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Alice Ronchi protagonista del prossimo capitolo di 5779

Dall’anno scorso la galleria milanese Building sta portando avanti un ciclo sperimentale di mostre, ognuna dedicata a un artista giovane e talentuoso a cui si è data la possibilità di compiere una sperimentazione nell’appendice ”indipendent” della galleria, chiamata Building Box. Il progetto si intitola 5779 e ha aperto l’anno scorso nella settimana di Rosh HaShana, il capodanno dell’anno 5779, come dice il titolo stesso, secondo il calendario ebraico. Dal primo al 29 agosto si compie l’undicesimo capitolo, che ha come protagonista Alice Ronchi, già finalista all’ultima edizione del Talent Prize. Il suo progetto è Ufo, una famiglia di sculture bidimensionali in alluminio nate da una serie di disegni a mano libera raffiguranti una bizzarra varietà di dischi volanti (UFO significa unidentified flying object), ispirate a un immaginario estetico degli anni ’50. «Ho disegnato queste forme con un gesto breve ed istintivo, imponendomi di non consultare nessun materiale visivo prima di iniziare l’intera serie di disegni, cercando cosi di lavorare e attingere a quello che era il mio personale immaginario ufo, e la mia interpretazione; quest’ultimo è un aspetto che mi ha sempre affascinato di questi oggetti magici, nessuno (o quasi) li ha mai visti dal vivo ma tutti noi racchiudiamo una nostra personale interpretazione visiva della loro particolare fisionomia e siluetta».

Il progetto 5779 è una mostra collettiva nella quale le varie opere d’arte non sono presentate una vicino all’altra, bensì piuttosto una dopo l’altra. In totale sono 13 mostre, come i mesi del calendario ebraico, e la struttura del calendario, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, diventa la linea guida per la presentazione delle opere di molteplici artisti; questa impostazione trasforma il concetto stesso di mostra collettiva: da coesistenza e giustapposizione, a linearità e processione. 

Piuttosto che organizzare una mostra a partire dallo spazio, come succede usualmente, questa volta la mostra viene costruita sulla base del tempo. Al fine di sottolineare ulteriormente la predominanza del tempo sullo spazio, completo ribaltamento del fare mostre e delle sue premesse, è stata presa la decisione di esporre opere che non solo sono visibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7, perché sono esposte in vetrina, ma sono anche nutrite dall’elettricità, luci al neon, opere con lampadine, video, ecc., come piccoli soli (sebbene il calendario ebraico non sia puramente solare ma solunare) che scandiscono il ritmo del tempo.

Info: www.building-gallery.com

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