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Luci e visioni

Sabato 28 settembre inaugura la prima collettiva della nuova White Noise gallery, dal titolo Strings. Light and vision. Sono stati chiamati a raccolta Alessandro Simonini, Andrea Galvani, Isabel Alonso Vega, Duskmann, Sali Muller e Mareo Rodriguez. Alla base della mostra, curata da Maria Abramenko, l’interazione tra buio, neon e scienza. La galleria si appresta a essere ripensata per l’occasione, fino a offrire una nuova percezione di sé. Seguendo la teoria del fisico Carlo Rovelli ”la meccanica quantistica e gli esperimenti con le particelle ci hanno insegnato che il mondo è un pullulare continuo e irrequieto di cose, un venire alla luce ed uno sparire incessante di effimere entità. Il nostro è un mondo di avvenimenti e non di cose”, così la mostra intende indagare la luce in quanto evento e i differenti modi con cui gli artisti l’hanno rimodellata come medium. 

Il percorso parte da Alessandro Simonini. La sua installazione Inri è un tetragramma al neon che ha in sé due piani di lettura volutamente contrapposti: l’interpretazione canonica religiosa Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum (Gesù Nazareno Re dei Giudei) che si rifà all’episodio biblico della crocifissione, e quella esoterica Igne Natura Renovatur Integra (La Natura Originaria Rinasce nel Fuoco), la rende un’opera sulla trasmutazione sia alchemica che spirituale. Se l’elettricità è il fuoco postmoderno, ed il fuoco e l’origine di tutto ciò che esiste, il tubo al neon diventa simbolicamente il contenitore di un nuovo universo.

Andrea Galvani presenta un incandescente paesaggio sia astratto che fisico che descrive il motore che alimenta le stelle. Le sue equazioni cosmiche, quasi come un cielo stellato, assurgono al ruolo di una guida per una navigazione terrestre. Una nuvola di numeri in cui la matematica si materializza come un iper-oggetto, l’universo, convocato e riassunto.

Il collettivo Duskmann gioca sul conflitto tra il caos e l’ordine della natura, creando un’opera inedita. 
L’universo è una struttura in equilibrio generata da una apparente casualità, il collettivo approccia la scienza come strumento per una ricerca in realtà del tutto metaforica. Mossi dalla necessità di comprendere i meccanismi più invisibili – come l’interazione ed il modo in cui un elemento influenza gli altri – è concettualmente un metodo scientifico per tentare di raccontare l’animo umano.

Isabel Alonso Vega presenta la sua alchimia minimalista chiusa in teche di plexiglas. Strati sovrapposti di pittura diventano elementi scultorei grazie alla presenza della luce, che li attraversa e li riempie, immortalandone il suo esito irreperibile ed effimero.

Mareo Rodriguez si interroga circa la materia in quanto condensazione della luce e al suo processo di trasformazione ed espansione di energia nel tempo. M.E.L.T.S è sicuramente un’opera che si spiega perfettamente con il proprio titolo (Matter energy space light time).

Infine, Sali Muller, con la sua concept art, indaga il ruolo dell’individuo in relazione a se stesso e al suo ambiente: in questa occasione quello dell’oscurità come dimensione che veicola una naturale alienazione dalla natura e dalla propria immagine di sé.

La mostra raccontandoci la storia di un fenomeno fisico ci conduce verso un’astrazione psicologica presente in molte forme e in tutti gli aspetti della nostra vita. La luce, non a caso, è la prima cosa che vediamo aprendo lo sguardo sul mondo nel momento della nascita; un momento in cui il tempo è assente: l’identità e la memoria ancora indefiniti.

Dal 28 settembre al 26 ottobre
Opening 28 settembre alle 19
Via della Seggiola 9
Info: www.whitenoisegallery.it

 

 

 

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