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End of Dreams

End of Dreams, il progetto di residenza di Nikolaj Bendix Skyum Larsen da qwatz_platform for contemporary art, ora è un libro: End of Dreams, uscito con il Fotografisk Centre e presentato a giugno in un evento lancio a Londra. Ci raccontano qualcosa  l’artista stesso e Rosa Ciacci di qwatz.

”Il lavoro artistico di Nikolaj Bendix Skyum Larsen - ci spiega Rosa Ciacci - è molto forte, arriva in maniera poetica, racconta, entra in qualche modo nell’intimo di chi guarda e di chi ha vissuto le storie che racconta. Le sue narrazioni seguono tutte un filo legato alla politica all’interno di un argomento molto critico, quale la convivenza sociale. Il suo linguaggio si esprime attraverso vari media (video, installazioni, disegni e sculture), ma quello che più ci interessa della sua ricerca è il suo modo di raccontare qualcosa di drammatico attraverso un impatto estetico. Ciò che lo contraddistingue è, infatti, la sua capacità di far arrivare un messaggio costruendo una nuova narrazione,  nuova e di senso”.

Come è nato il progetto, da cosa è stato ispirato?

Rosa Ciacci. End of dreams è un progetto di residenza di Nikolaj Bendix Skyum Larsen nato nel 2014 e, in particolare, è stato ispirato da un’immagine che l’artista aveva visto su una rivista. Un’immagine che l’ha segnato profondamente e che l’ha fatto riflettere su un aspetto che, molte volte, rimane in secondo piano quando si parla di episodi drammatici di cui abbiamo notizia giorno dopo giorno in quest’ultimo periodo. Il senso del progetto è: come percepiamo questi eventi? Sì, com’è la nostra ”percezione’” di ciò che accade nel mondo. Credo che la percezione sia un’ottima chiave di lettura per avvicinarci al lavoro di Nikolaj. L’immagine a cui mi riferisco, infatti, è un’immagine tratta da un giornale per reportage che raffigura una serie di elementi su una battigia. E parlo di elementi proprio perché non si percepiva bene cosa fossero: corpi umani quali erano. Ecco, da questa considerazione nasce la riflessione che ha spinto Nikolaj a sviluppare un progetto complesso e articolato che raccontasse questo estraniamento. Così, sono nati prima Ode to the Perished, un’opera del 2011, presentata alla terza Biennale di Salonicco, composta da figure antropomorfe che rimandano, in modo ambiguo, ai corpi dei migranti costretti in diversi strati, quei corpi che arrivano sulle coste purtroppo dopo i terribili annegamenti, condotti dalle correnti, e poi End of Dreams. Progetti che hanno entrambi un forte impatto estetico, che non hanno la presunzione di dare risposte e che fanno vedere, da un altro punto di vista, cosa accade talvolta quando delle persone migrano: le tragedie del mare durante le traversate dall’Africa per raggiungere l’Europa passando per il Mediterraneo. End of Dreams è un progetto ambizioso su un tema urgente in questo momento. Un nuovo racconto per immagini. Un modo per riflettere sulla capacità che ha l’arte, come può essere significativa per la ridefinizione di un pensiero.

Cosa ha realizzato l’artista?

R.C. Cosa ha realizzato è un bella domanda che potrebbe avere una lunga risposta…E faccio questa battuta perché End of Dreams è un progetto di residenza con diverse fasi e affronta un tema delicato. Quando abbiamo ricevuto l’application nel 2013 – suggerita da uno dei membri di qwatz, Virginia Moniaci, Benedetta di Loreto – qwatz director – ed io ci siamo chieste ‘’perché non proviamo a realizzare un progetto fuori Roma? E, End of dreams, per l’argomento che racconta non poteva che essere sviluppato nel sud Italia. Da qui, dopo un po’ di valutazioni siamo arrivati in Calabria! Una terra anch’essa di sbarchi, ricca di storia e di storie sottomarine. Ricordo ancora molto bene quel periodo pieno di burocrazia, organizzazione, piani di produzione… Per questo, quando mi fanno questa domanda, rispondo sempre che l’opera che ha realizzato Nikolaj è sì un’opera articolata site-specific nel mare ma è molto di più. End of Dreams è un’istallazione sottomarina composta da 48 sculture in concrete-canvas che pendevano sotto una zattera molto grande – che Nikolaj ha costruito sul posto insieme al team a cui avevo pensato per la residenza, con Ehab Halabi Abo Kher, un artista che vive a Catanzaro e dei volontari – posizionata a Pizzapundi (Pizzo Calabro, VV). Un’installazione che sarebbe dovuta rimanere nel mare per 4 mesi, mesi necessari affinché sulle superfici delle sculture potesse attecchire qualcosa formando una specie di ‘’giardino sottomarino’’, proprio come succede a tutti i corpi che risiedono sul fondo del mare per più tempo, per cui non potevamo prevedere quello che è successo: una tempesta l’ha distrutta in un pomeriggio, dopo poco tempo, rompendo in parte l’installazione, facendo disperdere vari pezzi dell’opera sul fondale marino. Già, l’opera stessa aveva vissuto inaspettatamente una sua tragedia. Un episodio che ci ha fatto riflettere ancora di più su quello che avviene in mare e che ha spinto Nikolaj a voler filmare tutto: un salvataggio metaforico da documentare, per trasmettere il messaggio in maniera ancora più potente.

