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L’autunno di Palaexpo

A circa una settimana dalla scadenza dei due bandi per l’individuazione dei nuovi direttori artistici del Macro e del Mattatoio abbiamo chiesto a Cesare Pietroiusti, Presidente di Palaexpo, di raccontarci come stessero andando la ricerca e le novità in programma per il 2020.

Manca poco alla scadenza del bando per la selezione del direttore del Macro e del Mattatoio. Come procede la ricerca? Siete soddisfatti delle candidature arrivate finora?

Sì, stanno arrivando numerose richieste, e siamo convinti che la qualità complessiva delle proposte sarà molto alta. Ovviamente però i contenuti specifici delle proposte, sia relativamente ai curricula che ai progetti, saranno visibili solo dopo la scadenza dei bandi che, ricordo, è il 22 luglio per il responsabile delle attività al Mattatoio, e il 22 per quello della Direzione Artistica del progetto Macro (https://www.palaexpo.it/pagine/lavora-con-noi-avvisi)

Roma sta vivendo una calda estate. Cosa propone il Mattatoio nella sua offerta artistica in questo periodo?

Al Mattatoio continuano i laboratori-pilota sui vari linguaggi delle arti performative, che sono cominciati a marzo, e che hanno visto alternarsi artisti visivi come Luigi Presicce e Invernomuto, una coreografa come Cristina Rizzo, musicisti come Stefano Battaglia, compagnie di teatro come Fanny & Alexander (questo laboratorio è stato fatto in collaborazione con Romaeuropa Festival)  e vari altri. Nei prossimi giorni, in particolare, terrà un laboratorio il flautista Gianni Trovalusci, con una performance finale alla Pelanda, il 7 luglio alle ore 19. Verso la fine del mese, invece, sarà il turno di Nacera Belaza, che presenterà il suo lavoro insieme ai partecipanti il 28 luglio alle ore 18.30, sempre al Teatro 1 della Pelanda. Il periodo di luglio e agosto vede una nuova forma di collaborazione tra Azienda Speciale Palaexpo e Short Theatre che, oltre a stabilire la sua base operativa nei locali della Pelanda, e oltre a collaborare al workshop della Belaza e a un altro, dedicato ad ultra-sessantenni, di Silvia Rampelli,  proporrà una forma di uso collaborativo dello spazio con attività aperte al pubblico: lezioni di tai-chi, e lo sharing di pratiche con gli studenti di Da.Re. (Dance Research) e seminari in collaborazione con il Master di Studi di Genere di RomaTre. Tutte queste attività, laboratori, presentazioni, lezioni, sono gratuite.

A proposito del Mattatoio, in programma c’è anche il Master sulla performance, uno dei primi esperimenti in Italia. Come è nata questa idea?

L’idea nasce dalla volontà di proporre, per gli spazi dell’ex-Mattatoio, forme di uso dei luoghi e di attività comunitarie basate non soltanto sull’intrattenimento o la convivialità, ma anche sulla consapevolezza critica del proprio agire mentale e fisico. Da una parte siamo convinti che le arti performative, nella complessità e nella interazione fra i loro diversi linguaggi (musica, visione, teatro, danza, ma anche ritualità legate alla preparazione e al consumo del cibo) siano lo strumento più adatto per una consapevolezza critica finalmente incarnata nei corpi e nei sensi; dall’altra è importante, credo, capire che la formazione non può essere “separata” dal luogo dove si svolge, e dove si sostanzia. I luoghi non sono neutrali, sono un banco di prova, uno strumento, la possibilità di un’integrazione fra il pensare e il fare. In questo senso, la presenza, al Mattatoio, del Dipartimento di Architettura di Roma 3 offre una grande opportunità di incontro fra formazione e arti performative, fra l’accademia e la scena, fra la lezione teorica e il laboratorio artigianale, fra lo spettacolo e la sua decostruzione critica. La presenza, nel dipartimento di Architettura, di un docente come Francesco Careri (condirettore, insieme al sottoscritto, del Master), uno dei fondatori del gruppo Stalker, instancabile sperimentatore critico dei luoghi dismessi e dei territori in trasformazione, è già di per sé una dichiarazione sulla direzione che questo Master intende prendere. Il Master in ”Arti Performative e Spazi Comunitari”, è frutto di una convenzione tra Palaexpo e Università RomaTre che prevede, da parte nostra, un contributo che garantirà la possibilità di 20 borse di studio per i partecipanti.

Quali novità per Palazzo delle Esposizioni?

Abbiamo appena chiuso, con grandi soddisfazioni per la risposta e l’attenzione del pubblico (anzi, dei pubblici), la mostra Il corpo della voce – Carmelo Bene, Cathy Berberian, Demetrio Stratos, che speriamo, nei prossimi mesi, di rendere disponibile online; continua invece, fino al 28 luglio, Mostre in mostra, curata da Daniela Lancioni, una straordinaria ricostruzione di sei casi esemplari, uno per decennio, dagli anni Cinquanta agli anni Duemila, di mostre in gallerie romane, un modo per evidenziare le trasformazioni dell’arte contemporanea nel secondo dopoguerra, e il ruolo, cruciale, di Roma.

Nel frattempo, grazie anche all’arrivo di nuovi gestori, giovani e molto attivi, nella caffetteria di Palazzo delle Esposizioni, abbiamo cominciato, al Piano Zero, un programma di attività che coinvolgano, oltre appunto, al nuovo ”Caffè delle Esposizioni”, anche la libreria, che da diversi mesi gestiamo in proprio e che è una parte importante della nostra programmazione, e il dipartimento educativo. Stiamo anche stringendo un accordo con le Biblioteche Civiche del Comune, per offrire spazio, visibilità e possibilità di scambio, anche alle attività che si svolgono nei diversi quartieri della città. Nel nostro disegno, il Piano Zero dovrà diventare un’area, ad ingresso libero, attiva anche in orari serali e notturni, dedicata a giovani, studenti, e a fasce di pubblico non sempre intercettate dalle offerte espositive di Palazzo.

Anticipazioni sul programma autunnale?

Nel triennio 2020-2022 si svilupperà un ricco programma di mostre destinate, come è nella vocazione del Palazzo delle Esposizioni, al più ampio coinvolgimento dei diversi pubblici.

Tra le mostre previste nel prossimo biennio, tra le altre, sono già in programma: Sublimi Anatomie, una mostra sull’osservazione storica e contemporanea del corpo umano, Carlo Rambaldi e Makinarium, gli effetti speciali visuali declinati secondo la tradizione artigianale della ”meccanotronica”; Tecniche di evasione, sulle modalità del dissenso degli artisti nell’Europa dell’Est; due grandi retrospettive dedicate a Jim Dine e a Gabriele Basilico e, nell’ottobre 2020, la XVII edizione della Quadriennale.

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