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Habitat, la mostra alla Casa delle Letterature

Una riflessione sul tema dell’habitat contemporaneo in relazione alla pratica artistica. È questo il tema della mostra a cura del Collettivo Curatoriale composto dagli studenti della IX edizione del Luiss Master of Art, con la supervisione scientifica di Achille Bonito OlivaIn esposizione, dal 3 dicembre al 14 gennaio 2020 negli spazi della Casa delle Letterature di Roma i lavori di Giorgio Andreotta Calò, Carola Bonfili, Gohar Dashti, Roberto Ghezzi, Ugo La Pietra, Margherita Moscardini, Carolin Liebl e Nikolas Schmid – Pfahler, Guido Segni, Superstudio, Giulia Berra, Maria di Stefano ed Elena Mazzi. Si tratta di artisti di diversa generazione e linguaggio che hanno affrontato il tema attraverso tre declinazioni: quella Naturale (Giorgio Andreotta Calò, Gohar Dashti e Roberto Ghezzi), quella Urbana (Ugo La Pietra, Margherita Moscardini e Superstudio) e quella virtuale (Carola Bonfili, Carolin Liebl con Nikolas Schmid-Pfähler e Guido Segni).  In mostra anche le opere di Giulia Berra, Maria Di Stefano e Elena Mazzi, finaliste della IV edizione del Premio Internazionale Generazione Contemporanea istituito dalla Luiss Business School. ‘‘L’Habitat è uno stato attivo - spiega il Collettivo Curatoriale – un meccanismo di funzionamento delle cose, che deve essere dinamico per poter evolvere. Come l’uomo. A ben guardare, la specie umana è l’unica in grado di creare delle condizioni endogene che facilitino la vita in un certo luogo, e allo stesso tempo, di adeguarsi alle condizioni allogene che si trova a dover affrontare: l’umanità non solo si adatta all’habitat in cui si trova, ma lo modifica in modo da renderlo più funzionale. Questo si sviluppa come una fitta trama di interconnessioni di diversa natura che, compenetrandosi, si influenzano e si alimentano a vicenda. Relazioni trasversali che toccano più piani dell’esistenza: Naturale, Urbano, Virtuale. Nella traduzione nel linguaggio dell’arte contemporanea, queste tre ramificazioni vogliono mettere in risalto come questi habitat differenti ma complementari, siano dispensatori di risvolti estetici e possano rivestire un ruolo attivo nella definizione dell’opera d’arte”.  

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