Eventi - UNPÒPORNO

Il corpo nella città

Un intreccio tra architettura urbana e sensualità femminile. Questo il concept della mostra Doppio Corpo di Veronica Gaido, presentata a Roma dal 18 giugno al 20 settembre nei Musei di San Salvatore in Lauro nel Complesso Monumentale del Pio Sodalizio dei Piceni. Una sensualità delicata ma eloquente quella che riesce a esprimere l’artista, collegata alle architetture ispirate alle città invisibili di Calvino. Un’assonanza audace ma suggestiva, dove i palazzi vengono visti come corpi, slanciati, dinamici e complessi.

Come presentato dal curatore Marco Di Capua, nel percorso espositivo di Doppio Corpo gli scatti di Veronica mettono quindi in scena un intenso corpo a corpo tra la figura della città e quella della donna che si intrecciano in una specie di osmosi: la metropoli, con le sue architetture, i suoi grattacieli si umanizza in un turbolento dialogo tra gli edifici, svelando la sua struttura spoglia, spettacolare, luminosa; mentre la donna si libera mostrandosi nel proprio intimo dinamismo, e generando nell’ombra, a sua volta, i gesti, le forme, i tagli e la geometrica evidenza dei volumi di un’architettura solitaria, dai tratti a volte scultorei. Nei trasparenti ”esterno-giorno” delle città e nei densi, ombrosi ”interno-notte” dei nudi femminili, stilisticamente dominano la sfocatura, la moltiplicazione dell’immagine, il movimento, lo spirito di trasformazione, una calcolata, metodica visionarietà. Un doppio tema ricorrente nelle opere della fotografa che attraverso un utilizzo ricercato della macchina fotografica realizza opere in movimento, una tecnica sofisticata che gioca con tempi di esposizione e messa a fuoco. La sua è una ”fotografia liquida” che mescola la grazia ottocentesca degli Impressionisti, come un pennello che dipinge la tela, e il dinamismo del Novecento, che coglie il ritmo fluido della contemporaneità.

«Mi immedesimo nelle mie architetture, che una volta ho associato alle città invisibili di Italo Calvino. Immagino un grattacielo, un edificio che per sempre troverà un altro grattacielo davanti a sé, e in fondo è come se fronteggiandosi si guardassero dentro l’un l’altro, gesto più facile che per noi umani no? Sono così simili tra loro… sono come corpi. Anche i miei nudi li voglio mossi, cerco di mettere in luce un ritmo, che per me è una costante della vita, e mostro un certo tipo di bellezza, perché ogni corpo è bello, ne basta una parte, un’angolazione… In tutto, che si tratti di città o di donne ricerco un’anima, il mio è sempre un viaggio spirituale».

 

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