Si percepisce un certo grado di sofferenza. Quali aspetti si vogliono sottolineare?

Nikolaj Bendix Skyum Larsen. Con End of Dreams ho voluto creare uno ”spazio” in cui lo spettatore possa riflettere sulla crisi migratoria. Per End of Dreams, che è un progetto molto particolare, non ero interessato alla ”testimonianza”. Mi interessava fare un lavoro meditativo, in cui lo spettatore potesse essere in empatia con lo stesso, per rendere omaggio alle migliaia di persone che hanno pagato a caro prezzo la vita per trovare un posto migliore e/o più sicuro in cui vivere. La pesantezza delle sculture in concrete-canvas, sculture che simulavano corpi umani (nelle proiezioni video e fisicamente sul pavimento dello spazio in cui sono state esposte) è in netto contrasto con il suono etereo e i movimenti morbidi dell’acqua. Lo spettatore si alterna tra il ‘’fluttuare’’ tra le anime dei defunti e il ”sentire” la pesantezza dei gruppi scultorei composti con del cemento che costituivano i corpi sul fondo del mare.  

Il tema è estremamente attuale. È la prima volta che l’artista si cimenta con questi argomenti?

RC. Sì, è un tema attuale e credo lo sarà sempre. Fin da quando è nato l’uomo, l’uomo si è spostato, per esigenze diverse, sia in piccoli, sia in grandi gruppi ma non è la prima volta che Nikolaj lo racconta. Vicino a quello che accade ai flussi migratori da molti anni, cerca di ricreare una narrazione senza che sia mai superficiale: accurata e ricca di sfaccettature. Già da diversi anni è impegnato in progetti internazionali che raccontano le storie dei migranti, dei loro viaggi e delle loro speranze. Nel 2003, in occasione della Biennale di Sharjah, presentò una serie tra i suoi primi lavori e, in particolare, è entrato in contatto con la cultura dei lavoratori stagionali dell’area e delle loro storie di esilio forzato. Così, tre anni dopo, fece ritorno a Sharjah per lavorare a Rendez-vous (2009), la sua prima opera sul tema, una video-installazione che ritrae i lavoratori espatriati e le loro famiglie ancora in India. Ma le opere dell’artista raccontano anche altro perché documentano esperienze dei familiari dei migranti, così come quelle di vari testimoni durante gli imbarchi verso le coste Europee. Come vediamo in End of Season del 2014, dove oltre alla comunità Rom di lavoratori stagionali, vengono raccolte le testimonianze degli abitanti di Üyüklütatar Köyüa e di un trafficante di uomini, o quando cattura i sogni dei protagonisti di Promised Land del 2011.

Cosa rappresenta il mare nella tua poetica?

N.B.S.L. Ho prodotto parecchi progetti in cui il mare e i fiumi giocano un ruolo importante. Il loro aspetto in comune è che è attraversando l’acqua che le vite dei protagonisti hanno la possibilità di cambiare in meglio. C’è un enorme potere nella ‘’Terra Promessa’’ sull’altra sponda del mare. Inoltre, c’è anche un enorme potere simbolico nei pericoli connessi alle traversate marittime. Attraversare fiumi e mari ha spesso rappresentato un rito di passaggio nel raccontare storie, dalla mitologia ai racconti tratti dal folklore e, nel nostro tempo presente,  il destino di milioni di persone dipende da ‘’attraversamenti’’ sicuri di un mare o di un fiume.

 Come è andata la presentazione del libro End of Dreams a Londra e come si collega al tuo lavoro?

N.S.B.L Sono felice che End of Dreams sia stato trasformato per diventare un libro. End of Dreams, il libro,  include dettagli che il lavoro non può far vedere, cioè contestualizza il lavoro in relazione a miei altri lavori (alla mia ricerca), mostra tutta la fase di work in progress, la violenta tempesta, la comunicazione tra qwatz e le Istituzioni locali con cui abbiamo avuto a che fare etc., etc. Il libro cattura anche, splendidamente, Pizzo Calabro, la città in cui è stata realizzata l’opera. End of Dreams è un ibrido. Consiste in diversi elementi che possono essere esposti insieme o separatamente. Adesso, il lavoro consiste in 14 sculture tra le recuperate dopo la tempesta, 4-5 proiezioni video su larga scala o attraverso una proiezione su uno schermo singolo, da una serie di ritratti su larga scala delle sculture ‘’recuperate’’ e da una serie di photogravure ….. e ora dal libro. Recentemente ho partecipato a una mostra da P21 Gallery a Londra intitolata Sink Without Trace, che riguardava specificamente il tema dei migranti che affogano nel Mediterraneo. Ho esposto due stampe fotografiche da End of Dreams, una serie di ritratti e una proiezione a schermo singolo. Siccome il libro è stato pubblicato durante la mostra, abbiamo pensato di organizzare il lancio presso la galleria. A settembre ci sarà un altro lancio del libro al Fotografisk Center di Copenhagen che ha esposto l’installazione completa nel 2016 e ha pubblicato il libro.

info:  http://qwatz.it/gallery/nikolaj-bendix-skyum-larsen/

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