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La memoria delle forme

Si è appena conclusa, presso il museo Bastion 23 – Palais des Raïs di Algeri, la personale di Marco Angelini dal titolo La memoria delle forme, curata da Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci. Il progetto espositivo è stato realizzato in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Algeri, l’Ambasciata Italiana ad Algeri, il Ministero della Cultura ed il Ministero degli Affari Esteri. In occasione della XV Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, l’istituto Italiano di Cultura ha scelto l’artista Marco Angelini come unico rappresentante annuale della cultura italiana: da qui nasce l’occasione dell’esposizione. La mostra si compone di venti tele con cui l’artista senza fatica trasmette all’osservatore il legame indissolubile tra il simbolismo cromatico e il senso figurato degli oggetti con il tempo passato, le sue memorie che si uniscono alla memoria collettiva, e che vivono nell’impossibilità di scindersi dall’allegoria della contemporaneità, del tempo presente. Le memorie rievocano il passato attraverso i colori, le forme, le fattezze, i suoni trascritti. Angelini, assieme alla curatrice, ha scelto tre colori per raccontare la terra algerina: il giallo, il verde e l’oro, preziosità che fanno dell’artista un abile storyteller del mondo che lo circonda ma anche di se stesso, perché quando raccontiamo qualcosa, sia pure con la forza del segno pittorico, inevitabilmente immergiamo tale racconto nel nostro vissuto. Così infatti la curatrice Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci asserisce nel contributo critico del catalogo posto a corredo dell’esposizione: ”Ed è come se Marco Angelini avesse già abitato quei luoghi, richiamando odori, colori, fattezze che si traducono astratte senza mai rarefarsi, bensì tracciando in modo tangibile i segni di una memoria viva, persistente, vibrante. Se Kandinskij soleva associare ai propri colori un dato e preciso suono, Angelini, con il medesimo, meticoloso zelo, associa un suono stavolta personale, dunque non universalmente riconosciuto come quello di uno strumento, senza mai intrappolare la visione dello spettatore in un ordine o schema predefinito: colori come suoni, oggetti come forme, sono ricordi che affiorano a bruciapelo, afferrati dall’artista e catturati dal colore acrilico, madeleine de Proust che divengono necessarie per la lettura del presente, per l’impostazione del futuro: il tempo tutto, l’intera esistenza dell’individuo, non può prescindere dalla memoria delle forme, come particelle necessarie alla vita del corpo e dell’anima.”

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