera: risultante di questo processo, lento ma perpetuo e inevitabile, è l’idea che sta alla base di Rizoma, di espansione, di racconto radicato nel proprio vissuto che, per quanto personale, si avvicina senza fatica allo spettatore: l’artista veste i panni di chiunque desideri identificarsi in un cuore pulsante, nell’energia che ne deriva”.

La poetica di Santarelli segue una sinfonia di alti e bassi, come un’onda del mare o il vento che accompagna tutto il suo operare: l’artista utilizza media quali rami, foglie, stoffe, e fili, il suo è un dialogo tra leggere e delicate sovrapposizioni, che crea intrecci con cuciture e trasparenze. Il progetto è stato presentato la Sala Cinema dello stesso Macro Asilo alla presenza dell’artista e della curatrice del progetto Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci, in dialogo con l’artista e regista di fama Giovanni Albanese, e con Giovanni Muciaccia, affermato conduttore televisivo e stimato collezionista d’arte.

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